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Non ci sono più scuse per nessuno
(Jamma) – “Il 31 Maggio dalle ore 14.00 in poi manifestiamo a Roma e subito dopo, dal 1 giugno, ci asterremo dalla raccolta per cinque giorni come primo avvertimento da mandare all’indirizzo del governo”.

Questo il programma annunciato dalla associazione AGCAI che spiega:

“I gestori si organizzino senza se e senza ma, tutti uniti a seguire le indicazioni delle associazioni del tavolo comune SAPAR, AGGE, ASSOGIOCO-Confesercenti e AGCAI.

Non saranno accettate scuse da nessuno e se qualcuno non è proprio d’accordo lo faccia per solidarietà associativa. Non è permesso a nessuno rompere l’unità del settore in questo momento strategico.

L’obiettivo della protesta è far capire al governo che i preventivati 394 milioni richiesti per l’Europa al settore AWP non arriveranno in quanto le imprese con questo ulteriore aumento del Preu non riescono ad ammortizzare i costi mensili di gestione. Oltre ai cinque giorni di mancata raccolta (che potrebbero aumentare) si farà ricorso agli ammortizzatori sociali per i dipendenti lasciati senza lavoro.

In realtà protesteremo contro un governo che ormai è da definirsi, senza ombra di essere smentiti, al servizio delle multinazionali a discapito della salute pubblica e delle imprese italiane.

E’ inaccettabile che anche dopo l’audizione in Commissione bilancio ottenuta dopo la precedente manifestazione, il governo non abbia recepito i suggerimenti espressi a seguito della presentazione di emendamenti dagli stessi componenti della Commissione.

Vuol dire che gli interessi del governo sono talmente forti e consistenti che: rovinare i giocatori rinchiudendoli tutti nei mini casino e spingere verso la chiusura di 5.000 aziende con più di 200.000 lavoratori diventa l’obiettivo primario.

Noi non ci arrenderemo mai. Alla presenza del tg5 di Sky tg24 della agenzia parlamentare Vista di numerose testate giornalistiche e sopratutto di politici che ormai si stanno avvicinando al nostro settore in quanto hanno capito che siamo imprese e lavoratori al servizio dello Stato e come tali, dobbiamo essere tutelati.

Se il prodotto che distribuiamo per conto dello Stato è diventato pericoloso, lo Stato cambi il prodotto. Non può certamente cambiare le imprese che lo distribuiscono, imprese create dallo Stato stesso a cui adesso si vuole dare il ben servito. Questo non lo accetteremo mai”.

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