Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro Ministero dell’Interno e Questura della Provincia di Caserta, in cui si chiedeva l’annullamento del decreto emesso dal Questore di Caserta con il quale l’amministrazione ha respinto l’istanza di rilascio della licenza ex art. 88 R.D. 18 giugno 1973 n. 773 avanzata dal Ricorrente al fine “di poter svolgere l’attività di scommesse, recante il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, per conto della società (…), nei locali siti in (…)”.

Nella sentenza si legge: “La società ricorrente espone in fatto che: svolge funzioni di trasmissione on line di dati e riscossione per conto di una società (…) che opera nel settore delle scommesse su eventi sportivi, in virtù di apposita licenza della locale amministrazione rilasciata nel novembre del 2016; in ragione di tale contratto di prestazione di servizi transfrontalieri, in data 15.11.2017 chiedeva al Questore di Caserta l’autorizzazione ex art. 88 del T.U.L.P.S. per l’esercizio dell’attività di raccolta scommesse per conto della predetta società (…) (“La licenza per l’esercizio delle scommesse può essere concessa esclusivamente a soggetti concessionari o autorizzati da parte di Ministeri o di altri enti ai quali la legge riserva la facoltà di organizzazione e gestione delle scommesse, nonché a soggetti incaricati dal concessionario o dal titolare di autorizzazione in forza della stessa concessione o autorizzazione”); in data 27.3.2018, l’amministrazione, dopo aver comunicato le ragioni ostative al rilascio ex art. 10 bis della L. n. 241/1990, notificava all’istante il decreto definitivo di rigetto fondato sulla carenza del titolo concessorio rilasciato dall’Agenzia Autonoma dei Monopoli di Stato. (…)

Il ricorso non può trovare accoglimento. Va premesso che, ai sensi della normativa vigente, l’esercizio dell’attività di organizzazione/gestione scommesse è subordinato a una doppia condizione ovvero la titolarità di una concessione statale e di un’autorizzazione di polizia, prevista ex art. 88 T.U.L.P.S.; la prima è rilasciata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze – Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato, la seconda si acquisisce previa verifica dei requisiti “soggettivi” (assenza in capo al richiedente delle cause ostative previste dagli artt. 11 e 92 T.U.L.P.S.) ed “oggettivi” (relativi ai locali in cui si intende svolgere l’attività, ex art. 153 del Regolamento di esecuzione del T.U.L.P.S.), con possibilità per l’Autorità di pubblica sicurezza di adeguare il titolo abilitativo alle specifiche situazioni contingenti e di controllarne l’esercizio successivamente al rilascio del titolo. Siffatte limitazioni operano sia se l’attività è esercitata in proprio che nel caso in cui lo si faccia nell’interesse di un primario allibratore straniero, titolare di una licenza per l’organizzazione di scommesse sportive in un altro Stato membro.

Peraltro, l’art. 2, comma 2 ter, del D.L. 25 marzo 2010, n. 40, convertito con L. 22 maggio 2010, n. 73, prevede che il citato art. 88 del T.U.L.P.S. si interpreta nel senso che la licenza ivi prevista, ove rilasciata per esercizi commerciali nei quali si svolge l’esercizio e la raccolta di giochi pubblici con vincita in denaro, è da intendersi efficace solo a seguito del rilascio ai titolari dei medesimi esercizi di apposita concessione per l’esercizio e la raccolta di tali giochi da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze – Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato.

Orbene, tale sistema c.d. “a doppio binario” ha positivamente superato il vaglio della giurisprudenza comunitaria e nazionale.

(…) Sostanzialmente, quindi, la Corte ha ritenuto legittima la previsione di limitazioni alla libertà di stabilimento e di servizi in quanto siano funzionale ad assicurare motivi imperativi di interesse generale o di tutela dell’ordine pubblico. Nella materia de qua, viene in rilievo l’esigenza di arginare fenomeni di criminalità collegata ai giochi d’azzardo ed ipotesi di infiltrazioni mafiose, dato peraltro confermato dalla stessa Corte Costituzionale con la sentenza 27 febbraio 2019, n. 27 che si è pronunciata nel senso che la disciplina dei giochi leciti deve ricondursi “alla competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di «ordine pubblico e sicurezza». Si tratta di profili, infatti, che evocano finalità di prevenzione dei reati e di mantenimento dell’ordine pubblico (sentenze n. 72 del 2010 e n. 237 del 2006), giustificando la vigenza del regime autorizzatorio previsto dagli artt. 86 e 88 del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 (Approvazione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza)”.

