Arriva puntale a Bruxelles la critica delle imprese italiane che operano nella produzione e gestione di apparecchi da intrattenimento senza vincita in denaro al progetto di regole tecniche notificato di recente.
Così come prevede la direttiva, i Paesi Ue hanno due mesi di tempo per inviare le loro osservazioni prima del via libera della Commissione. La procedura in questione riguarda per l’appunto il progetto di regole tecniche di produzione, importazione e verifica degli apparecchi da intrattenimento senza vincita in denaro di cui all’art. 110 comma 7 del Regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 e successive modificazioni (TULPS).
In assenza di un ulteriore proroga dello status quo il termine è previsto per il 17 maggio 2021.
La FEDERAZIONE CONFESERCENTI AMUSEMENT ha inviato alla Commissione un documento dettagliato con una serie di osservazioni evidenziando diverse criticità circa la compatibilità con il diritto europeo.
“La stessa normativa italiana in materia di apparecchi senza vincite in denaro, a partire dall’art. 38 L. n. 388/2000, è irragionevolmente modellata su quella concernente i giochi con vincita in denaro e/o d’azzardo”, si legge nel documento della Federazione.
Tra le questione evidenziate il fatto che:
–  assoggetta gli apparecchi senza vincite in denaro al regime di Monopolio  attualmente gestito in Italia dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) per i giochi d’azzardo;
–  sotto comminatoria di gravose sanzioni (pecuniarie ed interdittive), richiede agli operatori economici il possesso di ben quattro autorizzazioni preventive per la produzione, importazione, distribuzione e gestione degli apparecchi. Tali autorizzazioni sono costituite dalla certificazione di conformità dell’esemplare di modello conseguente alla c.d. “verifica tecnica” , dal nulla osta di distribuzione, dal nulla osta per la messa in esercizio e dal possesso dell’autorizzazione di cui all’art. 86 T.U.L.P.S.;
–  questo regime autorizzatorio non è giustificato da motivi imperativi di interesse generale e da ragioni di tutela dell’ordine pubblico o dei consumatori-giocatori, ma soltanto da esigenze di natura fiscale e di controllo sul segmento di mercato di riferimento;
–  non è coerente con la restante normativa in materia di giochi pubblici né ragionevole o proporzionata rispetto ai pretesi interessi pubblici da tutelare;
–  non è chiara né trasparente, essendo costituita da una pluralità di fonti di hard e soft law di non facile reperimento e comprensione anche per gli operatori economici più avveduti”.
Per gli operatori italiani insomma il “Progetto notificato finisce per aggravare la denunciata situazione di incompatibilità con il diritto UE, dal momento che:
a) contempla un cospicuo numero di requisiti minimi per ciascuna tipologia di apparecchi senza vincite in denaro, sottoponendo a “verifica tecnica” l’esemplare di modello di ogni congegno – qualunque esso sia – che gli operatori intendano produrre, importare, distribuire o gestire in Italia, prescrivendo la certificazione di conformità anche rispetto ai semplici aggiornamenti ;
b) prescrive immotivatamente che gli apparecchi di abilità appartenenti alla tipologia 7a) debbano essere obbligatoriamente privi di monitor o di visori in grado di visualizzare immagini del gioco;
c) vieta incomprensibilmente la possibilità di un collegamento alla rete internet tramite qualsiasi tipo di connessione, salve alcune limitate ed eccezionali deroghe, richiedendo in quest’ultimo caso che il server centrale debba essere obbligatoriamente allocato in uno dei Paesi dell’Unione europea e ne sia sempre consentito l’accesso ai fini di controllo;
d) non consente senza alcuna valida ragione l’utilizzo di monete in valuta corrente durante le diverse fasi di gioco o comunque nel corso della partita né in ogni caso la loro visibilità al giocatore;
e) non permette l’attivazione con moneta metallica, gettone e strumenti elettronici di pagamento per qualsiasi gioco senza vincite in denaro;
f) prescrive la “verifica tecnica” anche in ipotesi di semplice modifica del codice eseguibile del programma di gioco;
g) stabilisce che la c.d. “scheda esplicativa”, che deve accompagnare il singolo apparecchio senza vincita in denaro, debba essere costituita da una mole sproporzionata di dati, informazioni e certificazioni richiesti attraverso una formulazione normativa indeterminata e, comunque, non perspicua;
h) richiede sempre l’obbligatorio esame del “codice sorgente” del software, senza nessuna garanzia in termini di riservatezza a fronte del pericolo di eventuali divulgazioni;
i) nulla dice e, pertanto, vieta di fatto la possibilità di effettuare verifiche tecniche presso altri Stati membri dell’Unione europea, né fa cenno alcuno ad una eventuale validazione delle stesse in Italia.
Ultima osservazione attiene ad un confronto con gli altri Paesi europei dove “giochi riconosciuti come “di puro intrattenimento” non vengono considerati come tali dal Progetto notificato, per cui i prodotti acquistati – in particolare quelli usati – presso altri Stati non possono essere introdotti in Italia”.