Il giro di vite dato cinque anni fa dalla precedente amministrazione di centrosinistra, che recepì una delibera regionale sul tema integrandola poi con un suo intervento, ha ridotto drasticamente il numero delle sale giochi e videolottery: ora a Forlì ne restano tre. E’ quanto riporta Il Resto del Carlino. Andando a riprendere i numeri del 2017, quando l’amministrazione comunale decise di effettuare una mappatura di questi luoghi, la situazione si è ribaltata. Allora infatti le sale giochi erano 17. La normativa, come noto, prevede che le sale giochi e simili debbano distare almeno 500 metri da luoghi sensibili (centri sociali e luoghi di aggregazione, parrocchie, impianti sportivi e via dicendo).

I gestori-titolari delle sale giochi hanno tre possibilità: spostarsi altrove, in una zona della città dove non ci sono luoghi classificati come sensibili dalla normativa; chiudere l’attività; concludere la naturale scadenza dei contratti di concessione con i Monopoli di Stato. “Attualmente le sale giochi ancora operanti e ubicate a meno di 500 metri da luogo sensibile sono tre”, riassume l’assessore comunale alle politiche per l’impresa, Paola Casara. Per queste attività”sono state effettuate nel tempo tutte le verifiche e controlli previsti dalla normativa, in particolare sulle richieste di delocalizzazione e ricorsi presentati”.

Già nel mese di febbraio di due anni fa”sono state inviate le rispettive comunicazioni di avvio di procedimento per l’ordinanza di chiusura dell’attività di sala giochi”. A causa dell’emergenza dovuta al Covid, “questa tipologia di attività ha subìto la chiusura forzata e con la lenta e graduale riapertura sono state presentate ulteriori richieste di proroga del procedimento di chiusura che hanno avuto tutte risposta negativa da parte dell’amministrazione”. Prima di procedere all’emissione dell’ordinanza di chiusura delle attività superstiti “con tutte le problematiche connesse, e in particolar modo quella relativa ai posti di lavoro di tutti gli operatori coinvolti”, l’amministrazione si è confrontata con la Questura “per concertare un’azione comune di chiusura e controllo. A oggi siamo in attesa di una risposta”.

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