La Corte di Cassazione conferma la condanna di 4 mesi di reclusione alle titolari di una cartoleria nel leccese in quanto responsabili del reato di cui all’art. 4 L. 401/1989, per aver allestito all’interno di un esercizio commerciale un punto di raccolta di scommesse senza autorizzazione.

“Al di là del fatto che le imputate non versavano in una situazione di ignoranza inevitabile, atteso che, in caso di dubbio, gravava su di loro un obbligo rigoroso di informazione, trattandosi di soggetti che svolgono professionalmente un’attività commerciale, quale l’intermediazione in tema di giochi e scommesse, va in ogni caso rilevato che la buona fede risulta esclusa dalla stessa condotta da costoro tenuta in costanza dello svolgimento dell’attività illecita – scrivono i giudici nella sentenza -. Dirimente è infatti l’argomentazione addotta dalla Corte pugliese, ed integralmente tralasciata dalla difesa, secondo la quale i software di tutti i computer presenti nel locale dove si effettuavano le scommesse erano stati manomessi con una modifica finalizzata ad impedirne l’intercettazione da parte dell’Amministrazione dei Monopoli di Stato ed il conseguente blocco del loro funzionamento, rivelatrice della piena consapevolezza del divieto allo svolgimento dell’attività suddetta su un sito non autorizzato. Consapevolezza, peraltro, avvalorata dalla richiesta della licenza ex art. 88 T.U.L.P.S. che la stessa amministratrice della società aveva inoltrato al Questore e che non avrebbe avuto ragione cli effettuare ove avesse avuto la convinzione di operare lecitamente a seguito del contratto stipulato”.

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