Il biglietto della giocata è condizione essenziale per riscuotere una vincita al Lotto. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, Terza Sezione Civile, con una sentenza del 15 novembre 2022.

Tutto ha origine da una causa intentata da un giocatore pugliese che nel 2008 aveva effettuato presso la ricevitoria della moglie sette giocate al Lotto per poi dichiarare di avere smarrito, prima dell’estrazione, uno dei relativi biglietti. Lo smarrimento fu denunciato alle competenti autorità, sempre prima dell’estrazione. La giocata rappresentata dal biglietto smarrito risultò vincente. Lottomatica aveva successivamente rifiutato il pagamento della somma oggetto di vincita, non essendo stato presentato il biglietto di giocata.

Il giocatore si era rivolto al Tribunale di Lecce senza ottenere ragione. Successivamente propose gravame davanti alla Corte di Appello di Lecce, lamentando l’ingiusto rigetto della domanda e chiedendo la condanna degli appellati al pagamento della vincita di 17.500,00 euro.

Il ricorrente censurava davanti alla Corte di Cassazione la sentenza della Corte territoriale per non aver operato una interpretazione sistematica della normativa in materia. In particolare, la Corte si sarebbe concentrata sull’art. 14 del D.P.R. 303/1990, senza coordinarlo con il complesso della normativa di settore. In particolare, con l’art. 7 del D.P.R. 303/1990, il quale prevede che “il giocatore è tenuto ad assicurarsi che lo scontrino riporti esattamente la giocata e che esso sia completo, integro e leggibile. Qualora scontrino non abbia tali requisiti va ritirato dal raccoglitore e la relativa giocata va annullata e sostituitacon un nuovo scontrino avente le caratteristiche di cui al comma 1”.
Inoltre, a tenore dell’art. 10, è indicata l’ipotesi per la quale “le giocate sono valide e produttive di effetti quando, ricevute nelle forme e nelle condizioni prescritte, le relative matrici meccanizzate sono state depositate, a cura della competente commissione di zona, nei relativi archivi ove devono essere custodite in uno o più armadi di sicurezza provvisti di serratura a tre chiavi differenti di congegno di controllo”.

Con il secondo motivo si deduce, in relazione all’art. 360, n. 3, cod. proc. civ., “Violazione ed errata applicazione di norme di diritto relative all’accordo intervenuto tra le parti”.

Con il terzo motivo (non rubricato) si deduce “Errata e contraddittoria valutazione dei fatti di causa in relazione all’ammissibilità dello scontrino del lotto ad un titolo improprio ex art. 2002 c.c.”. Il ricorrente censura la sentenza della Corte territoriale in quanto quest’ultima non avrebbe approfondito la questione relativa all’assimilabilità dello scontrino del lotto ad un titolo improprio ex art. 2002 cod. civ.

Con il quarto motivo si deduce, in relazione all’art. 360, n. 5, cod. proc. civ. “Omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio. Violazione dell’art. 2697 c.c.”. Il ricorrente lamenta che la Corte territoriale avrebbe optato per non pronunciarsi minimamente sui mezzi istruttori (ritualmente richiesti), la cui rilevanza sarebbe evidente.

I motivi per la Cassazione sono manifestamente infondati, dato il tenore dell’art. 6 ultimo inciso della I. n. 528 del 1982 e – ad abundantiam – del d.P.R. attuativo.
Vertendosi in tema di gioco d’azzardo, si rileva che nel primo motivo si lamenta una inesistente violazione dei principi costituzionali, e si finisce per addebitare al giudice di merito di non avere creato una norma o non di averla desunta sulla base di un procedimento esegetico, a ciò non risultando producente il fatto che, a proposito di altri giochi, come le lotterie, sussistano norma diverse.
Poiché chi ritiene di giocare al lotto accetta di osservare le regole per esso previste non è dato comprendere quale principio dovrebbegiustificare l’estensione di una regola prevista per un altro gioco.

Solo un’esigenza costituzionale e, dunque, la configurabilità di una lesione di diritti costituzionalmente presidiati potrebbe assumere rilevanza, ma nel senso di giustificare una rimessione di una questione di costituzionalità alla Consulta. Ma la stessa prospettazione di una simile questione non solo non viene fatta, ma nemmeno è fattibile.
Nel secondo motivo, la prospettazione di una non meglio specificata violazione delle regole sull’esegesi delle norme di interpretazione del contratto, con riferimento al rapporto di giocata di cui trattasi, è peraltro del tutto generica. Sicché il motivo è inammissibile alla stregua del consolidato principio di diritto di cui a Cass., n. 4741/2005, ribadito da Cass., Sez. Un., 20/03/2017, n. 7074, in
motivazione, non massimata sul punto. Il terzo motivo, là dove sostiene che lo scontrino di giocata del lotto sarebbe riconducibile all’art. 2002 cod. civ., e pertanto assimilabile ad un titolo improprio, in quanto tale non incorporante il diritto indicato, ma esaurente la propria funzione sul piano esclusivamente probatorio, è privo di fondamento in quanto contraddittorio.
Proprio perché lo scontrino di giocata costituisce un titolo di
legittimazione ex art 2002 cod. civ., solo il suo possesso è idoneo ad attestare la giocata da parte del possessore e a legittimare l’incasso nell’eventuale vincita. In altri termini, il giocatore ha diritto ad ottenere la prestazione costituente la vincita, non perché essa è contenuta nel biglietto, che sotto questo profilo non gode di alcuna caratteristica di autonomia ed astrazione, ma perché le regole del contratto di lotteria poste in essere gliela attribuiscono, in presenza di determinate condizioni, anche estranee al biglietto stesso
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Il quarto motivo rimane assorbito dalla sorte dei precedenti.

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