A testa alta per dire che sì, il proprio lavoro non è come gli altri: ma meglio degli altri. Che non è così semplice gestire una sala scommesse. Che la realtà non è fatta solo di società per azioni, quotate in Borsa, ma di centinaia di migliaia di lavoratori

 

Sono Elsa, ho 31 anni e lavoro per le agenzie EUROBET di Pescara da circa 5 anni e venendo totalmente da un altro mondo vi dico che in verità avevo molte remore quando iniziai perché non conoscendo proprio niente del settore ero influenzata dal pregiudizio comune che vuole le sale gioco come luoghi loschi e di perdizione.

Bene, vi posso assicurare che non è così. Sin dall’inizio mi è apparso chiaro che mi stavo addentrando in un mondo totalmente sconosciuto, soprattutto per una donna. Ma vi devo dire che l’ambiente che ho trovato si distacca molto da quello che è dipinto agli occhi di tutti.

Quello che si crea all’interno delle sale gioco è un microcosmo a se stante, dove vedi ragazzi di 20 anni confrontarsi con persone di 60 su quella che è una passione in comune: il calcio!

E’ un luogo che non ha nulla di meno rispetto al bar perché anche qui si creano dinamiche molto simili a quelle familiari. Si crea una routine che oltre a coinvolgere i clienti coinvolge anche noi operatori che piano piano consideriamo queste sale come se fossero le nostre. A tutti gli effetti.

Accade spesso che per puntare il dito contro il gioco si dimentica tutto quello che ci sta dietro, ovvero noi dipendenti e i titolari che combattono ogni giorno con uno Stato che gli rema contro. Così cercano nonostante tutto di andare avanti e di garantire a noi un posto di lavoro sicuro e uno stipendio dignitoso.

Nella mia azienda abbiamo ragazzi che sono emigrati in Abruzzo dal Sud e con questo lavoro hanno potuto rifarsi una vita e prendersi una casetta. Abbiamo padri di famiglia che grazie a questo lavoro possono mantenere la propria famiglia. C’è chi ha i genitori malati e si può permettere di aiutarli come c’è chi lavora per togliersi semplicemente i propri sfizi.

Siamo come molti altri lavoratori, ne più ne meno di tanti altri lavoratori d’Italia e ci siamo stancati di essere additati o giudicati in base al nostro lavoro come se questo prescindesse dalle persone che siamo o come se facessimo un lavoro di serie B. Perché vi posso assicurare che così non è.
Ci svegliamo comunque ogni mattina per alzare la serranda delle nostre sale, per dare un servizio, pensiamo alla pulizia e cerchiamo sempre di avere una buona parola per tutti, Ci sforziamo di ricordare i nomi dei clienti per creare quella familiarità e non farli sentire solo un numero.

Le nostre sale sono frequentate da comitive di ragazzi che spendendo 2 euro per una schedina ci passano anche tutta la giornata seguendo le partite insieme agli amici.

Ci sono ragazzi che entrano con le loro fidanzate per giocare la schedina la domenica perché vogliono vedere chi dei due vincerà. Vediamo signori che vengono a fare due puntate al virtual per passare una mezz’oretta diversa e magari perché no a farsi anche due chiacchiere.

E allora signori miei mi dite voi cosa c’è di male in questo?
Cosa cè di di diverso rispetto a chi va in tabaccheria a giocare il 10 e lotto o win for life? Perchè io non lo capisco e mi arrabbio quando sento la gente parlare per sentito dire senza conoscere la realtà che noi viviamo ogni giorno.

Seguiamo dei corsi di formazione perché chi pensa che lavorare nelle sale gioco sia solo dare le schedine e si sbaglia di grosso, quella è solo la punta dell’ iceberg. Bisogna imparare ad utilizzare i programmi, imparare denominazioni su tipologie di gioco, campionati, saper gestire i conti, sapersi districare in qualsiasi situazione o problema che il cliente ci pone davanti per essere in grado di dare un servizio il più professionale possibile.

E’ vero, qualcuno, e lo sappiamo bene, se la può prendere con i grandi marchi Eurobet, o Golbet, Snai Sisal… ma non dimenticate che dietro questi nomi ci sono migliaia di lavoratori che ogni giorno si alzano e che lottano a denti stretti per far crescere la propria azienda in un settore che ancora più di altri è diventato una giungla.

Non dimentichiamo mai che dietro i grandi numeri che vi fanno sentire alla Tv ci sono persone, famiglie e realtà che nessuno vi racconta.
Allora penso che sia arrivato il momento di togliersi la pagliuzza dall’occhio e guardare con una visione diversa il nostro mondo”.

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