Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda) ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Direzione Regionale Sicilia, in cui si chiedeva l’annullamento del provvedimento di revoca della concessione relativa all’attività di raccolta del gioco del lotto per la Ricevitoria lotto n. (…) in Catania.

Si legge: “Con il ricorso introduttivo del presente giudizio il ricorrente impugna l’atto di revoca della concessione per la raccolta del gioco del lotto adottato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) in data 1 giugno 2021. ADM ha disposto la revoca della concessione in quanto il ricorrente, dopo aver sottoscritto il relativo contratto, non ha mai effettuato la raccolta del lotto sino alla data di adozione del provvedimento. Nonostante il ricorrente avesse rappresentato all’Amministrazione in sede procedimentale le ragioni per le quali vi era stato un ritardo nell’attivazione della raccolta, ADM ha ritenuto irrilevanti le giustificazioni addotte in quanto il ricorrente non aveva comunicato la sospensione della raccolta che doveva, pertanto, ritenersi non autorizzata.

In particolare, il ricorrente aveva dedotto che la mancata attivazione della raccolta a seguito della sottoscrizione del contratto era addebitabile, in parte, ai lavori di ristrutturazione dei locali da adibire a ricevitoria (rallentati dall’insorgere dell’emergenza pandemica) che rendevano impossibile, come rappresentato anche da Lottomatica, l’installazione delle apparecchiature di gioco e, in parte, alla situazione emergenziale generale e ai problemi di salute del ricorrente che a quasi ottant’anni ha contratto il Covid 19. Il ricorrente, pertanto, ha impugnato l’atto di revoca ritenendolo lesivo dei propri interessi e illegittimo per i seguenti motivi di diritto: violazione e falsa applicazione articolo 24 della legge 1293 del 22.12.1957 – mancato rilievo delle cause di forza maggiore causata da emergenza Covid 19 e dallo stato di malattia del titolare della concessione. Eccesso di potere per arbitrio e manifesta ingiustizia – Violazione art. 97 Cost. e dei principi di buona fede. Violazione art. 1 prot. 1 CEDU.

Si è costituita in giudizio l’Amministrazione intimata argomentando circa l’infondatezza del gravame in ragione del fatto che le circostanze di fatto dedotte dal ricorrente in sede procedimentale, e ribadite in sede di giudizio, non erano idonee a giustificare il comportamento inadempiente contestato.

All’udienza del 20 ottobre 2021, il Collegio riteneva opportuno acquisire documentazione concernente gli interventi di Lottomatica presso la ricevitoria del ricorrente per l’installazione delle apparecchiature di gioco.

Successivamente, all’udienza del 1 dicembre 2021, la causa veniva trattenuta in decisione con l’avvertenza della possibile definizione della controversia ai sensi dell’art. 60 c.p.a.

Il Collegio ritiene che il ricorso sia fondato e debba essere accolto per le ragioni che si illustrano nel prosieguo.

Le disposizioni di legge, i riferimenti contrattuali e la prassi citati dall’Amministrazione a supporto del provvedimento di revoca impugnato fanno riferimento all’ipotesi in cui un concessionario del lotto in attività interrompa o sospenda la raccolta per oltre 30 giorni senza informare l’Amministrazione. Tale comportamento sarebbe sanzionato con la revoca in quanto si tratterebbe di una interruzione del servizio non autorizzata che minerebbe il rapporto di fiducia tra l’Amministrazione e il concessionario.

Invero, nella fattispecie non vi è stata una interruzione o sospensione non autorizzata della raccolta in quanto il ricorrente non ha mai avviato il servizio nonostante la sottoscrizione del contratto in ragione delle circostanze dedotte sia in sede procedimentale che in sede di giudizio.

Come dimostrato anche dalla relazione di Lottomatica, sino al 17 ottobre 2020 la ricevitoria del ricorrente non era in condizioni di operare la raccolta in ragione della mancata installazione delle apparecchiature di gioco dovuta ai ritardi nel completamento dei lavori di ristrutturazione e allestimento della ricevitoria.

Nel suddetto contesto, la comunicazione all’Amministrazione della sospensione o interruzione della raccolta non avrebbe avuto alcun senso in quanto per poter essere sospesa o interrotta la raccolta deve essere prima attivata. L’Amministrazione stessa, d’altro canto, ben avrebbe potuto rilevare dai dati a sua disposizione che la suddetta ricevitoria non era attiva ed eventualmente dare un termine al ricorrente per attivare la raccolta prima di avviare il procedimento di revoca.

L’operato dell’Amministrazione, nella fattispecie, merita di essere censurato sia sotto il profilo della violazione dei principi di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto sia avuto riguardo alla violazione del principio di proporzionalità dell’azione amministrativa.

ADM, infatti, ha esteso l’applicazione di una clausola contrattuale gravemente afflittiva in quanto sanzionata con la revoca della concessione ad una fattispecie non espressamente regolata dalla suddetta clausola senza tenere in alcuna considerazione le conseguenze sulla posizione della propria controparte e senza valutare con la dovuta serietà le giustificazioni presentate da quest’ultima stante le oggettive difficoltà connesse all’emergenza pandemica in atto.

Dalla documentazione agli atti emerge che il ricorrente abbia effettivamente svolto i lavori di ristrutturazione dei locali ed è verosimile che gli stessi siano stati rallentati dall’emergenza pandemica, così come ha dato prova delle problematiche di salute che lo hanno afflitto e che, in ragione della sua età, avrebbero dovuto essere attentamente valutate da ADM prima di ritenerle irrilevanti. Inoltre, come noto, vi sono stati anche periodi, nell’arco temporale interessato, durante i quali le attività di gioco sono state limitate o sospese in ragione della normativa emergenziale.

Pertanto, seppure in astratto ADM avrebbe potuto valutare la condotta del ricorrente ai sensi dell’articolo 34 della legge 1293 del 22.12.1957 ai fini della revoca della concessione, in concreto l’applicazione che è stata fatta del potere discrezionale attribuito dalla norma, deve ritenersi contrario ai principi di buona fede e correttezza nell’esecuzione del contratto e di proporzionalità dell’azione amministrativa alla luce delle circostanze di fatto che hanno caratterizzato la fattispecie.

In particolare, ADM avrebbe dovuto quantomeno diffidare il ricorrente all’avvio della raccolta entro un termine ragionevole prima di procedere alla revoca della concessione.

Alla luce di tutte le considerazioni svolte, il provvedimento di revoca della concessione impugnato è illegittimo in quanto gli addebiti mossi al concessionario sono posti in essere in violazione dei principi di buona fede e correttezza nell’esecuzione del contratto nonché in contrasto con il principio di proporzionalità dell’azione amministrativa.

Si ritiene comunque che sussistano giusti motivi per la compensazione tra le parti delle spese di giudizio in ragione della peculiarità della fattispecie esaminata.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla l’atto impugnato.

Spese compensate”.

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