Pubblichiamo un ulteriore approfondimenti sulla questione (sempre d’attualità) delle vincite sui casinò online (e non solo) e il fisco.

Il possesso di un conto di gioco (collegato a operatori di gioco online) va sempre dichiarato, come precisato anche in sede di Cassazione, in quanto costitutivo del suo reddito. La pronuncia della Terza Sezione Penale dell’8 giugno 2021 si riferisce proprio alla omessa dichiarazione, in sede di istanza per il Reddito di Cittadinanza, del possesso di un conto di gioco collegato ad un operatore online.

Per la Cassazione non vi è nulla da eccepire sull’operato del Tribunale del riesame che ha contestato la mancata dichiarazione di un conto di gioco e condannato per false indicazioni od omissioni di informazioni dovute nell’autodichiarazione finalizzata all’ottenimento del “reddito di cittadinanza”. Per la Cassazione il Riesame “ravvisando il fumus del reato provvisoriamente contestato, al di là dell’obbligo di dichiarare nell’autocertificazione il conto gioco, sull’esistenza di una liquidità in capo all’istante di gran lunga maggiore del reddito da costui dichiarato per accedere al sussidio statale stante la riconducibilità a costui del conto acceso presso la società XXXXX online dedicato al gioco sul quale risultano confluite ingenti somme di danaro che, lungi dall’essere virtuali, sono, secondo i giudici della cautela, collegate, invece, a pagamenti effettivi con modalità predefinite, quali carta di credito o prepagata o mezzi ad esse equipollenti e che dunque presuppongono la corrispondente provvista derivante da un conto corrente nella titolarità in capo all’indagato, direttamente o indirettamente collegato allo stesso conto gioco.

“Quello che lamenta il ricorrente, che non contesta né la titolarità del conto, né le movimentazioni di somme sia in entrata che in uscita negli anni 2017 e 2018, bensì la riconducibilità delle somme ivi transitate al suo patrimonio, non facenti parte a suo avviso di quanto costituiva oggetto di autodichiarazione al fine di fruire del sussidio statale, non costituisce pertanto un vizio di violazione di legge, ma configura, a dispetto del nomen juris della rubrica, una contestazione della ricostruzione in fatto e, dunque, di natura squisitamente motivazionale sulle caratteristiche del conto gioco acceso presso una società online, e sui collegamenti che lo stesso presenta con il proprio patrimonio mobiliare”.

Nel caso di vincite su siti autorizzati dall’ADM, trattandosi di tassazione alla fonte, e dunque di imposte trattenute direttamente all’operatore di gioco, non è necessario inserire le eventuali vincite delle scommesse nelle dichiarazioni delle tasse come il 730 e l’Unico, ovvero inserirle tra gli importi tassabili. Questo vale ovviamente sia per le scommesse online che quelle terrestri, piazzate in agenzia (autorizzata).

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