Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Quinta) ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato da un operatore del settore giochi contro la Questura di Caserta, in cui si chiedeva l’annullamento del Decreto CAT.11E/2019, notificato alla ricorrente il 28 febbraio 2019, con il quale la Questura di Caserta ha respinto l’istanza di rilascio della licenza di Pubblica Sicurezza per l’esercizio dell’attività di raccolta scommesse presentata dalla ricorrente; della Comunicazione Prot. n.2019/Div.PASI/Cat.11E notificata alla ricorrente in data 22 gennaio 2019, con la quale la Questura di Caserta ha comunicato l’avvio del procedimento amministrativo ai sensi della Legge n.241/90 art. 7 e ss. finalizzato al rigetto dell’istanza; degli atti e/o provvedimenti presupposti, connessi e consequenziali se ed in quanto lesivi degli interessi della ricorrente.

Nella sentenza si legge: “1. È controversa la legittimità del decreto epigrafato, con il quale la Questura di Caserta ha respinto l’istanza presentata dalla ricorrente, volta al rilascio della licenza di Pubblica Sicurezza di cui all’art. 88 del T.U.L.P.S, per l’esercizio dell’attività di raccolta scommesse, per mancanza del requisito della buona condotta prescritto dall’art. 11 dello stesso T.U.L.P.S, essendo stata controllata in più occasioni mentre si trovava in compagnia di persona gravata da pregiudizi di polizia e penali di grave rilevanza.

1.1 A fondamento della domanda azionata, la nominata ricorrente ha articolato tre motivi in diritto, con cui ha dedotto la violazione e falsa applicazione degli artt. 97 e 41 Cost., della legge 241/90 e degli artt. 11 e 88 TULPS, e l’eccesso di potere per falsa ed erronea applicazione ed interpretazione dei presupposti, difetto di motivazione, sviamento: secondo la prospettazione attorea il giudizio di carenza del requisito della buona condotta sotteso al diniego espresso dall’intimata amministrazione sarebbe del tutto illegittimo, stante l’insussistenza dei presupposti previsti dalla normativa di settore per giungere ad una prognosi negativa di affidabilità. Ciò, del resto, sarebbe agevolmente evincibile dalla mancanza di un’adeguata motivazione a fondamento del divieto, risultando la ricorrente, studentessa universitaria, del tutto immune da pregiudizi di polizia e penali ed avendo l’Amministrazione desunto affatto apoditticamente l’elevato rischio dell’abuso del titolo esclusivamente da alcune sporadiche frequentazioni con soggetti controindicati, peraltro sporadiche, senza dar conto di circostanze specificamente valutate in relazione a condotte determinate tenute dal soggetto controindicato. (…)

4. Il ricorso è infondato.

4.1 I motivi di ricorso possono essere esaminati congiuntamente e risultano infondati.

Ai sensi dell’art. 11 del T.U.L.P.S., “Salve le condizioni particolari stabilite dalla legge nei singoli casi, le autorizzazioni di polizia debbono essere negate:

1) a chi ha riportato una condanna a pena restrittiva della libertà personale superiore a tre anni per delitto non colposo e non ha ottenuto la riabilitazione;

2) a chi è sottoposto all’ammonizione o a misura di sicurezza personale o è stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza.

Le autorizzazioni di polizia possono essere negate a chi ha riportato condanna per delitti contro la personalità dello Stato o contro l’ordine pubblico, ovvero per delitti contro le persone commessi con violenza, o per furto, rapina, estorsione, sequestro di persona a scopo di rapina o di estorsione, o per violenza o resistenza all’autorità, e a chi non può provare la sua buona condotta.

Le autorizzazioni devono essere revocate quando nella persona autorizzata vengono a mancare, in tutto o in parte, le condizioni alle quali sono subordinate, e possono essere revocate quando sopraggiungono o vengono a risultare circostanze che avrebbero imposto o consentito il diniego della autorizzazione”.

L’articolo 11 del testo unico n. 773 del 1931, individua, pertanto, accanto alle ipotesi in cui l’Autorità amministrativa è titolare di poteri strettamente vincolati (si vedano il comma 1 e la prima parte del comma 3 che impongono il divieto di rilascio di autorizzazioni di polizia ovvero il loro ritiro in presenza dei presupposti ivi previsti) le diverse ipotesi in cui essa è, invece, titolare di poteri discrezionali (si vedano a tal proposito invece il comma 2 e la seconda parte del comma 3).

Tuttavia la lettura della norma evidenzia come l’insussistenza di presupposti per l’esercizio del potere vincolato non impedisce affatto all’amministrazione di negare il titolo o di revocarlo atteso che essa, nell’esercizio dei suoi poteri discrezionali, è comunque tenuta a valutare se manchi la buona condotta, per la commissione di fatti che, sebbene non costituiscano reato, comunque non rendano i richiedenti meritevoli di ottenere o di mantenere la licenza di polizia (non occorrendo al riguardo un giudizio di pericolosità sociale dell’interessato).

