Il Tribunale di Castrovillari ha accolto l’appello proposto da un concessionario per le scommesse e il gioco online, rappresentato e difeso dall’Avv. Cino Benelli (nella foto). La contestazione di una vincita era stata trattata dal Giudice di Pace di Cariati che aveva emesso la sentenza appellata.

Per il Tribunale l’appello è fondato e merita di essere accolto per i motivi che seguono:

“L’art. 11 del Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze n. 111 del 1 marzo 2006 (“Norme concernenti la disciplina delle scommesse a quota fissa su eventi sportivi diversi dalle corse dei cavalli e su eventi non sportivi da adottare ai sensi dell’articolo 1, comma 286, della L. 30 dicembre 2004, n. 311”) definisce la ricevuta di partecipazione, che garantisce l’avvenuta registrazione della scommessa nel totalizzatore nazionale, come “l’unico titolo al portatore valido” per la riscossione della vincita o del rimborso (art. 1 comma 2 lett. p).

Tale disposizione è senza dubbio applicabile al caso in questione venendo in rilievo una c.d. scommessa a quota fissa, da intendersi come “la scommessa per la quale la somma da riscuotere, in caso di vincita, è previamente concordata tra il partecipante ed il concessionario delle scommesse” (art. 1 comma 2 lett. q del menzionato D.M.). Del resto, non è superfluo evidenziare che le norme del regolamento ministeriale in esame e degli altri relativi a diversi concorsi e lotterie hanno natura contrattuale e la relativa regolamentazione, unilateralmente predisposta, viene accettata con l’effettuazione della giocata o con l’acquisto del biglietto; le clausole inserite nel predetto regolamento, anche quelle di tipo vessatorio, sono vincolanti per i giocatori pur senza la specifica approvazione per iscritto prevista dall’art. 1341 c.c., comma 2, atteso che essa trova idoneo equipollente nella grande pubblicità e diffusione del regolamento stesso, predisposto proprio al fine di richiamare l’attenzione dei partecipanti al gioco su tutte le condizioni ad esso inerenti (cfr. Cassazione civile sez. III, 29/05/2013, n.13434).

La suddetta disposizione consente la riscossione della vincita solo sulla base dell’esibizione della ricevuta di partecipazione che, quindi, costituisce unico titolo valido a tale fine.

Ne consegue che nessun valore equipollente possa essere attribuito alla dichiarazione proveniente dall’intermediario che ha rilasciato la ricevuta, gestore e/o dipendente della ricevitoria. (…)

Del pari, alla luce del chiaro tenore testuale della menzionata norma regolamentare, va escluso che possano costituire titoli idonei ai fini della riscossione della vincita la riproduzione fotografica della ricevuta o la denuncia sporta dinanzi alle autorità di pubblica sicurezza.

La ricevuta, dunque, costituisce il titolo necessario per riscuotere la vincita; di conseguenza, la domanda formulata dall’attore in primo grado non poteva essere accolta.

Da ultimo, va rilevato come non appaia pertinente al caso di specie la giurisprudenza di legittimità riportata dall’odierno appellato a sostegno delle proprie ragioni (Cass. civ. Sez. III, Sent., 15-05-2013, n. 11774).

La fattispecie concreta che in quell’occasione aveva costituito oggetto di valutazione da parte della Suprema Corte di Cassazione concerneva un c.d. concorso a pronostici (“Totocalcio”), che all’epoca dell’emissione della menzionata pronuncia era disciplinato da un apposito regolamento (Decreto del Ministero delle Finanza del 30 luglio 1998, a modifica del Decreto del Ministro delle Finanze del 23 marzo 1963).

In tale tipologia di gioco era prevista l’emissione, al momento della giocata, di due tagliandi -c.d. “figlia” e “matrice”- il primo dei quali veniva consegnato al cliente, mentre il tagliando “matrice”, separato dal tagliando figlia mediante taglio meccanico, rimaneva al ricevitore autorizzato.

Nel caso in disamina, invece, come già è stato evidenziato, si è in presenza di una

c.d. scommessa a quota fissa in cui “L’accettazione delle scommesse presso i luoghi di vendita è certificata esclusivamente dalla ricevuta di partecipazione emessa dal terminale di gioco, secondo i dati forniti dal totalizzatore nazionale” (art. 18 comma 1 D.M. n. 111 del 1 marzo 2006).

Trattasi, all’evidenza, di fattispecie nettamente distinte.

È invero ragionevole ritenere che, nel gioco del Totocalcio, essendo prevista l’emissione di un doppio tagliando, il possesso del titolo da parte del cliente rivestisse un valore nettamente inferiore rispetto a quello attribuibile alla ricevuta di partecipazione prevista nelle scommesse regolamentate dal D.M. n. 111 del 1 marzo 2006.

4. Alla luce delle peculiarità della materia trattata, della novità delle questioni affrontate, nonché del non univoco orientamento della giurisprudenza di legittimità e di merito, appare congruo e ragionevole disporre l’integrale compensazione delle spese di lite relative ad entrambi i gradi di giudizio”.

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