Dopo aver “spaccato” la maggioranza (nell’aprile scorso su una mozione presentata da Fratelli d’Italia in Senato che ne chiedeva la sospensione Forza Italia, Lega e Iv si erano astenuti), il cashback (vedi l’approfondimento realizzato da Confcommercio) continua ad agitare le acque del governo Draghi. Nonostante la forte opposizione del M5S, l’operazione è stata infatti sospesa per sei mesi, fermo restando il pagamento delle somme accumulate con i pagamenti delle carte di debito e credito e con il ‘superpremio’ da 1.500 euro ai maggiori utilizzatori. Non a caso, per il premier Draghi la misura ha “un carattere regressivo ed è destinata ad indirizzare le risorse verso le categorie e le aree del Paese in condizioni economiche migliori”. E’ quanto scrive Confcommercio.

E a questo punto, data l’avversione a più ripresa manifestata dall’ala destra della maggioranza di governo, non si può escludere l’inizio di una riflessione anche sulla lotteria degli scontrini. Da luglio l’esecutivo vorrebbe tagliare anche questa misura, oltre al rimborso di Stato. La ragione sarebbe la stessa: risparmiare e destinare i fondi ad altre misure.

Sull’iniziativa Confcommercio ha da sempre espresso forti perplessità, ribadite a Repubblica dal responsabile “Commercio e Città”, Enrico Postacchini (“le lotterie fanno una fiammata iniziale come le catene di Sant’Antonio e poi si esauriscono”). Al 30 aprile 2021 gli italiani che avevano scaricato il codice lotteria erano 4,6 milioni e tra questi, solo 3,2 milioni lo avevano utilizzato, nemmeno il 6% della popolazione. La sorte è stata tentata soprattutto nei supermercati, dove si è registrato il 54,4% delle operazioni che hanno concorso alle estrazioni.

Il Cashback costa circa 1,75 miliardi a semestre, mentre la lotteria degli scontrini vale 2,5 miliardi di euro all’anno, quindi 208 milioni al mese. Entrambe le misure erano state introdotte dal governo Conte-bis all’interno del piano cashless per incentivare i pagamenti elettronici con app e carte.

Pagamenti elettronici, il credito d’imposta sale al 100%

Nel decreto legge ‘Misure urgenti in materia fiscale, di tutela del lavoro, dei consumatori e di sostegno alle imprese’  approvato dal Cdm è previsto l’incremento dal 30% al 100% del credito d’imposta sulle commissioni sui pagamenti elettronici addebitate agli esercenti che acquistano, noleggiano o utilizzano strumenti che consentono forme di pagamento elettronico entro il 30 giugno 2022. Inoltre, è stato istituito un nuovo credito d’imposta per l’acquisto, il noleggio o l’utilizzo di strumenti che consentono pagamenti elettronici per il collegamento con i registratori telematici. Il credito è pari a una percentuale della spesa sostenuta (nel limite di spesa massimo di 230 euro per beneficiario), pari:

  • al 70% per i soggetti con ricavi relativi al periodo d’imposta precedente non superiori a 200.000 euro;
  • al 40% per chi ha ricavi compresi fra 200.000 e 1 milione di euro;
  • al 10% per chi ha ricavi superiori a 1 milione di euro ma inferiori a 5 milioni.

Sui pagamenti elettronici puoi consultare l’approfondimento realizzato da Confcommercio.

“Adesso occorre che si apra una riflessione approfondita sulle criticità fin qui segnalate, a partire dalle considerazioni della Banca centrale europea sulla necessità di un approccio neutrale nei confronti dei vari mezzi di pagamento disponibili fino alle considerazioni circa i possibili effetti sperequativi tra i redditi e l’effettivo impulso ai consumi”. Questo il commento di Confcommercio, che ribadisce che “l’impulso alla diffusione della moneta elettronica andrebbe anzitutto perseguito abbattendo costi e commissioni a carico di consumatori ed esercenti, in particolare per la fascia dei micropagamenti”.