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“L’1 giugno in Valle D’Aosta scatterà il distanziometro anche per le sale gioco, come previsto dalla modifica introdotta dalla Legge regionale n° 10 del 2018 alla Legge n° 14 del 2015. Dopodiché sarà possibile fruire del gioco di Stato solo nel Casino de La Vallèe (aperto 24 ore su 24) e, se esistono, le sale gioco o gli esercizi distanti 500 metri (calcolato in linea d’aria) dai luoghi sensibili.

La situazione si fa sempre più insostenibile: si continuano a far chiudere aziende e lasciare senza lavoro centinaia di dipendenti senza motivo, senza che ci siano dati certi e numericamente importanti forniti dalle Asl relativi alle persone in cura per dipendenza da AWP e che possano quindi giustificare decisioni cosi drastiche su un fenomeno che certamente non è la piaga sociale della Valle D’Aosta”.

Così Alessia Milesi, presidente della delegazione Piemonte/Valle D’Aosta dell’Associazione Nazionale Sapar, ricordando che il 1° giugno sul territorio valdostano la mannaia del distanziometro mieterà nuove vittime in termini di lavoratori e aziende che saranno costrette a chiudere perché impossibilitate a lavorare a causa dell’ennesima legge regionale che sta determinando gravissime ripercussioni sul settore.

“Diversi studi scientifici (vedi Eurispes e Istituto Superiore di Sanità) confermano che i giocatori “problematici” preferiscono giocare in luoghi lontani da casa, per avere maggiori garanzie a livello di privacy e occultare in qualche misura la loro condizione di “giocatore”. Conseguentemente, si può affermare che il distanziometro non ha mitigato la pulsione al gioco dei giocatori problematici o patologici – dichiara il presidente Milesi -; piuttosto ha generato un vero e proprio caos nei regolamenti regionali con il rischio, più volte denunciato da Sapar, che la diminuzione dei presidi legali, ovvero dei luoghi fisici di gioco, favorisca l’espulsione dell’offerta di gioco legale a vantaggio di quello illegale. Disoccupazione e illegalità, sono questi gli unici dannosi risultati derivati dai distanziometri: serve una normativa nazionale univoca, il governo non può più rimandare”.