«Non si può parlare di riordino senza risolvere la questione territoriale. Non mettiamo certo in discussione la buona fede degli enti locali, ma i provvedimenti da loro adottati sicuramente non sono stati omogenei. Credo che alla base di questi provvedimenti ci siano due questioni: un equivoco di fondo e strumenti non adatti a perseguire lo scopo della tutela della salute».

Così il Presidente Nazionale STS, Giorgio Pastorino (nella foto), durante i lavori del webinar organizzato dall’I-COM, Istituto per la Competitività, il 18 novembre scorso.

Il titolo dell’iniziativa «Oltre le incertezze. Verso il riordino del gioco legale», puntava già dritto al centro della questione che, più di ogni altra, rappresenta la sintesi delle problematiche che interessano il settore in questo periodo.

A proposito dell’equivoco che, secondo Pastorino, è alla base della selvaggia produzione normativa di Regioni ed Enti locali, spiega: «L’equivoco deriva dal fatto che, come testimoniano diverse sentenze, gli interessi di tutela della salute pubblica sono predominanti sugli interessi privati. Ciò è perfettamente comprensibile – continua – ma è meno comprensibile il salto logico che porta questa affermazione alle emanazioni dei divieti.

Il divieto dovrebbe presupporre che cancellando un prodotto si cancelli anche la domanda, ma ciò non accade.

Poi c’è il problema degli strumenti: da una parte le Regioni hanno a disposizione i distanziometri, dall’altra i Comuni possono disporre gli orari; ebbene, entrambi gli strumenti sono stati utilizzati in maniera restrittiva senza raggiungere risultati evidenti in merito alla tutela della salute».

Pastorino osserva che il ricorso a simili strumenti andrebbe superato per passare, invece, ad una rimodulazione del settore basato piuttosto su un ripensamento del numero di punti presenti sul territorio: un numero chiuso di soggetti che possano vendere il gioco, il che limiterebbe qualsiasi obiezione sull’offerta territoriale.

«Questo lo si può fare – rimarca – partendo dalle reti più professionali, ovvero le sale gioco che sono dedicate ad un prodotto, ma soprattutto le tabaccherie, le più professionali in assoluto, che offrono la maggior parte dei prodotti di gioco presenti e lo fanno da molto prima che esistessero le sale».

L’esigenza, insomma, è quella di trovare finalmente un equilibrio tra principio di legalità e tutela dei consumatori.

«Si tratta di due concetti legati indissolubilmente tra loro, che rappresentano le fondamenta del nostro sistema concessorio che, lo ricordiamo, nel panorama europeo (e non solo) rappresenta un modello da imitare e da esportare».

Pastorino ritorna anche su un tema a lui molto caro, ossia l’aiuto che può derivare dalla tecnologia: «Se esistono strumenti tecnologici per controllare il giocatore e evitare i comportamenti eccessivi sono ben accetti».

Ma non solo: «Va anche fatta un’armonizzazione generale di tutte le norme che possono coinvolgere il gioco. Bisogna ricordare che ci sono norme che non sembrano incidere direttamente sul gioco, ma che creano effetti deleteri. Un esempio su tutti: i Centri Trasmissione Dati.

Nel 2021 l’Italia non è né un paese in via di sviluppo né un paese che soffre di digital divide, eppure esiste ancora la figura del CTD che in teoria dovrebbe fornire un servizio di connessione a cittadini, che peraltro ormai nascono con lo smartphone connesso nella culla, ma poi spesso e volentieri sono utilizzati per raccogliere gioco in maniera non autorizzata».

Ma l’armonizzazione deve riguardare anche la tassazione e la fiscalità del gioco, anche perché se da una parte lo Stato impone (o lascia imporre a Regioni ed Enti locali) limitazioni e restrizioni, dall’altra è sempre pronto a trarre dal gioco il massimo e anche di più, ad esempio, ad ogni legge di stabilità.

«Il problema è che la tassazione sul gioco in Italia è arrivata, in alcuni casi, ad essere quattro volte superiore alla media europea e questo mette in crisi la filiera e le piccole imprese, come le nostre tabaccherie, che non riescono a reggere la tassazione. Il tutto impedendo di fare investimenti sulla tecnologia necessaria».

Infine, un cenno sulla difficile situazione Covid, che ha sicuramente comportato un vero e proprio impoverimento delle reti di raccolta terrestri.

«Al di là delle proroghe tecniche sulle concessioni che non si riescono in nessun modo a bandire fino a che non ci sarà un riordino, io auspico una proroga generale di almeno due anni di tutte le concessioni, anche a titolo oneroso, affinché non ci siano danni per l’Erario. In questo modo sarà possibile consentire uno specifico lavoro di innovazione.

Spesso le regole di ingaggio vengono definite all’atto del bando e poi per nove vengono congelate. Eppure il mercato si muove velocemente. Per tale motivo – conclude – è essenziale dare un po’ di stabilità agli operatori, consentendo una nuova valutazione sulle regole e, conseguentemente, permettere alle aziende di essere più competitive».