“Dal Comune di Venezia, nella persona dell’Assessore alle Politiche Sociali Simone Venturini, noto attivista in materia di contrasto al gioco, mi piacerebbe avere delucidazioni in merito all’arbitrarietà con la quale hanno deciso di applicare, come evidenziato da una comunicazione del Comune stesso, le limitazioni orarie stabilite dalla regione Veneto anche agli apparecchi Comma 7, mai citati nella delibera regionale che fa riferimento solamente agli apparecchi comma 6.

Che vengano applicati entro un perimetro stabilito da un regolamento comunale è un conto, anche se altamente discutibile, ma estenderlo a propria discrezione senza alcuna norma a sostegno, è inaccettabile. Soprattutto perché in questo calderone di ordinanze, delibere e leggi regionali ci si è dimenticati di una cosa fondamentale, ovvero di tener conto della Circolare del Ministero dell’Interno che sancisce l’obbligo di sottostare a quanto stabilito dalla conferenza Stato Regioni in merito alla determinazione delle fasce orarie per l’utilizzo degli apparecchi da gioco. Inaccettabile è anche questa incompetenza di una classe politica che sta sancendo la fine di migliaia di piccole e medie imprese di settore e dei loro occupati, solo per cavalcare l’onda populista anti slot”.

È duro il commento del presidente dell’Associazione Nazionale Sapar, Domenico Distante, che interviene inoltre sulle recenti dichiarazioni dell’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Venezia, Simone Venturini, che ha paventato la possibilità di fissare limitazioni orarie ancora più stringenti.

“Tra delibera regionale e regolamento comunale – prosegue il presidente Sapar -, a Venezia gli apparecchi comma 6 a e b resteranno in funzione nella fascia oraria 9-13 e 15 -18, solo 7 ore al giorno. Si crede veramente che nelle restanti 17 ore giornaliere si smetta semplicemente di giocare? In tutto questo gloriarsi per aver applicato criteri proibizionistici nei confronti del gioco, probabilmente ci si è dimenticati di valutare i danni che le altre 24 offerte stanno recando ad un vasto pubblico che usufruisce di giochi in silenzio, nella solitudine della propria abitazione, utilizzando piattaforme online.

Senza dimenticare il turismo dei giocatori che si recano nei casinò di Venezia e oltre confine, luoghi che sono rimasti indenni a qualsiasi restrizione.

Pertanto, come ormai avviene per una cattiva abitudine ormai consolidata, si legifera solo per avere il plauso dell’opinione pubblica, perché affermare di aver eliminato le slot crea consenso popolare, in barba poi alle reali problematiche del giocatore affetto da disturbo compulsivo, invisibile magari agli occhi della società civile, costretto da un’inutile proibizionismo a riversare la sua frustrazione per un gioco negato su siti online spesso illegali e non controllabili.

Nel corso dell’audizione che Sapar ha avuto a novembre in V commissione, abbiamo evidenziato la necessità di una fascia unica di gioco, da adottarsi in base alla tipologia di locali; quindi per bar ed esercizi generalisti abbiamo proposto la fascia 7-24, mentre per le sale dedicate la fascia 10 – 03.

È evidente quindi che non solo non si persegue la tutela del giocatore, ma oltretutto si costringono le piccole e medie imprese del settore a chiudere, a licenziare i propri dipendenti. Tutto solo per un applauso e l’effimero consenso popolare”.