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(Jamma) Una discussione spesso ideologica quella sul gioco, senza tener conto di quello che davvero si deovrebbe fare. Così il senatore Franco Mirabelli in un intervento ieri a Milano per la presentazione del libro Giocati dall’azzardo di Maria Cristina Perilli.

“Questo è il Paese dove Tremonti ha fatto una scelta, che si fondava su due principi: legalizzare il gioco d’azzardo, moltiplicare i punti giochi , portare le slot nei locali pubblici per combattere l’illegalità e dall’altra aumentare le entrate dello Stato utilizzando uno strumento discutibile dal punto di vista etico.

Il primo si è rivelato un assunto sbagliato. Oggi pensiamo di correggerla riducendo il numero degli apparecchi .

Siamo di fronte ad un sistema incontrollato, non ci sono regole, almeno fino alla Finanziaria dello scorso anno. In questo frangente i Comuni hanno svolto un ruolo importante, insieme alla Regione. Un sistema che anche dal punto di vista industriale non funziona. Il nostro obiettivo è ridure l’offerta. Lo stiamo facendo attraverso le norme introdotte con la Finanziaria 2016.

Il punto è ridurre l’offerta e combattere l’illegalità. Da qui meno slot nei locali pubblici e apparecchi tutti collegati da remoto. Ridurre solo a 1.000 le concessioni nei locali tipo bar. Abbiamo già proibito la pubblicità, sulle rete generaliste fino alle 10.00. Resta il problema dei canali tematici, tipo quello sportivi. Credo che con un decreto successivo si possa risolvere. La settimana prossima è prevista la riunione della Conferenza Unificata per l’accordo con gli enti sulle caratteristiche dei punti giochi. Anticipa al 2017 la riduzione delle slot intervenendo sui bar e i tabaccai, e vi posso garantire che non sarà facile: i tabaccai non sono certo contenti. Dopo di che si passa ad intervenire sulla pubblicità e dare la possibilità ai Comuni di fare quello che già fanno attraverso i distanziometri e i limiti orari per le sale giochi così come le conosciamo e pensare a ‘sale giochi’ che se si qualificano, se garantiscono un sistema di tutele ( e con un decreto stabiliremo come) possono svolgere la loro attività senza gli stessi limiti imposti ad altre. Saranno le sale di tipo A. Io credo che sia un buon passo avanti. Prima riusciamo a mettere in campo questa soluzione e meglio è. Purtroppo la Regione Lombardia continua a creare ostacoli. Io credo più per ragioni politiche che altro. Servono poi dati certi. Nessuno sa quanti sono le persone che soffrono davvero di gioco d’azzardo. Le ricerche vanno da due milioni di persone e poche migliaia. Serve un osservatorio permanente , per poter ragionare sui dati. Ognuno dà dati a secondo della tesi che vuole sostenere” ha concluso il senatore Mirabelli.

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