La Commissione Tributaria Provinciale di Roma ha accolto il ricorso di un esercizio di scommesse al quale si contestava il mancato versamento imposta sulle scommesse per l’anno 2013.

La vicenda

La Società contribuente adiva la Commissione Tributaria Provinciale di Roma per opporsi, nei confronti dell’Ufficio delle Dogane e Monopoli, ad un avviso di accertamento ai fini dell’imposta unica sulle scommesse per il 2013, notificato il 19.12.2018, con cui veniva determinata l’imposta in Euro 21.917,89, le sanzioni in Euro 26.301,47 e gli interessi in Euro 4.265,88.
L’avviso di accertamento si fondava sul p.v.c. della Guardia di Finanza del 14.12.2017, contestando in capo all’odierno ricorrente l’esercizio di fatto dell’attività di raccolta fisica di scommesse, svolta in provincia di Bari, per conto del bookmaker estero SKS 365 Malta ltd, allora privo di autorizzazione ad operare in Italia.

Parte ricorrente lamentava l’insussistenza dei presupposti per l’accertamento, avendo cessato l’attività di raccolta delle scommesse nell’ottobre 2011 e avendo effettuato la cessazione della ditta individuale in data 9.12.2011. Lamentava altresì il difetto di motivazione dell’atto impugnato, la mancanza di contraddittorio preventivo e la violazione della normativa comunitaria (art. 401 della direttiva 2006/112/ce), che impone il divieto di tributi diversi dall’iva sulla cifra d’affari. Infine eccepiva l’inapplicabilità delle sanzioni per incertezza della normativa.

Per il Collegio “riveste rilevanza assorbente quanto dedotto dalla Parte ricorrente circa il difetto di presupposto impositivo, con specifico riguardo alla documentata cessazione dell’attività in data antecedente (2011) all’anno di imposta di cui all’avviso di accertamento (2013).

Sia dalla documentazione, citata in premessa, allegata dal contribuente e non contestata specificamente dall’Amministrazione resistente, documentazione che converge verso la prova della cessazione dell’attività nel 2011, sia da quanto ammesso dagli Uffici resistenti circa la chiusura del centro di raccolta delle scommesse, il Collegio giudica provata la circostanza che integra il difetto di presupposto impositivo. L’allegato ‘147’ al p.v.c., su cui fanno leva gli Uffici al fine di sostenere la pretesa in contestazione, è costituito da una griglia in cui risulta scritto che il contribuente ha avuto la sede ‘sempre’ in provincia di Bari e che la ditta, pur avendo
formalmente cessato nel 2011, ha continuato ad operare anche successivamente.

Tale asserzione, in mancanza di riferimento concreto a sopralluoghi o ad altri accertamenti sostenuti da prove, si appalesa una mera affermazione di parte, non idonea a travolgere la pluralità dei documenti allegati dal ricorrente e non contestati dalle controparti pubbliche, che comprovano la cessazione dell’attività nel 2011“.

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