Le banche italiane si rifiutano di prestare servizi ad un operatore solvibile perché opera nel settore dei giochi. Una vergogna tutta italiana che pregiudica aziende che svolgono il servizio pubblico di raccolta del gioco di Stato.

“Vi chiedo aiuto perché tra 40 giorni la mia attività dovrà chiudere perché il mio istituto di credito senza un motivo valido mi chiuderà il conto corrente e ad oggi nessuno sul territorio mia ha dato la disponibilità per una nuova apertura”.

Così scrive disperato l’amministratore unico di una società che raccoglie scommesse per conto di un concessionario dello Stato.

“Gestisco due sale scommesse e – prosegue – nonostante faccia parte del gioco legale e non ho mai subito nessuna sanzione inerente alla gestione delle mie attività, mi trattano peggio di un criminale.

Tra 40 giorni perderò la dignità ed il diritto al lavoro e con me le 5 famiglie che si sostengono grazie alla mia attività.

Il concessionario con cui lavoro è al corrente della situazione ma ad oggi non mi può garantire una soluzione.

Ho scritto a diversi personaggi politici o pubblici ma a nessuno interessa quanto esposto”.

Se questa è la condizione imposta agli operatori del gioco pubblico, come si potrà anche solo pensare di bandire nuove gare per le concessioni?

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