Il sopra menzionato principio giuridico è stato, da ultimo, ribadito nel parere del Consiglio di Stato n. 137/2020, nel quale si legge che “in assenza della concessione per rete fisica non può essere rilasciata un’autorizzazione per lo svolgimento di attività di intermediazione, essendo questa vietata”.

Sulla scorta della citata giurisprudenza comunitaria, il Consiglio di Stato ha poi confermato che è compatibile con il diritto comunitario il c.d. sistema concessorio – autorizzatorio del “doppio binario”, che richiede, per l’esercizio di attività di raccolta di scommesse, sia il rilascio di una concessione da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze, sia l’autorizzazione di pubblica sicurezza di cui all’art. 88 del T.U.L.P.S. (Consiglio di Stato, Sez. III, 10.8.2018, n. 4905; id., 20.4.2015, n. 1992; id., 27.11.2013, n. 5672).

Analoghe considerazioni sono state svolte anche da questa Sezione (T.A.R. Campania, Napoli, Sez. V, n. 3635/2020 e giurisprudenza richiamata) secondo cui:

– non è ravvisabile la dedotta violazione della libertà di iniziativa economica di cui all’art. 41 della Costituzione, atteso che tale norma non richiede che ogni attività economica possa essere intrapresa prescindendo dal possesso dei titoli concessori richiesti dall’ordinamento giuridico, soprattutto se, come nel caso di specie, il possesso dei predetti titoli presuppone l’esercizio di poteri di controllo da parte della amministrazione statale per finalità di tutela dell’ordine pubblico;

– anche la Suprema Corte di Cassazione ha reputato le disposizioni di cui all’art. 88 del T.U.L.P.S. “non … in contrasto con i principi comunitari della libertà di stabilimento e della libera prestazione dei servizi all’interno dell’Unione Europea, atteso che la normativa nazionale persegue razionalmente finalità di controllo per motivi di ordine pubblico idonee a giustificare le restrizioni nazionali ai citati principi comunitari” (cfr. Cassazione penale, sez. III, 12 gennaio 2012, n. 7695).

Nel tener conto di queste coordinate la p.a. ha adottato il provvedimento in epigrafe che, pertanto, risulta immune dai vizi di legittimità, di irragionevolezza o contraddittorietà, censurati. La motivazione addotta a fondamento di esso risulta, infatti, oltre che sufficiente anche coerente con l’impostazione sopra illustrata. Nel caso di specie risulta che l’istante non è titolare della concessione che, come si è visto, costituisce presupposto imprescindibile per il rilascio dell’autorizzazione ex art. 88 del T.U.L.P.S.

Peraltro, è opportuno evidenziare che l’attività demandata al Questore è vincolata, non essendo ammessa alcuna discrezionalità dell’amministrazione, che in assenza della concessione, è tenuta ad emettere un provvedimento di rigetto per insussistenza di uno dei presupposti di legge (cfr. ex multis, T.A.R. Piemonte, sez. II, 18 agosto 2014 n. 1399; T.A.R. Emilia Romagna, Parma, 16 aprile 2014 n. 97).

Infine, risultano estranee al presente giudizio – che, giova ribadirlo, riguarda esclusivamente la contestazione del diniego di rilascio di una autorizzazione ex art. 88 T.U.L.P.S. – le questioni (e le censure) sollevate dal ricorrente che concernono “a monte” le gare per il conseguimento della concessione (peraltro, indette da un’amministrazione statale diversa da quella dell’Interno, unica evocata nel presente giudizio), sotto i profili più sopra ricordati e sostanzialmente riconducibili alle posizioni di privilegio asseritamente riservate ai concessionari storici.

Anche tal ordine di censure, pertanto, non può trovare accoglimento.

In definitiva, in considerazione di tutto quanto sopra esposto, il ricorso è infondato e va respinto, anche in relazione alla formulata istanza risarcitoria, stante la legittimità dell’operato dell’amministrazione resistente.

La regolazione delle spese di giudizio segue la soccombenza nella misura indicata in dispositivo”.

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