Il TAR Lazio ha accolto il ricorso di Google Ireland Limited e sospeso il provvedimento che con il quale l’AGCOM nel luglio scorso ha sanzionato la società per la violazione del divieto di pubblicità al gioco d’azzardo sancito dall’art. 9 del Decreto Dignità.

In seguito al una segnalazione si evidenziò la presenza su YouTube di numerosi video che, secondo l’AGCOM, avrebbero potuto violare il ‘Decreto Dignità’, in quanto si pubblicizzano vincite fatte su casinò on line e, in generale, il gioco d’azzardo.


L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni adottò quindi due distinte ordinanze- ingiunzioni, che sanzionano, nel complesso, per 1 milione e 450 le società Google Ireland Limited (750.000 euro) e la società a cui i video si riferivano, (700.000 euro), per la violazione del divieto di pubblicità del gioco d’azzardo sancito dall’art. 9 del decreto-legge n. 87/218 (cd. decreto Dignità).
Si trattava del primo provvedimento adottato dall’Autorità nei confronti di un fornitore di servizi per la condivisione di video (cd video sharing platform o VSP), per aver consentito la diffusione di pubblicità vietata, afferente a giochi con vincite in denaro.
La normativa individua, infatti, come responsabili della condotta illecita e destinatari delle relative sanzioni una pluralità di soggetti (“committente, proprietario del mezzo o del sito di diffusione o di destinazione e organizzatore della manifestazione, evento o attività”).
L’AGCOM ha ritenuto YouTube responsabile per non aver adottato alcuna iniziativa per la rimozione dei contenuti illeciti massivamente diffusi sulla propria piattaforma da un soggetto terzo , con il quale ha stipulato un contratto specifico di partnership, riconoscendo a tale soggetto lo status di “partner verificato”.

Google ha quindi proposto impugnativa al Tar del Lazio. I giudici hanno stabilito che il ricorso “presenti profili di fondatezza”, alla luce del precedente orientamento espresso con una sentenza del 2021 con la quale il servizio fornito da Google è stato qualificato “in termini di ‘hosting provider’” escludendo “ la responsabilità del gestore dalla piattaforma internet per i contenuti illeciti che sulla stessa siano stati inseriti da terzi”.

Per i giudici “nella fattispecie non appare rilevante, per affermare il ruolo attivo dell’hosting provider, la circostanza della conclusione di un contratto di partnership con l’utente, considerato che tale contratto attribuisce al creator la responsabilità legale dei contenuti immessi e che i controlli del gestore della piattaforma sembrano limitarsi al rispetto delle condizioni di adesione, con riferimento al numero di visualizzazioni et similia, senza estendersi alla verifica del contenuto dei video”.

La sanzione è stata sospesa mentre è stata fissata il prossimo 18 luglio l’udienza per la trattazione di merito del ricorso.

Articolo precedenteL’associazione ACMI ricevuta dall’ufficio ADI dei Monopoli di Stato
Articolo successivoManovra 2023, da proroga 93 concessioni gioco online oltre 3,6 mln di entrate erariali: 46, 53 e 32mila euro all’anno per ciascuna