La Corte d’Appello di Firenze ha disposto la restituzione della somma di 500mila riconosciuta dal Tribunale a tre giocatori di Pisa come vincita conseguita nel 2012 ad un terminale Vlt. Si chiude così, per il momento, la vicenda che vede da circa un decennio tre giocatori contro un concessionario. Nell’aprile del 2012 il malfunzionamento di un sistema Vlt aveva fatto credere a diversi giocatori sparsi in tutta Italia di aver vinto il Jackpot. In realtà è risultato subito chiaro che quella vincita presentava molte anomali. Alcuni giocatori avevano comunque tantato, per via legale, di farsi riconoscere la vincita. Diversi Tribunali avevano respinto la richiesta evidenziando l’esatto svolgimento dei fatti. Non il Tribunale di Firenze che invece aveva disposto il ‘blocco’ della somma nella disponibilità dell’operatore di gioco e quindi l’assegnazione ai tre gicatori.

Fino ai giorni scorsi quando la Corte d’Appello ha ribaltato la sentenze.

La corte di Appello di Firenze…condanna gli appellati a restituire tutte le somme ricevute in dipendenza del decreto ingiuntivo revocato e della pronuncia impugnata, somme da maggiorarsi con gli interessi di legge a decorrere dalle date dei pagamenti. Spese di entrambi i gradi compensate” si legge nella sentenza. “..Il malfunzionamento del sistema avvenuto il giorno 16 aprile 2012 può considerarsi fatto accertato e non più contestabile. Del resto, elementi indiziari, che confermano ulteriormente la superiore conclusione, sono stati forniti dalla stessa difesa di parte appellata con la produzione delle dichiarazioni del responsabile del punto di gioco, dove l’uomo giocò, raccolte nell’immediatezza del fatto dalla guardia di finanza, già sopra richiamate. Si ribadisce infatti che l’anomalia era resa del tutto evidente e percepibile dallo stesso giocatore in ragione del fatto – sottolineato dal responsabile, e non specificatamente contestato dall’uomo, che la vincita riportata nel ticket emesso dalla macchinetta, in possesso dell’uomo, indicava un importo superiore al jackpot fino ad allora accumulato e ben visibile su display dell’apparecchio che era di 401mila euro“.

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