“Il mercato del settore del gioco è cresciuto in modo significativo. Voglio portare all’attenzione delle Commissioni riunite gli elementi di forte criticità intervenuti in questi anni e rafforzati dai continui inasprimenti fiscali e da altri elementi che mettono in seria discussione la tenuta occupazionale del settore.

Al primo punto c’è la fiscalità, lo dice lo stesso rapporto dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio, che ha evidenziato come in riferimento al gioco regolamentato gli aumenti delle aliquote a fronte di una domanda di gioco che mostra generalmente un’elevata elasticità al prezzo e soprattutto la riduzione dei punti vendita potrebbero comportare una significativa riduzione della raccolta complessiva indebolendo la stabilità economica della filiera e causando una diminuzione delle entrate erariali”.

Lo ha detto il presidente di Sistema Gioco Italia, Stefano Zapponini, intervenendo in audizione presso le Commissioni riunite Lavoro e Affari sociali della Camera, nell’ambito dell’esame del disegno di legge recante disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni.

“Il settore del gioco d’azzardo di Stato risulta indubbiamente essere il più tassato in Europa. Guardando la tassazione sul margine in Italia è pari al 71,1% sulle Awp e 61,7% sulle Vlt, considerando anche l’incremento del Preu previsto per maggio 2019. In Germania siamo al 22%, nel Regno Unito al 25% e in Spagna il 38%. Inoltre alla tassazione sulla raccolta di gioco va aggiunta quella ordinaria di impresa. L’intero settore non può più sostenere una pressione fiscale di tale portata, che incide marcatamente su importanti comparti della filiera industriale che ha già determinato un grave stato di sofferenza. Tanto da indurre i sindacati confederali a richiedere un tavolo di crisi al Mise.

L’altro tema è la problematica territoriale. Si osserva sul territorio italiano la proliferazione di misure espulsive del gioco di Stato, regolamentato, con misure regionali e comunali che hanno finalità di contrastare i fenomeni di patologia legati al gioco. Sono oggi 19 le Regioni e oltre 150 i Comuni che hanno emanato a partire dal 2012 leggi e regolamenti per il contrasto al gioco legale di Stato. Questa metodologia a macchia di leopardo è evidentemente in contrasto con l’unicità del diritto che dovrebbe garantire un’applicazione unitaria della normativa in materia di gioco su tutto il territorio nazionale, come indicato dalla stessa Conferenza Unificata. L’inefficacia, tra l’altro, di queste misure espulsive ai fini della prevenzione dalle patologie è stata dimostrata dalle recenti ricerche, tra cui quella dell’Istituto Superiore di Sanità.

Terzo elemento di criticità è dato dal divieto totale di pubblicità. La Commissione Europea è già intervenuta nel 2014 con una raccomandazione per gli Stati membri di introdurre principi e linee guida per tutelare il consumatore. Si è chiesta regolamentazione, mentre è escluso il divieto assoluto. La pubblicità è l’unico mezzo utile per distinguere l’offerta di gioco legale da quello illegale. Il divieto totale va ben oltre le indicazioni della Commissione Europea.

La somma di queste tre criticità sta determinando per le imprese l’impossibilità di pianificare attività e investimenti e determinerà a breve, con la scadenza delle concessioni, una consistente perdita degli investimenti fatti infrangendo i principi della sostenibilità economica alla base del modello concessorio. Le misure contenute in questa legge contengono ancora una volta misure oppressive per il settore del gioco con l’intento unico di recuperare gettito erariale. Il reiterato incremento del Preu indebolisce la filiera del gioco lecito, non tiene conto che il settore degli apparecchi da intrattenimento è un mercato in contrazione per effetto della riduzione degli apparecchi, nonché per gli effetti espulsivi delle leggi regionali. In riferimento ai commi 6 e 7 che riguardano l’inasprimento sia della sanzione penale che l’irrogazione di una multa, nonché l’attivazione di un piano di controllo e contrasto all’attività illegale, esprimiamo approvazione e sostegno a tali misure ma riteniamo che non possano avere efficacia nel breve periodo. La stessa relazione tecnica del Senato riferisce che il recupero di gettito stimato presenta un tasso di aleatorietà elevato, che dovrebbe indurre a non contabilizzare ex ante tali somme a copertura di oneri.

E’ urgente varare rapidamente una riforma del settore che sia sostenibile, organica, armonica ed equilibrata per cittadini giocatori, Stato, territori, lavoratori e per l’industria, alla quale è stato affidato in questi 15 anni, attraverso il sistema concessorio statale, il ruolo importantissimo di presidio e tutela della legalità. Si potrebbe così avere una stabilizzazione del quadro fiscale che consenta alle aziende di pianificare gli investimenti in innovazione per aumentare la sicurezza degli apparecchi, tra cui tessera sanitaria, Awp da remoto, attraverso un unico intervento in un orizzonte temporale di tre anni, considerando anche l’approssimarsi della fine delle concessioni. Una riforma che risolva anche la questione territoriale”.