Come passano il loro tempo libero gli italiani? Quali i loro interessi? Quali le loro attività preferite? Lo svela l’Istat attraverso un’accurata lettura dei dati statistici raccolti nel volume “Tempo libero e partecipazione culturale, tra vecchie e nuove pratiche“. Il testo restituisce un quadro di insieme che molto rivela sulle dinamiche e le tendenze della fruizione del tempo libero e della partecipazione culturale del Paese. La società cambia sotto la spinta dell’innovazione tecnologica, ma anche per rispondere alle emergenze che la realtà presenta, non ultima la diffusione del COVID-19, cui si deve un incremento ulteriore dell’uso di tecnologie informatiche.

Si ridefiniscono le attività di tempo libero e di partecipazione culturale, specialmente nella popolazione più giovane, che vede nella rete un luogo virtuale in cui maggiormente trova realizzazione. La riflessione sui dati ci può guidare nel ripensare i paradigmi in base ai quali definiamo le attività di loisir e la partecipazione culturale, anche perché alcuni fenomeni potrebbero indurre a pensare una diffusa disaffezione da parte della popolazione rispetto alle attività ricreative tradizionali, ma potrebbe trattarsi piuttosto di un mutamento che introduce nuove modalità non assimilabili a quelle fino a ora considerate.

“La televisione e la radio rappresentano i mass-media a cui nel nostro Paese gli individui sono più affezionati e ai quali dedicano parte del proprio tempo libero, in percentuali molto elevate per la televisione e abbastanza consistenti per la radio. Tuttavia l’avvento del digitale e dell’Ict già da diversi anni ha contribuito ad allargare quel processo di secolarizzazione della cultura, esploso con l’avvento delle televisioni commerciali, che ha contribuito a destrutturare gli schemi concettuali, valoriali e ideologici più consueti e a legittimare socialmente forme ed espressioni culturali prima non considerate come cultura “alta”, tra cui il fumetto, la musica leggera e pop, il cinema di genere, i videogiochi, eccetera”, si legge nel volume.

Inoltre: “Il 45 per cento della popolazione di 18 anni e più ha fatto giochi di società o altri tipi di gioco durante le giornate delle fase 1 dell’emergenza sanitaria. I giochi di carte e i videogiochi sono risultati i preferiti. Si osservano differenze di genere con valori più elevati tra gli uomini solo per quanto riguarda i videogiochi (25,9 per cento contro 13,5 per cento) e i giochi con amici su Internet (18,7 per cento contro 11,8 per cento), ma non per gli altri tipi.

I giochi che prevedono scommesse su Internet hanno riguardato il 3,8 per cento delle persone, la maggior parte delle quali ha giocato con una frequenza meno che settimanale; tuttavia, circa 560 mila individui (pari all’1,1 per cento della popolazione) ha scommesso con una frequenza giornaliera o almeno settimanale. Tendenzialmente sul territorio hanno dichiarato di avere occupato il tempo con uno o più tipi di gioco soprattutto i residenti nel Mezzogiorno (52,9 per cento), meno quelli della Zona rossa e delle altre regioni del Centro-nord (37,1 per cento)“.

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