L’Amministrazione è, in ogni caso, tenuta ad indicare gli aspetti concreti, che fungono da presupposti per la formulazione del giudizio di non affidabilità, evidenziando, con motivazione adeguata, le ragioni che consentono di pervenire, proprio sulla base degli aspetti indicati, ad un giudizio (attuale e prognostico) di segno negativo.

4.2 Inoltre, con particolare riferimento alla materia delle autorizzazione all’esercizio di un’attività di centro scommesse, la giurisprudenza ha precisato che: “In sede di rilascio delle licenze di pubblica sicurezza per l’apertura di un centro raccolta di gioco e scommesse, l’Amministrazione dell’interno ha un potere ampiamente discrezionale per valutare, con il massimo rigore, qualsiasi circostanza che consigli l’adozione del provvedimento di rilascio, revoca o rinnovo di un’autorizzazione di polizia, potendo esercitare il suo potere nel rispetto dei canoni tipici della discrezionalità amministrativa, sia sotto il profilo motivazionale che sotto quello della coerenza logica e della ragionevolezza, dandosi conto in motivazione dell’adeguata istruttoria espletata; invero, i provvedimenti di polizia costituiscono esercizio di una particolare discrezionalità valutativa da parte dell’Autorità competente, preordinata alla prioritaria finalità di garantire la sicurezza e l’ordine pubblico mediante strumenti di prevenzione della commissione di reati, che costituiscono la massima anticipazione della difesa sociale attraverso l’impedimento e la rimozione ab initio delle stesse condizioni che potrebbero ragionevolmente costituire causa o anche solo occasione per il verificarsi di fatti, non solo e non necessariamente di rilievo penale, idonei a turbare l’ordinata convivenza civile mediante esposizione anche solo al pericolo della sicurezza e dell’ordine pubblico; in questo quadro sistematico e finalistico assumono naturalmente rilievo – e ben possono costituire idonei presupposti di fatto di provvedimenti sfavorevoli e/o repressivi – anche fatti e circostanze privi in sé di significato penale e non riconducibili direttamente alla responsabilità del soggetto, ma significativi e rilevanti sul piano prognostico, ivi inclusi fatti e accadimenti riferiti a stretti congiunti del soggetto richiedente e potenzialmente rivelatori di possibili influenze e condizionamenti negativi della sua futura condotta, o rivelatori di possibili fatti di interposizione fittizia con finalità elusive di limiti e divieti” (TAR Puglia, Lecce, Sez. I, 28/7/2017, n. 1307; v. anche Tar Campania, Napoli, sez. III, 19 febbraio 2014, n. 1062, Cons. Stato, Sez. IV, 5.7.2000, n. 3709; T.A.R. Calabria, Catanzaro, Sez. I, 26.6.2020, n. 1141).

Si è inoltre costantemente ribadito che la discrezionale valutazione dell’Autorità a fronte dell’istanza di autorizzazione di PS a raccogliere scommesse, attività verso cui la criminalità organizzata sovente ha mostrato interesse, può ed anzi deve non limitarsi alla attestazione di incensuratezza del richiedente, richiedendosi un giudizio circa la piena affidabilità della persona desunta anzitutto dalla assenza di legami familiari, amicali, locali che possano far ipotizzare un uso non trasparente della delicatissima attività di raccolta scommesse, intorno alla quale si muovono rilevanti interessi economici; dunque, nelle valutazioni dell’amministrazione possono assumere rilievo anche fatti e circostanze privi in sé di significato penale e non riconducibili direttamente alla responsabilità del soggetto, ma significativi dal punto di vista della “buona condotta” e rilevanti sul piano prognostico, ivi inclusi fatti e accadimenti riferiti a soggetti diversi dal richiedente, ma a lui strettamente legati, allorquando, in relazione alle circostanze del caso concreto (continuità delle frequentazioni, circostanze di tempo e di luogo, gravità dei pregiudizi del soggetto controindicato, ecc.), siano potenzialmente rivelatori di possibili influenze e condizionamenti negativi della sua futura condotta (cfr. Cons. Stato, Sez. IV, 5 luglio 2000, n. 3709).

Ciò in ragione della particolare affidabilità richiesta per le autorizzazioni afferenti al settore della raccolta delle scommesse, sia per il rischio di infiltrazione criminale in un’attività connotata da notevole flusso di denaro, sia per le implicazioni sociali del fenomeno delle scommesse (cfr. Cons. di Stato n. 4213 del 2021).

4.3 Alla luce delle superiori coordinate ermeneutiche, ritiene il Collegio che l’esercizio del potere nel caso controverso è esente dalle censure spiegate, atteso che l’impugnato diniego si basa su un quadro indiziario adeguatamente articolato e centrato in termini fattuali, approfondito e motivato, che valorizza il rapporto di stretta frequentazione della ricorrente – mantenuto senza soluzione di continuità, sino all’attualità – con un soggetto incline a gravi attività illecite: dalle risultanze del procedimento, espressamente richiamate nell’atto gravato, è difatti emerso che il soggetto con cui la ricorrente intrattiene frequentazioni e/o rapporti annovera numerosi e gravi pregiudizi di polizia e penali (associazione per delinquere di tipo camorristico, estorsione, ricettazione e spaccio di stupefacenti), e risulta anche collocato in un contesto di rapporti familiari altamente pregiudicati, essendo legato da rapporti di parentela con noti pregiudicati appartenenti al clan camorristico dei Casalesi.

