“Il tema del valore e del peso specifico della legalità nel settore dei giochi si impone nel dibattito pubblico e nel confronto nelle sedi istituzionali. Il Generale Giuseppe Arbore, Capo del III reparto operazioni del Comando generale della Guardia di Finanza, in audizione davanti alla Commissione d’inchiesta sul gioco illegale e le disfunzioni del gioco pubblico, il 26 maggio 2022, ha affermato che in relazione alla fase pandemica da Covid-19 «il blocco della raccolta fisica ha sicuramente comportato l’aumento del gioco illegale fisico. Sul gioco online, è aumentata la raccolta. La domanda è anelastica quindi chi voleva giocare ha comunque trovato il modo di farlo»”. E’ quanto si legge in un articolo a firma di Chiara Salbaldi e Andrea Stata pubblicato sul magazine di Eurispes.

“Nel periodo 2020-2021 scoperte 250 sale illegali, circa 60 bische chiuse e 2mila slot sequestrate

I dati della Guardia di Finanza, tratti dal bilancio operativo annuale, confermano un progressivo aumento dei fenomeni illeciti tramite esercizi attivi sul territorio: nel 2020 le agenzie clandestine individuate erano 275 rispetto alle 388 scoperte nel 2021 e nei primi mesi del 2022. A fronte di 311 soggetti denunciati nel 2020, sono 633 le persone denunciate all’Autorità giudiziaria nell’anno successivo. Anche l’attività del Comitato per la prevenzione e la repressione del gioco illegale promosso dall’Agenzia Dogane e Monopoli, di cui fanno parte il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, il Comando Generale della Guardia di Finanza e il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri e presieduto dal Direttore dell’Agenzia, ha evidenziato dati preoccupanti nel periodo 2020-2021 con 250 sale illegali scoperte in pochi mesi, circa 60 bische chiuse e 2mila slot sequestrate.

Le ricadute occupazionali del “distanziometro” regionale riguarderanno circa 13mila lavoratori

Gli effetti prodotti dalle chiusure della rete legale di raccolta di gioco durante il periodo pandemico hanno già offerto una risposta agli interrogativi che si pongono in vista dell’entrata in vigore di alcune normative regionali che sono finalizzate al contrasto delle dipendenze patologiche connesse al gioco d’azzardo ma che si traducono, nei fatti, in un indebolimento, fino alla chiusura, degli esercizi che offrono gioco pubblico nei territori urbani. Questo effetto collaterale è stato recentemente denunciato a gran voce dagli operatori del settore e dalle sigle sindacali, per le conseguenze in termini di chiusura delle imprese e perdita di posti di lavoro, con riguardo in particolare alla legge regionale del Lazio n. 5/2013. Secondo i dati diffusi dalle associazioni di categoria, con l’entrata in vigore del così detto “distanziometro” regionale alla fine del mese di agosto 2022, le ricadute occupazionali riguarderanno circa 13.000 lavoratori.

Lo scenario merita un’attenta ponderazione anche per l’impatto che può avere sui rischi di degenerazione criminale. Dalle analisi svolte dall’Osservatorio Permanente Giochi legalità e patologie dell’Eurispes, in “Gioco Pubblico e dipendenze nel Lazio” (Rapporto di ricerca presentato a Roma il 23 ottobre 2019) l’applicazione del “distanziometro” regionale (ubicazione degli esercizi che offrono gioco ad una distanza minima dai luoghi qualificati sensibili), come disciplinata dalla legge laziale, porterebbe ad uno spazio di insediabilità dell’offerta legale di gioco nel territorio di Roma Capitale pari allo 0,7%. Queste evidenze stimolano una riflessione sul valore della legalità, sul ruolo delle reti legali in questa area di rilevanza pubblicistica e sui rischi di degenerazione che le istituzioni regionali sono disposte a correre, più o meno consapevolmente, alla luce dei dati e delle conoscenze acquisite da chi contrasta sul campo ogni forma di illegalità per averne studiato le dinamiche.

Musolino: “ricercare le ragioni del disagio sociale ed economico che giustificano la richiesta di strumenti di gioco e scommesse”

Nell’intervista in profondità, parte integrante del Rapporto di ricerca “Gioco Pubblico e dipendenze nel Lazio” del 2019, Stefano Musolino, magistrato della DDA di Reggio Calabria e componente del comitato scientifico dell’Osservatorio Permanente Giochi legalità e patologie dell’Eurispes   ha osservato: «La storia ci insegna che ogni qual volta si inibisce la libera concorrenza in settori economici in cui esiste una forte domanda, per finalità di contenimento dei rischi impliciti alla somministrazione dei relativi beni o servizi, si genera sempre un circuito economico parallelo che tenta di soddisfare quella domanda (…)». E ancora: «Credo che dovrebbero essere indagate ed affrontate le ragioni del disagio sociale ed economico che giustificano la richiesta sempre più variegata ed ampia di strumenti di gioco e di scommesse, ampliando gli spazi di infiltrazione nel settore delle organizzazioni criminali. A me pare che solo intervenendo sulle ragioni che stanno a fondamento dell’anomala crescita della domanda di giochi e scommesse, insieme ad una chiara regolamentazione del sistema che offra spazi fisiologici allo sviluppo dell’offerta si possano risolvere le molte criticità che caratterizzano il settore».

In linea con la ricostruzione offerta dal Rapporto dell’Osservatorio Eurispes, anche l’ultima Relazione della Direzione Nazionale Antimafia, trasmessa dal Procuratore nazionale al Presidente della Camera il 24 novembre 2020 (periodo 1/07/2018 – 31/12/2019), ha dedicato una specifica sezione alla normativa di settore evidenziando che «l’affidamento della concessione è subordinato all’integrale ed assoluto rispetto della vigente normativa antimafia» e che «la normativa ha finito per assumere uno spiccato carattere di specialità rispetto agli altri settori economici regolati dal nostro ordinamento giuridico, con l’intento di aumentare la trasparenza anche nei riguardi di quelle figure che influiscono concretamente sull’andamento operativo e sugli assetti dell’impresa concessionaria di giochi pubblici». Se quindi il sistema del gioco legale si caratterizza per essere un sistema regolamentato e controllato, lo stesso dovrebbe essere rafforzato in termini di ulteriori misure di protezione dai rischi degenerativi e di infiltrazione e non indebolito sui territori (anche con strumenti come il “distanziometro”), lasciando così preziosi spazi di operatività a fenomeni illeciti e alla criminalità organizzata sempre pronta ad approfittarne”.

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