Un noto concessionario, rappresentato e difeso dagli avvocati Stefano Sbordoni e Giorgio Sicari, ha chiesto al Tribunale Amministrativo del Lazio di annullare, previa sospensione dell’efficacia, anche in via provvisoria, il provvedimento dell’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato – Ufficio Regionale del Lazio, con cui era stato richiesto il pagamento dei minimi garantiti per l’anno 2007, oltre alle penali, nel termine di 30 giorni dalla notifica dell’ingiunzione stessa, con l’avvertimento che il mancato pagamento avrebbe comportato l’escussione della fideiussione e la decadenza dalla concessione ed ogni atto presupposto, conseguente o comunque connesso.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio ha accolto il ricorso e, per l’effetto, annullato il provvedimento impugnato motivando:
«Tali censure, a prescindere dai successivi interventi normativi che hanno interessato il settore e dalle pronunce della Corte Costituzionale che hanno colpito la disciplina sopravvenuta (cfr. sentenza della Corte Costituzionale n.275/2013 di declaratoria dell’illegittimità costituzionale dell’art. 10 comma 5 lett. b del d.l. n. 16/2012 – “Disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento” – convertito con modificazioni dalla l.n. 44/2012, per violazione dei principi di ragionevolezza e di non arbitrarietà, limitatamente alla parte in cui stabiliva, per la riconduzione ad equità dei rapporti concessori, lo sbarramento del cinque per cento alla riduzione delle somme dovute dai concessionari) sono fondate e meritevoli di accoglimento.
Con l’art. 38, comma 4, del D.L. 4 luglio 2006 n. 223, convertito nella legge 4 agosto 2006 n. 248 (c.d. decreto Bersani), il legislatore, con l’obiettivo di predisporre nuove misure di contrasto al gioco illegale, aveva disposto che “al fine di contrastare la diffusione del gioco irregolare ed illegale, l’evasione e l’elusione fiscale nel settore del gioco, nonché di assicurare la tutela del giocatore, con provvedimenti del Ministero delle finanze – Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, …(fossero) stabilite le nuove modalità di distribuzione del gioco su base ippica”, nel rispetto dei alcuni criteri tra i quali, per quel che qui rileva, quello indicato alla lettera l) dell’elenco, vale a dire la “definizione delle modalità di salvaguardia dei concessionari della raccolta di scommesse ippiche disciplinate dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 aprile 1998, n. 169”.
L’Amministrazione avrebbe dovuto dare esecuzione con tempestività agli adempimenti prescritti dalla suddetta nuova disciplina, poiché questa era destinata ad incidere profondamente sull’assetto del quadro economico dei rapporti sinallagmatici che derivavano dal rapporto concessorio; in particolare, in assenza di misure di salvaguardia ed in costanza di attivazione della procedura volta alla loro definizione, l’Amministrazione non avrebbe potuto legittimamente richiedere ai concessionari l’integrazione del c.d. minimo garantito, come invece effettuato dalla AAMS nel provvedimento impugnato.
Quindi, come già riconosciuto da questo Tribunale in numerose decisioni sulla medesima questione, “è vero che in precedenza, il decreto interministeriale del 10 ottobre 2003 aveva stabilito il metodo di calcolo per individuare il c.d. minimo garantito, ma l’introduzione, nel 2006, della nuova previsione normativa circa la necessaria fissazione delle misure di salvaguardia rende inapplicabile il contenuto del suindicato decreto … Deve, dunque, ritenersi che i provvedimenti di riscossione delle somme per il raggiungimento del c.d. minimo garantito non avrebbero potuto essere adottati prima della definizione delle c.d. misure di salvaguardia, di talché detti provvedimenti (nel presente giudizio, relativi alle somme dovute per l’anno 2007) manifestano la loro illegittimità in quanto adottati senza la previa definizione di un provvedimento (a portata generale, ma incidente sulla posizione di ciascun concessionario) necessariamente presupposto a quelli qui impugnati” (cfr. ex multis, TAR Lazio, Roma, Sez. II, 28.07.2009 n. 7641).
In applicazione dei suddetti principi, le censure di illegittimità del provvedimento impugnato per violazione dell’art. 38 comma 4, del D.L. 4 luglio 2006 n. 223 risultano fondate e meritevoli di accoglimento; di conseguenza il ricorso deve essere, come anticipato, accolto, con annullamento del provvedimento impugnato ed assorbimento di ogni altra doglianza.
Per la particolarità della controversia, sussistono, infine, giusti motivi per compensare tra le parti le spese di lite».