Detto globale e robusto contesto indiziario affiorante nel caso di specie, dunque, risulta certamente idoneo, alla stregua delle sopra espresse considerazioni in diritto, ad avvalorare la formulata prognosi negativa, basata sul plausibile elevato rischio di condizionamento nell’attività che la ricorrente andrebbe a svolgere con la concessione della licenza negata.

Sotto tale aspetto, risulta non centrata la censura con cui si asserisce che l’amministrazione non avrebbe tenuto conto della mancanza di personali pregiudizi penali e di polizia in capo alla ricorrente, da cui avrebbe dovuto trarre la piena garanzia di affidabilità allo svolgimento dell’attività.

Difatti, il giudizio di piena affidabilità che deve essere svolto in subiecta materia dall’amministrazione, per quanto precisato, non può che afferire ad un contesto valutativo globale, di talché ben possono individuarsi, quali elementi ostativi, i rapporti di frequentazione del richiedente l’autorizzazione di polizia con soggetti gravemente controindicati, posto che – seppur le condotte materiali censurate risultano prive di rilevanza penale – il contesto relazionale oggettivamente intessuto tra tali soggetti risulta oggettivamente idoneo a ingenerare dubbi su possibili condizionamenti malavitosi nello svolgimento della attività, con pericolo di compromissione dei delicati interessi tutelati dalla speciale normativa.

Sotto altro concorrente profilo, non coglie nel segno il rilievo censorio con cui la ricorrente ha più volte stigmatizzato l’eccessiva importanza attribuita dalla Autorità di P.S. ai controlli di polizia, a suo dire sporadici, atteso che detti episodi sono stati a buona ragione valutati in un quadro unitario, in quanto espressivi della continuità di rapporti con detto soggetto controindicato, anche in relazione al contesto di tempo e di luogo degli accertamenti svolti (nello stesso autoveicolo e anche nelle ore notturne, nel corso di oltre dieci anni); ciò risulta confermato dai plurimi controlli effettuati a far data dal 2008 fino a data prossima all’emanazione del diniego impugnato e, come rimarcato dalla difesa resistente, finanche in data successiva (da ultimo nel marzo 2022), risultando così smentita la tesi dell’asserita episodicità e occasionalità dei rapporti di frequentazione stimati ostativi.

4.4 A ben vedere, dunque, tutte le argomentazioni di parte ricorrente non colgono nel segno in quanto non tengono conto che la valutazione negativa circa i requisiti di buona condotta e di affidabilità – svolta in occasione del rilascio delle autorizzazioni di polizia per lo svolgimento di determinate attività aventi riflessi sull’ordine e sulla sicurezza pubblica – non presuppone la commissione di un reato, non mirando l’autorità di P.S. a reprimere ma piuttosto a prevenire determinate condotte illecite, in funzione della tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, apprestandosi, in tal modo, una difesa anticipata ed avanzata della società, onde garantire la pacifica coesistenza dei consociati sotto l’Autorità dello Stato e nel rispetto delle regole dell’ordinamento; in particolare lo svolgimento dell’attività per la quale si richiede l’autorizzazione, pur concretando un esercizio di attività imprenditoriale privata, si colloca nella materia della polizia di sicurezza per gli evidenti riflessi che esercita sulla sicurezza e l’ordine pubblico (cfr. T.A.R. Campania, sez. V, n. 1222/2014 e n. 21157/2008).

4.5 In tale prospettiva può ben inquadrarsi anche il giudizio prognostico formulato dall’Autorità di P.S. nei riguardi della richiedente, essendo confermato lo stabile legame con il soggetto controindicato in un quadro indiziario idoneo a giustificare, come visto, la ritenuta sussistenza di un pericolo attuale e concreto di condizionamenti malavitosi nella gestione dell’attività, che ha fondatamente giustificato il diniego opposto alla ricorrente.

Le citate circostanze ostative evidenziate dalla Questura, difatti, sono tali da supportare la rilevata carenza del requisito della buona condotta che, ai sensi del citato articolo 11 espressamente richiamato dal provvedimento impugnato, osta al rilascio della richiesta autorizzazione.

5. Alla luce delle superiori considerazioni, il Collegio ritiene dunque che il ricorso debba essere respinto in quanto infondato.

6. Le spese di giudizio seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania – Napoli (Sezione Quinta), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge. Condanna la ricorrente alla refusione delle spese di lite in favore dell’Amministrazione resistente che liquida in complessivi €. 1.000,00, oltre accessori come per legge”.

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