“Nel luglio 2015 è entrata in vigore la L.P. 22.07.2015 n. 13 con la quale viene previsto per l’intero territorio provinciale (a prescindere dall’emanazione di delibere o altro da parte dei singoli enti territoriali) il divieto di collocare apparecchi da gioco in un raggio non inferiore a 300 metri dai luoghi sensibili (istituti scolastici, strutture sanitarie, ospedaliere e residenziali, aree ricreative, centri giovanili, circoli pensionati e anziani,…). Entro il mese di agosto 2020 le macchine già installate in tutti i punti vendita diversi dalle sale giochi andranno rimosse”. Così in una nota la Fisascat Cisl Trentino.

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“Tralasciando il dibattito (ampio) sulle dipendenze, a contatto con le quali molte cooperative sociali operano con lodevole impegno, e sulla significativa riduzione delle entrate fiscali derivanti da gioco lecito e quindi “controllato”, si prospetta un danno economico sostanziale per le attività imprenditoriali che andranno a subire una riduzione stimata attorno all’80% della copertura del territorio provinciale e del 30/40% in media del fatturato con la conseguente probabile entrata nel mercato di colossi multinazionali, gli unici a poter sopportare i nuovi vincoli.

Ne deriva, purtroppo, una pesantissima perdita di posti di lavoro diretta (dipendenti di aziende del settore che si occupano dell’installazione, manutenzione e scassettamento degli apparecchi) e indiretta (dipendenti di bar, rivendite di generi di monopolio, circoli, agenzie, negozi di scommesse e sale bingo) alla quale è necessario far fronte.

Complessivamente nel sistema sono impiegati oltre 1.000 (mille) addetti, alcuni con la certezza di perdere il proprio posto di lavoro in quanto legato esclusivamente all’attività del gioco ed altri con prospettive per nulla rosee. Lavoratori tutti accumunati da possibilità molto remote di essere ricollocati in una condizione di difficoltà estrema come quella attuale.

Non per demonizzare la normativa ma vale la pena far notare, come già accaduto in provincia di Bolzano, che risulta probabile che i benefici attesi dalla sua applicazione non sortiranno gli effetti sperati. Infatti il numero di esercenti del settore in Alto Adige si è ridotto da oltre i 500, nel periodo ante 2015, all’attuale di 163 senza comportare l’auspicata pari diminuzione della spesa al gioco che invece è rimasta pressoché stabile.

Andrebbero piuttosto fatti una serie di approfondimenti per capire quanto possa essere opportuno vietare e quanto liberalizzare raggiungendo un equilibrio che consideri le conseguenti ricadute in termini di posti di lavoro, gioco online, gioco illecito, dipendenze, fiscalità… garantendo tutti i bisogni in campo (tutela della salute, salvaguardia del diritto al lavoro e alla libertà di impresa) anche prevedendo momenti di formazione professionale degli esercenti, al fine di renderli dei veri e propri avamposti, dotati delle competenze necessarie per intercettare i giocatori problematici.

Nell’immediato, in ogni caso, la forza lavoro va tutelata adeguatamente prevedendo una proroga della norma per almeno due anni, fino al momento in cui è prevista la rimozione degli stessi apparecchi dalle sale da gioco. Un tempo certamente breve ma che può essere consono a rivedere adeguatamente l’impianto normativo”.