La Polizia di Stato ha dato esecuzione al provvedimento emesso dal locale Tribunale – Sezione Misure di Prevenzione, su Proposta del Questore di Palermo, con il quale è stata disposta nei confronti di un uomo di Partinico (PA) la confisca di beni per un valore di circa 300.000,00 euro, consistenti in 12 rapporti finanziari tra cui conti correnti, polizze vita e fondi di investimento, nonché di una autovettura BMW X6.

La figura dell’uomo quale soggetto caratterizzato da una pericolosità sociale “qualificata”, è emersa nell’ambito delle indagini condotte dalla Squadra Mobile della Questura di Palermo relative all’operazione di polizia denominata “GAME OVER” che ha confermato l’esistenza di una forte e indissolubile compenetrazione tra l’attività dell’organizzazione mafiosa “Cosa Nostra” e la gestione e distribuzione sul territorio delle sale gioco e scommesse in seno alle quali, quotidianamente, si muove una mole di denaro, spesso sottratta a qualunque forma di controllo legale e fiscale, che rappresenta una delle più cospicue fonti di reddito degli ultimi anni per la stessa associazione criminale.

Nel febbraio del 2018, l’uomo è stato tratto in arresto in esecuzione dell’ordinanza di applicazione della misura cautelare della custodia in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Palermo, per il delitto di cui all’art 416 bis c.p., per avere fatto parte dell’associazione per delinquere di tipo mafioso, denominata “Cosa Nostra”, in particolare di una articolazione della famiglia mafiosa di Partinico, che, avvalendosi della forza d’intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento ed omertà che ne deriva, operava il controllo territoriale e delle attività imprenditoriali attive nel settore dei giochi e scommesse a distanza, ponendosi come gruppo antagonista a quello facente capo ad un altro uomo di Partinico, acquisendo in modo diretto ed indiretto il controllo e la gestione delle attività economiche del citato settore di mercato, conseguendo profitti e vantaggi ingiusti per sé e per altri, anche attraverso il riciclaggio, il reimpiego e l’intestazione fittizia dei proventi di altre attività delittuose.

In tale contesto è emerso come l’uomo, in qualità di responsabile provinciale del circuito di scommesse (…), avesse operato in maniera funzionale agli interessi dell’organizzazione mafiosa, grazie alla imposizione dei brand commerciali allo stesso riconducibile, garantita sul territorio palermitano da esponenti di “cosa nostra” a fronte di un corrispettivo in percentuale dei profitti tratti dall’illecita attività operata nel settore delle scommesse, versato nelle casse dell’organizzazione mafiosa, fornendo così un contributo apprezzabile e concreto, sul piano causale, all’esistenza e al rafforzamento dell’associazione “Cosa Nostra” e quindi alla realizzazione dei fini da essa perseguiti. 

Per i fatti di cui sopra, nel novembre del 2019 l’uomo è stato condannato in primo grado alla pena di anni otto e mesi otto di reclusione per il delitto previsto dagli artt. 110 e 416 bis c.p. e per il reato di intestazione fittizia di beni. La Corte di Appello di Palermo, in parziale riforma della suindicata pronuncia, con sentenza del luglio del 2021, ha assolto l’uomo dal reato di intestazione fittizia (riducendo, per l’effetto, la pena ad anni otto e mesi uno di reclusione), confermando nel resto la sentenza. 

Successivamente al suo arresto, sulla base della sua acclarata pericolosità sociale, sono stati svolti dall’Ufficio Misure di Prevenzione Patrimoniali della Questura di Palermo accertamenti patrimoniali nei confronti del predetto e del suo nucleo familiare che hanno permesso di evidenziare una notevole sproporzione economica tra i redditi leciti dichiarati, ben inferiori alle ordinarie spese di mantenimento e gli investimenti patrimoniali effettuati, a conferma dell’evidente impiego di risorse finanziarie di illecita provenienza derivanti dalla attività imprenditoriale dello stesso, favorita dalla vicinanza a “Cosa Nostra”. 

Con lo stesso provvedimento di confisca emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo è stata, inoltre, applicata all’uomo la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di P.S. con obbligo di soggiorno per la durata di anni due.

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