“Analizzando il mondo dei giochi con vincita in denaro, ci addentriamo in un territorio ben presente nell’immaginario degli intervistati, anche se, a volte, come esposto dalla Figura 3, sembrerebbe che l’opinione degli intervistati sia influenzata da condizionamenti esterni, in particolare da luoghi comuni particolarmente diffusi nell’opinione pubblica”. E’ quanto si legge nello studio “Giocare da grandi – Le rilevazioni dell’Osservatorio sul gioco pubblico 2020-2022”, realizzato da SWG in collaborazione con IGT.

“In termini generali – prosegue la ricerca – il mondo dei giochi con vincita in denaro è visto come un universo caratterizzato da due elementi essenziali: l’adrenalina data dalla tensione verso la vincita e alimentata dalla struttura del gioco e dal con- testo in cui viene giocato; la solitudine del giocatore che, nel bene e nel male, è ritenuto il responsabile ultimo delle sue scelte e delle sue azioni. Un mondo accattivante, e per certi versi tentatore, in cui il giocatore si trova di fronte all’opportunità di poter usare in parte le proprie abilità e in parte sfidare la sorte, con sensazioni positive di energia e competizione. Nel passaggio dal concetto di gioco e giocatore in generale, a quello di gioco e giocatore con vincita in denaro, si registra una visione molto di- versa tra giocatori e non giocatori (Fig. 3). Questi ultimi hanno una visione molto appiattita su stereotipi negativi (il giocatore è una persona che spreca denaro o malata), mentre i giocatori mostrano una visione molto più allargata che se non nasconde gli elementi negativi e di rischio, valorizza con forza questa scelta come scelta di svago e divertimento.

L’IDENTIKIT DEL GIOCATORE

Dall’altra parte, pur sempre senza entrare nel delicato mondo del gioco patologico, ci sono soggetti che hanno a disposizione un budget di spesa decisamente più elevato e che vivono il gioco con grande tensione. Tra quelli intervistati nella fase qualitativa dell’indagine – sottolinea la ricerca – è evidente la percezione di muoversi su un confine molto stretto. Sono giocatori in tensione, che spendono oltre 120 euro a settimana, solitari, strettamente concentrati sul controllo delle perdite e sul non superare un limite che ci si è autoimposti a livello individuale. L’obiettivo in questo caso è vincere e la concentrazione è tutta sul denaro. Tesi rispetto al risultato si lamentano dell’avversa fortuna che li porta a insistere e ritentare. Due modelli antitetici che rappresentano bene la complessità di questo mondo sottolineando anche l’importanza di un approccio di analisi particolarmente attento a tutta quella che è la realtà del gioco patologico. Infatti, è evidente che se le indagini dell’Osservatorio hanno esplorato soprattutto quello che è il “gioco buono”, il confine verso atteggiamenti di rischio patologico è sottile e richiede strategie di azione dedicate, puntuali ed efficaci”.

Di seguito tutti i dettagli dello studio:

Articolo precedenteCalciobalilla, flipper, biliardi ecc.: ecco tutti gli apparecchi di puro intrattenimento che non necessitano di omologa e verifica di conformità (TESTO)
Articolo successivo“Giocare da grandi”: la maggioranza degli intervistati contraria al divieto assoluto dei giochi con vincita in denaro