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(Jamma) Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Prima) ha respinto il ricorso presentato da un operatore del gioco per l’annullamento della nota prefettizia con la quale è stata disposta nei confronti della ricorrente l’interdizione ex artt. 84, comma 4, e 91, comma 6, del d.lgs. n. 159/2011, in ragione della ritenuta sussistenza a carico della stessa del pericolo di infiltrazione mafiosa.

La ricorrente, società operante nel settore della gestione, della distribuzione e del noleggio di giochi di intrattenimento pubblico (e per tale ragione iscritta allo speciale elenco RIES presso l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, iscrizione per la quale è richiesta la mancanza di cause ostative in materia antimafia di cui all’art. 67 del d.lgs. n. 159/2011), ha impugnato l’informazione interdittiva negativa emessa nei suoi confronti dal Prefetto di Milano, deducendone l’illegittimità per violazione e falsa applicazione di legge (artt. 67, 83, 84 ss., 91 ss. del d.lgs. n. 159/2011, art. 3 della l. n. 241/1990), eccesso, carenza e sviamento di potere, difetto d’istruttoria e motivazione, travisamento dei fatti, violazione del principio del giusto affidamento, illogicità e contraddittorietà.

La ricorrente ha anche chiesto il risarcimento dei danni.

Il Consiglio di Stato ha precedentemente accolto l’appello cautelare, ritenendo grave, secondo la sommaria delibazione in quella sede consentita e in base al consolidato orientamento dello stesso Consiglio  il quadro indiziario rappresentato dall’informazione antimafia a carico dell’operatore.

Secondo il Tar il provvedimento impugnato si fonda sulle risultanze di indagini di polizia e, in particolare, sulle informazioni contenute nella nota della Direzione Investigativa Antimafia  da cui sono emersi intrecciati interessi economici e familiari tra il ricorrente , socio unico e amministratore unico della società ricorrente, ed esponenti di spicco della ‘ndrangheta calabrese inseriti nello stesso contesto familiare.

“Al riguardo, la giurisprudenza amministrativa ha chiarito che, per quanto in linea generale debba escludersi la legittimità di un’informativa antimafia basata soltanto su rapporti parentali, tuttavia una parentela particolarmente ramificata può giustificare l’adozione del provvedimento che è inteso non a reprimere, ma a prevenire il rischio di infiltrazioni mafiose; anche la circostanza che in concreto si tratta di un imprenditore singolo (ditta individuale) – o, come nella fattispecie, di una s.r.l. interamente posseduta e amministrata da un unico socio – può far plausibilmente ritenere che sia più facile un suo condizionamento da parte di esponenti della famiglia malavitosa locale, rispetto a ciò che può avvenire nei confronti di una società composta da più soggetti”.

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