La Corte di Appello di Bari ha confermato la sentenza di condanna al pagamento di una sanzione di 20 mila euro nei confronti del titolare di un esercizio pubblico per aver consentito l’uso di un personal computer che consentiva ai clienti – attraverso una connessione telematica – di giocare su piattaforme di gioco messe a disposizione dai concessionari on line, da soggetti autorizzati all’esercizio di giochi a distanza, ovvero da soggetti privi di qualsiasi titolo concessorio o autorizzatorio rilasciato dalle competenti autorità

“Nel sistema giuridico italiano- si legge nel dispositivo della Corte d’Appello- (…) il legislatore ha provveduto a specificare (attraverso il combinato disposto degli art. 24, commi da 11 a 26, l. 88/2009 e art. 2 comma 2 bis, d.l n. 40/2010, conv. con la legge n. 73/2010), in materia di offerta e raccolta di giochi effettuati su base fisica, che l’attività debba essere esercitata necessariamente nelle sedi e con le modalità fissate nelle relative convenzioni di concessione, vietando, dunque, le attività di raccolta di giochi con vincita in denaro espletate in modalità differenti rispetto a quelle autorizzate.

Nella specie, l’art. 24 l. n. 88/2008 prevede che l’attività di offerta e raccolta a distanza di giochi pubblici debba avvenire esclusivamente on line e non anche attraverso rete fisica. È di tutta evidenza, infatti, che il giocatore non possa in alcun modo utilizzare un esercizio commerciale aperto al pubblico per giocare on line.

E’ sicuramente vero (..) che il pc sequestrato non rientri tra gli apparecchi da intrattenimento ex art. 110 TULPS (Totem, personal computer, tablet, etc.) con cui viene proposto il gioco on -line nell’esercizio pubblico; ciò che rileva, tuttavia, è l’utilizzo in contrasto con la vigente normativa di apparecchiature (di qualunque specie) che consentano, in un luogo pubblico, il gioco con vincita in denaro on -line , in assenza delle prescritte caratteristiche di legge.

Sul punto, contrariamente a quanto statuito dalla difesa, è dirimente l’applicabilità del D.L. n. 158/2012 (c.d. decreto Balduzzi), convertito con modificazioni dalla Legge 8 novembre 2012, n. 189 decreto citato, rubricato Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute, il quale detta disposizioni in materia di ludopatia, tutela dei giocatori e, in particolare, tutela dei minori, pubblicità in materia di giochi, intensificazione dei controlli, ricollocazione dei punti della rete fisica di raccolta di gioco per tener conto della presenza sul territorio di scuole, strutture sanitarie e ospedaliere, luoghi di culto, centri socio – ricreativi e sportivi, e altri analoghi luoghi ritenuti sensibili.

Nella specie, il riferimento normativo ex art. 7, comma 3 -quater del citato decreto , è applicabile al caso di specie, in quanto , il predetto articolo espressamente statuisce : Fatte salve le sanzioni previste nei confronti di chiunque eserciti illecitamente attività di offerta di gio chi con vincita in denaro, é vietata la messa a disposizione, presso qualsiasi pubblico esercizio, di apparecchiature che, attraverso la connessione telematica, consentono ai clienti di giocare sulle piattaforme di gioco messe a disposizione dai concessionari on -line, da soggetti autorizzati all’esercizio dei giochi a distanza, ovvero da soggetti privi di qualsiasi titolo concessorio o autorizzatorio rilasciato dalle competenti autorità.

Ritiene il Collegio, dunque, come il tenore della norma sia inequivocabile e che, pertanto, la stessa non possa riferirsi esclusivamente ai c.d. soli TOTEM – gli apparecchi stabilmente ed esclusivamente utilizzati per l’effettuazione di giochi on-line – ma debba estendersi anche a tutti gli apparecchi presenti nei pubblici esercizi (tra i quali, sicuramente, rientra quello del O****o ) che consentano la navigazione sui siti di giochi on-line e, quindi, anche la messa a disposizione di normali personal computer che, oltre alla libera navigazione, consentano anche l’ accesso a tali siti, senza aver predisposto il necessario blocco all’accesso di essi.

È bene ribadire, dunque, ai fini dell’esplicazione delle ragioni di applicabilità dell art. 7, comma 3quater, d.l. n. 158/2012, al caso di specie, che lo stesso non impedisce tout court la messa a disposizione di personal computer nei pubblici esercizi – come, invece, l’appellante sostiene – ma unicamente la messa a disposizione di strumenti che consentano l’accesso a siti di giochi on line, conseguendone che è del tutto plausibile fornire personal computer che consentano la navigazione, ma è necessario che questi prevedano un blocco dell’accesso a tali siti, senza per questo violare alcun diritto alla privacy di chi intende utilizzare il computer.

In questo senso la norma si palesa perfettamente ragionevole e volta a sanzionare la messa a disposizione di tutti i dispositivi elettronici che siano in concreto utilizzati per il gioco on-line, al fine ultimo di evitare possibili vuoti normativi in un settore – come quello tecnologico – in continua evoluzione”.

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