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(Jamma) – Il 30 marzo presso l’Oasi Santa Maria in Cassano delle Murge, si sono riuniti gli organismi aderenti al Cartello “Insieme contro l’Azzardo”, promosso dalla Consulta Nazionale Antiusura.

“A tal fine si sono poste le basi per un lavoro di maggiore capillarità in ogni regione e presso gli enti locali” si legge in una nota. “In quest’ottica il Cartello svilupperà anche altre alleanze, sia in termini di adesione e/o di collaborazione, sia in termini di soggetti associativi, quali il mondo istituzionale, accademico e scolastico”. Alla riunione hanno partecipato Mons. Alberto D’Urso, Presidente della Consulta Nazionale Antiusura e il Dott. Ruggero Ricco, Segretario Nazionale della Consulta, l’Avv. Attilio Simeone, Coordinatore del Cartello “Insieme contro l’Azzardo”, il dott. Francesco Marsico, a nome della Caritas nazionale e degli organismo socio-assistenziali della Cei, Daniela Capitanucci, psicoterapeuta, fondatrice e presidente onorario di And (Azzardo e nuove dipendenze), il Prof. Maurizio Fiasco, presidente di Alea (Associazione per lo studio del gioco d’azzardo e dei comportamenti a rischio), Vito Mariella delegato per CNCA, il Dott. Nando Morra per la Lega Autonomie italiane, la Dott.ssa Rosa Savino per l’Associazione Genitori Scuole Cattoliche e la Dott.ssa Ludovica Carli per il Forum Famiglie. Nonostante l’assenza, non hanno fatto mancare il proprio contributo scritto SOS Impresa e Confesercenti con il dott. Lino Busà, Slot Mob con il dott. Carlo Cefaloni e per Vita il dott. Marco Dotti.

Il “Manifesto di Milano” del 2 aprile 2015 è stato il punto di partenza della riunione, richiamato in quattro interventi da tutti condivisi, anche perché ritenuti unanimemente non realizzati da parte dello Stato: “occorre stabilire un divieto di pubblicità all’azzardo in qualunque forma e luogo (carta stampata, radio, televisione, internet, cartellonistica, sponsorizzazioni su tutti i mezzi pubblici) e il rilancio sulle televisioni pubbliche di notizie legate a “grandi vincite”. Tale divieto deve risultare totale, analogamente a quanto avviene per tabacco e superalcolici. Non ci si può limitare a stabilire “fasce” o “aree” protette perché tutti sono toccati, persone giovani (e anche giovanissime) e anziani più di ogni altro. Non si può neanche parlare di “gioco responsabile” se i cittadini sono continuamente e fortemente sollecitati all’azzardo ogni volta che leggono il giornale, accendono il televisore o navigano su internet. La Repubblica italiana ha il diritto-dovere, di introdurre questo divieto e di impegnarsi per estenderlo a tutta la Unione Europea; allo Stato spetta certamente il compito di dettare regole e limiti inderogabili all’azzardo. Ma agli enti locali – Comuni e Regioni – deve continuare a essere riconosciuta la possibilità di introdurre ulteriori e più forti argini alla presenza e ai tempi dell’azzardo nei territori di loro competenza per tutelare la salute psichica e fisica dei cittadini e prevenirne impoverimento e sofferenza; deve essere stabilito che l’industria dell’azzardo “legale” non può continuare a esibire la foglia di fico del finanziamento delle cure dei giocatori d’azzardo patologici. È lo Stato che deve farsi seriamente e concretamente carico del problema, riconoscendo e rendendo fruibili i LEA con la presa in carico da parte dei servizi pubblici delle persone con GAP tassando secondo giustizia le aziende dell’azzardo. Va altresì rimossa l’incostituzionale esclusione delle famiglie al fondo statale di solidarietà antiusura; bisogna imboccare con decisione la via di una gestione delle attività legate all’azzardo nell’ottica della tutela della salute pubblica, introducendo una moratoria per nuovi giochi d’azzardo e ripristinando il tradizionale obiettivo prioritario dello Stato che era di contenerne il consumo e di ridurre i danni correlati, ponendo in secondo piano l’ottica fiscale orientata alle mere entrate che portano a espandere l’offerta. Molti altri sarebbero gli interventi necessari per contenere il disturbo da gioco d’azzardo, aumentare le tutele per le persone più fragili (anche quelle sotto usura), rendendo l’offerta pubblica, con regole molto rigorose, entro stretti limiti socialmente e eticamente tollerabili”.

“Abbiamo bisogno in questo momento più che mai – ha dichiarato Mons. Alberto D’Urso – di mettere in campo un’idea di Paese alternativa a quella che le lobby dell’azzardo con l’inerzia e il silenzio assordate dello Stato vuole imporci. La nostra esperienza nel settore del sovraindebitameno e dell’usura (…) ci responsabilizza a restare in prima linea contro questa piaga socio-economica (…)”.

Alzare il tiro della lotta contro l’azzardo dunque è il punto che ha messo d’accordo tutti gli intervenuti. “È fondamentale avere un’entità che convogli risorse umane, scientifiche ed economiche perché il “nemico-azzardo”, soprattutto dal punto di vista economico, è gigantesco” hanno affermato all’unisono. “È necessario unire le forze, gettare ponti con le istituzioni regionali e comunali che hanno poteri legislativi e regolamentari non indifferenti per poter arginare l’offerta dell’azzardo sui territori. Insomma una maggiore azione e coinvolgimento del territorio, sarà lo slogan del Cartello “Insieme contro l’Azzardo” nella lotta all’azzardo, anche con una comunicazione più costante e presente, che formi e informi l’opinione pubblica sui danni alla salute e all’economia del Paese che il fenomeno procura. L’intento includerà soprattutto le scuole che sono gli organismi più prossimi ai cittadini e che entrano nelle famiglie italiane” conclude la nota.

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