“Il Governo non può continuare a fare cassa dai giochi attraverso un ulteriore aumento della tassazione sugli apparecchi perché non ci sono più margini nella filiera. Un’ulteriore rincaro questa volta avrebbe soltanto conseguenze dannose, determinando la condanna a morte di un numero enorme di piccole e medie imprese che operano nella legalità con la conseguente perdita di posti di lavoro”.

E’ l’appello lanciato dal presidente di Valore Impresa, Gianni Cicero, durante il convegno ‘Un fisco da rottamare per sostenere lo sviluppo’ andato in scena ieri a Roma presso l’Aula dei gruppi parlamentari della Camera dei Deputati, con il quale il network di imprese ha chiesto a gran voce, davanti a una folta rappresentanza del Parlamento e del Governo, un riforma del Fisco che sia equa e sostenibile. Dove ha trovato spazio anche il tema del gioco, che rappresenta uno dei comparti rappresentati dall’organismo attraverso la sezione Valore Impresa Gaming.

Nel frattempo, la stessa Valore Impresa Gaming, è intervenuta anche nei lavori in corso presso la VI Commissione Finanze della Camera, presentando le proprie proposte in riferimento all’esame del disegno di legge C. 2220, di conversione in legge del decreto-legge n. 124 del 2019, recante disposizioni urgenti in materia fiscale e per esigenze indifferibili decreto-legge fiscale, all’interno del quale sono contenute diverse norme che impattano sul mercato del gioco pubblico e che, secondo l’organismo, rischiano di compromettere l’intera filiera e, in particolare, le imprese di gestione.

La relazione di Valore Impresa Gaming in Commissione Finanze

Nella relazione depositata da Valore Impresa Gaming in Commissione (di cui si riporta un estratto), si chiede quanto segue. Tenendo conto dell’orientamento della legge in esame che intende voler prevedere un ulteriore incremento del prelievo erariale sulle Awp (ovvero: “Amusement with prizes” di cui al comma 6 lett.a) dell’art. 110 del T.U.L.P.S.), con particolare riferimento a quanto previsto all’articolo 26, si ritiene necessario e indispensabile prendere in considerazione una ulteriore riduzione più che proporzionale del c.d. “payout”, cioè della percentuale minima di vincite riconosciuta al giocatore, che potrebbe essere ridotta fino ad un massimo del 65/66% sempre delle somme giocate (rispetto all’attuale percentuale del 68%), limite non ulteriormente deprimibile per non causare la prevedibile perdita di interesse dei giocatori. In particolare, Valore Impresa Gaming ritiene opportuno prevedere una percentuale destinata alle vincite (payout), a decorrere dal 01 Gennaio 2020, fissata in misura non inferiore al 65% (sessantacinque per cento) per gli apparecchi di cui all’art. 110 comma 6, lett.a (Awp) e non inferiore all’83% (ottantatre per cento) per gli apparecchi di cui all’art. 110 comma 6, lett.b (Vlt) del T.U.L.P.S.

Inoltre si ritiene necessario prevedere che a decorrere dal 01 Gennaio 2020 per gli apparecchi di cui all’art. 110, comma 6, lettera a) del TULPS, non sarà più richiesto il pagamento del corrispettivo di 100 euro ad apparecchio per il rilascio di nulla osta di distribuzione (NOD). Tale quota di margine e di diversa tassazione consentirebbe quantomeno ai gestori di far fronte agli ulteriori investimenti richiesti per l’aggiornamento degli apparecchi; aggiornamento che potrebbe comprendere anche una serie di soluzioni tecniche ed informatiche, in concerto con i produttori, per massimizzare il controllo, la sicurezza e ridurre i possibili effetti compulsivi del gioco (come di seguito meglio precisato). L’eventuale aggiornamento degli apparecchi (in scadenza sul mercato ad oggi al 31.12.2020) dovrebbe in tal caso rinviare al marzo 2022 (data di scadenza delle vigenti concessioni), l’avvento sul mercato delle AwpR (Awp “da remoto”), per i quali sono appena state redatte le specifiche regolamentazioni tecniche in attesa di provvedimenti attuativi. Inoltre, in tema di fiscalità, si ritiene che il legislatore debba prendere seriamente in esame una modifica strutturale del sistema di tassazione degli apparecchi, da conteggiarsi non sulle somme giocate ma sul margine residuale della raccolta (differenza tra somme giocate e vincite erogate), come già in uso nella maggior parte dei paesi che hanno legalizzato le slot machines, con aliquote che colpiscano l’effettiva redditività del comparto, superando così definitivamente gli equivoci e le contraddizioni della tassazione sulle somme giocate.