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(Jamma) – “Troppe ombre e poche luci sulla bozza governativa di riordino del settore giochi, presentata dal Governo agli enti locali”. Lo afferma il Codacons, che denuncia in particolare come i Comuni siano stati privati dei poteri di intervento in materia.

“La bozza, che sembra essere stata redatta in gran segreto e senza previa consultazione con le associazioni che fanno parte dell’Osservatorio contro il gioco d’azzardo, prevede che gli enti locali possano agire in deroga al decreto solo in casi di grave emergenza e solo d’intesa con i Monopoli di Stato, ma non è chiaro sulla base di quale criterio debbano essere valutate le “situazioni emergenziali di pericolosità” citate dalla bozza – spiega il presidente Carlo Rienzi –. Altro aspetto fortemente critico e che pone il provvedimento in netto contrasto con i Comuni, è quello relativo alla distanza minima di 150 metri delle sale da SerT, scuole e luoghi di culto. Tale misura si applica però solo alle sale di nuova creazione, ed esclude altri luoghi di aggregazione altrettanto sensibili (centri anziani, ospedali, ecc.). Non solo. La distanza minima di 150 metri può andare bene in un piccolo comune, ma non è certo sufficiente in grandi città come Roma, la cui amministrazione non a caso si era attivata prevedendo il limite di 500 metri”, prosegue Rienzi.

“Il rischio è che gli enti locali, in cambio delle risorse promesse dal provvedimento, accettino un decreto che toglie loro poteri e non aiuta in modo deciso la lotta al gioco d’azzardo e alla ludopatia, lasciando ancora troppa libertà alla lobby dei giochi”, conclude il presidente Codacons.

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