Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda) ha accolto – tramite sentenza – il ricorso presentato da due operatori del settore del gioco contro Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Ministero dell’Economia e delle Finanze e Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, in cui si chiedeva l’annullamento e/o declaratoria di nullità della nota dirigenziale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Ufficio dei Monopoli per il Lazio (…) con la quale si invitano gli odierni ricorrenti, insieme agli altri ex-soci della (…), a effettuare il pagamento degli importi asseritamente dovuti a titolo di c.d. minimi garantiti per gli anni 2007-2008-2009, in relazione al cessato rapporto di concessione della raccolta di giochi e scommesse su eventi ippici, al tempo in titolarità della citata Società; in una a ogni atto a essa presupposto, connesso e/o consequenziale, ancorché non conosciuto.

Per il Tar “il ricorso è manifestamente fondato, sussistendo quindi i presupposti, anche in ragione delle numerose pregresse pronunce di questo Tribunale (infra richiamate) e della vigente disciplina normativa, per la sua definizione in forma semplificata. Il provvedimento impugnato reca evidenza del fatto che l’atto è stato adottato in applicazione delle istruzioni rilasciate mediante circolare della superiore Direzione centrale dell’ente e che “atteso il disposto di cui in sentenza n.275 del 18.11.2013 della Corte Costituzionale”, non è stata applicata la riduzione prevista dall’art.10, co.5, lett. b) d.l. n.16/2012.

L’art.5 della Convenzione-tipo prevede che, in base agli introiti effettivamente riscossi dal concessionario, una quota della raccolta venga destinata all’Unire, ai sensi dell’art.12 del D.p.r. sopra citato, sulla base degli indici previsti in apposito decreto del Ministero delle Finanze, di concerto con il Ministero delle politiche agricole.

Il decreto legge n.223/06, convertito dalla legge 4 agosto 2006, n.248, nel disciplinare ex novo la materia, ha fra l’altro previsto, a tutela degli interessi dei concessionari aventi titolo antecedente ala novella, all’art.38, co.4, lett. l), la definizione, con provvedimento dell’Amministrazione, di “modalità di salvaguardia dei concessionari”.

In mancanza di attuazione, per via amministrativa, della prefata disposizione, interveniva nuovamente il legislatore, abrogandola e sostituendola con l’art. 10, co.5, lett. b) d.l. n.16 del 2.3.2012, convertito dalla legge 26 aprile 2012, n.44.

Tale disposizione stabilisce:

“Al fine di perseguire maggiore efficienza ed economicità dell’azione nei settori di competenza, il Ministero dell’economia e delle finanze – Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e l’Agenzia per lo sviluppo del settore ippico – ASSI, procedono alla definizione, anche in via transattiva, sentiti i competenti organi, con abbandono di ogni controversia pendente, di tutti i rapporti controversi nelle correlate materie e secondo i criteri di seguito indicati..

– relativamente alle quote di prelievo di cui all’articolo 12 del decreto del Presidente della Repubblica 8 aprile 1998, n. 169 ed alle relative integrazioni, definizione, in via equitativa, di una riduzione non superiore al 5 per cento delle somme ancora dovute dai concessionari di cui al citato decreto del Presidente della Repubblica n. 169 del 1998 con individuazione delle modalità di versamento delle relative somme e adeguamento delle garanzie fideiussorie. Conseguentemente, all’articolo 38, comma 4, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, la lettera l) è soppressa”.

La summenzionata disposizione, in buona sostanza, ha quantificato nella misura massima del 5% l’entità della riduzione delle somme ancora dovute dai concessionari a titolo di minimi garantiti ai sensi del D.p.r. n.169/98, a definizione, anche transattiva, delle questioni pendenti.

La norma è sicuramente applicabile alla fattispecie in esame ratione temporis, posto che trattasi di provvedimento, successivo all’entrata in vigore della legge ed afferente a rapporti non definiti al momento dell’adozione dello stesso e, quindi, per somme ancora dovute dai concessionari.

La Corte Costituzionale, con sentenza n.275/2013, ha dichiarato l’incostituzionalità dell’art.10, co.5, lett. b) d.l .n.16/2012 (come convertito in legge), “limitatamente alle parole “non superiore al 5 per cento””.

Il Giudice delle Leggi ha motivato la propria decisione evidenziando come la norma, pur essendo del tutto ragionevole laddove interviene a tutela dei concessionari, predeterminando in modo rigido l’importo massimo della riduzione è tuttavia irragionevole in quanto fissa il tetto “in modo apodittico, prescindendo cioè da quell’attenta e ponderata valutazione delle mutate circostanze di fatto (i pacifici minori introiti conseguenti all’evoluzione in senso concorrenziale del mercato delle scommesse ippiche), che costituiva la premessa indispensabile della determinazione delle modalità di salvaguardia e che rimane non meno indispensabile per l’applicazione del nuovo meccanismo di riequilibrio”.

Come rilevato da questo Tribunale in numerose pronunce, a cui è possibile fare richiamo, la declaratoria di parziale incostituzionalità dell’art.10, co.5, lett. b) d.l. n.16/2012, non consente all’Amministrazione di pretendere tout court il pagamento dei minimi, in assenza di un nuovo intervento legislativo ovvero di un atto di indirizzo in via amministrativa, che introduca una congrua riduzione sulle somme dovute, in coerenza con le finalità delle legge e in armonia con i principi individuati dalla Consulta.

Va da sé che, permanendo l’assenza di un simile intervento, la richiesta di pagamento senza alcuna riduzione, come avvenuto nella circostanza, è illegittima, per violazione della predetta norma, che resta pienamente in vigore salvo che per quanto concerne la misura massima (prefefinita ab origine nel 5%) della scontistica da praticare.

3. Per quanto sopra, il ricorso va accolto e, per l’effetto, va annullato l’atto impugnato, di cui alla determinazione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli prot.n. 72596/2018 del 29.10.2018″.

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