Entrano in vigore le norme in materia di contrasto al gioco d’azzardo patologico nel Lazio ed è già caos. Malgrado la circolare di chiarimenti dell’11 gennaio scorso della Direzioni Regionale Sviluppo Economico, Attività Produttive e la Ricerca, alcuni operatori hanno deciso di sospendere l’attività delle slot in attesa di maggiori dettaglia circa le disposizioni.

Tiziano Tredese, storico operatore del comparto dell’apparecchio da intrattenimento e oggi presidente del Consorzio FEE commenta la situazione.

“Sono passati 28 anni (era il lontano 1995) da quando, dopo aver letto come i tedeschi costruivano le loro slot, cominciavo un’opera di sensibilizzazione, tra gli operatori del settore e non, affinché prendessimo esempio e ci si ispirasse “a queste regole” per scrivere una nuova legge che permettesse l’installazione anche in Italia di giochi con vincita di danaro. Con altri colleghi abbiamo portato avanti per anni la proposta della ‘perdita oraria media’ che doveva essere non superiore al ‘salario medio’ del cittadino italiano. Si invitava a ‘copiare’ l’esempio degli amici tedeschi secondo una logica molto semplice: dopo che ti sei speso un’ora di salario fermati 3 minuti (intendendo che il gioco si deve fermare), bevi qualcosa e rifletti se è il caso di continuare … o andare a casa .
Così facevano tedeschi, così si sperava che succedesse anche in Italia

Vedo che i politici laziali ci hanno messo un bel po’ per capirlo (quelli nazionali sono ancora nel limbo)”, osserva Tredese riferendosi alle norme approvate nell’agosto scorso che introducono limitazioni al funzionamento delle slot. “Peccato che, invece di una modifica software nazionale (che magari andava a togliere tutti i ridicoli spegnimenti orari) ci si sia resi ancora più ridicoli con ‘spiritose invenzioni’ che non fanno neanche ridere!”.

“Considero poi addirittura offensivo definire giochi d’azzardo quelli appartenenti al comma 7 del Tulps. A questo punto mi verrebbe da sollecitare una perizia scientifico/psichiatrica a questi illuminati! Non sarebbe superfluo suggerire un ripasso del Testo unico di Pubblica Sicurezza. Inutile dire che mi sarei aspettato un intervento più incisivo anche da parte dell’ADM, forse anche loro rimasti ancora al 2003, ovvero agli albori delle norme di settore”. Va detto infatti che nella circolare di chiarimento già menzionata si fa riferimento agli apparecchi da puro intrattenimento, ovvero senza vincita in denaro, come macchine per il gioco d’azzardo e quindi soggette agli stessi obblighi previsti per slot e videolotterie. A tale proposito alcuni operatori hanno già provveduto a chiedere agli Uffici della Regione una correzione delle disposizioni.

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