Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) ha accolto – tramite sentenza – il ricorso presentato da Ministero dell’Interno e Questura di Cosenza, in cui si chiedeva la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria (Sezione Prima) n.-OMISSIS-, resa tra le parti nel ricorso Reg. Ric. -OMISSIS-, con la quale è stato annullato il provvedimento del Questore di Cosenza datato 3 marzo 2020, Div – P.A.S. – Cat. -OMISSIS-, concernente il diniego di richiesta autorizzazione di rappresentanza in materia di scommesse.

Nella sentenza si legge: “Il signor -OMISSIS-, titolare di autorizzazione all’esercizio delle scommesse, ha chiesto di poter essere rappresentato nell’autorizzazione dal signor -OMISSIS-. Il Questore di Cosenza ha respinto l’istanza sul presupposto dell’inaffidabilità morale del sig. -OMISSIS-, in quanto:

a) in data 1 luglio 2017 è stato controllato, alle ore 10.30, a bordo di un’autovettura con persona segnalata per truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, consistita nella denuncia fittizia di dipendenti in campo agricolo; il titolare dell’attività è risultato vicino agli ambienti della ‘ndrangheta della sibaritide;

b) in data 11 aprile 2017, alle ore 15.28, è stato controllato a bordo di un’autovettura con persona segnalata per l’illecito amministrativo di cui all’art. 75 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309.

Il signor -OMISSIS- ricorre al Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria per l’annullamento del predetto avverso provvedimento, deducendo la violazione dell’art. 11, comma 2, r.d. 18 giugno 1931, n. 773, ed eccesso di potere.

Il Consiglio di Stato, Sez. III, con ordinanza del 28 dicembre 2020, n. 8362, in riforma della decisione del TAR per la Calabria, ha rigettato l’istanza cautelare, affermando, sotto il profilo del periculum in mora, che le esigenze rappresentate dal ricorrente all’interesse imprenditoriale al subentro immediato dell’attività economica di gestione di una sala di giochi e scommesse, soggette ad autorizzazione di polizia ai sensi dell’art. 88 del TULPS, fossero recessive rispetto all’interesse generale di pubblica sicurezza.

Con successiva ordinanza del 28 dicembre 2020, in accoglimento della domanda di correzione di errore materiale proposta dalle Amministrazioni odierne appellanti, questa Sezione disponeva la correzione della propria precedente ordinanza di modo che «nella parte motiva, secondo rigo, là dove è scritto “appellante”, deve leggersi “appellato”; nel dispositivo, là dove è scritto “respinge” l’appello, deve leggersi “accoglie” l’appello».

Con sentenza n. -OMISSIS-, il TAR per la Calabria ha accolto il ricorso e, per l’effetto, ha annullato il provvedimento del Questore di Cosenza del 3 marzo 2020, Div. P.A.S. – Cat. -OMISSIS- sulla base della seguente motivazione: “A carico del ricorrente, incensurato e privo di precedenti di polizia, ci sono due soli ed episodici controlli, in orari diurni, insieme a soggetti controindicati, ai quali, però, non è rimproverata la commissione di reati sintomatici dell’appartenenza ad un contesto di criminalità organizzata; tali soggetti, peraltro, nemmeno risultano, sulla base dei dati forniti a questo Tribunale, appartenere ad ambienti criminosi, né direttamente vicini a tali ambienti (…) In sostanza, gli episodi valorizzati dall’amministrazione risultano essere eccessivamente flebili per ritenere un possibile condizionamento del ricorrente da parte delle cosche di ‘ndrangheta”.

Avverso tale sentenza ricorre il Ministero dell’Interno, deducendo difetto di legittimazione ad agire e di interesse; violazione e/o falsa applicazione dell’art. 103 Cost. nonché dell’art. 134 d.lgs. n. 104 del 2010; violazione e/o falsa applicazione degli artt. 11 e 88 r.d. n. 773 del 1931.

Il Collegio, in primis, rigetta perché infondata l’eccezione sollevata dall’appellante circa il difetto di legittimazione ad agire e di interesse da parte del ricorrente di prime cure, in quanto pur prevedendo l’art. 8 t.u.l.p.s. che le autorizzazioni di pubblica sicurezza sono provvedimenti amministrativi caratterizzati dal principio di personalità, è pur vero che l’ordinamento consente alcune deroghe al citato principio, ammettendo che il titolare dell’autorizzazione possa condurre l’esercizio per mezzo di rappresentante (artt. 93 e 88 t.u.l.p.s.).

Nel merito, il Collegio osserva che, ferma restando l’ampia discrezionalità dell’autorità provinciale di PS in materia di autorizzazioni di polizia, il provvedimento censurato del Questore di Cosenza è sufficientemente motivato in quanto, non soltanto declina le accertate frequentazioni dell’appellato ritenute poco raccomandabili, ma anche le contestualizza nell’ambito di un ambiente socio economico, quale quello della zona sibarite della Calabria, caratterizzato dalla forte presenza della ‘ndrangheta interessata, tra l’altro, al settore del gioco di azzardo, che richiede la massima attenzione da parte delle Istituzioni dello Stato e coerenza di comportamenti. L’Amministrazione specifica come segue i fattori di criticità:

– “si sta evidenziando un particolare interesse concreto ed attuale della cosca criminale -OMISSIS- per il settore dei giochi e delle scommesse tanto che quest’Ufficio recentemente ha dovuto revocare due licenze per la conduzione di apparecchi VLT a persona ritenuta permeabile alle pretese di tale cosca. Altri provvedimenti negativi sono stati adottati in relazione ad altre licenze a causa di possibili ingerenze della cosca di cui sopra”;

– la Relazione annuale del Gennaio 2015 sulle attività svolte dal Procuratore Nazionale Antimafia e dalla Direzione Nazionale Antimafia, nonché sulle dinamiche e strategie della criminalità organizzata di tipo mafioso nel periodo l luglio 2013 – 30 giugno 2014, seppure con riferimento ad altro tipo di organizzazione criminale (camorra), specifica come “uno degli ambiti entro i quali appare più conveniente reinvestire profitti criminosi è quello delle agenzie di scommesse che – per la sua peculiare ramificazione territoriale (che può corrispondere alla dislocazione delle singole agenzie di una determinata società di raccolta di scommesse sportive), oltre che per la stretta relazione con il gioco on-line, per sua natura, dematerializzato – spesso implica il coinvolgimento di più di un sodalizio criminale. Su questo terreno spesso si formano e consolidano alleanze o, viceversa, si consumano sanguinose rotture”.

Pertanto, appare coerente con la situazione sopra delineata il dichiarato timore espresso dall’amministrazione nel provvedimento questorile secondo cui, palesandosi una carenza della necessaria buona condotta, requisito essenziale ai sensi dell’articolo 11, c. 2, del TULPS, l’interessato “difficilmente riuscirebbe a resistere ad indebite pretese provenienti dalle persone da lui frequentate, con ogni probabilità vicine alle consorterie criminali, con indubbio pregiudizio per l’ordine e per la sicurezza pubblica. La disponibilità di un esercizio di scommesse consentirebbe di agevolare o portare a conseguenze ulteriori i reati commessi dalle consorterie criminali ad esempio attraverso il riciclaggio di danaro o ancora potrebbe consentire l’indiretta gestione ad esponenti di cosche criminali operanti nel territorio cittadino”.

Sulla base di quanto sopra considerato, l’appello è infondato nella parte in cui eccepisce il difetto di legittimazione dell’appellato a proporre il ricorso di primo grado ed è invece fondato nel merito e deve essere accolto. Sussistono le condizioni per disporre la compensazione delle spese”.

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