“Sarà un autunno difficilissimo per l’economia e per l’occupazione ma bisogna guardare avanti pensando a come affrontare i problemi strutturali che pesano sulla crescita. La produttività innanzitutto, che nel nostro Paese non aumenta da più di 20 anni. Due i principali motivi: il cuneo fiscale e gli effetti della contrattazione, ancora troppo poco spostata sul livello aziendale. L’accordo del 9 marzo del 2018 non è stato messo in pratica ma la strada resta quella. Se il sindacato parla di patti e pensa di tentare un accordo con il Governo per poi imporlo alle imprese, noi non ci stiamo”.

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Così Maurizio Stirpe (nella foto), Vice Presidente di Confindustria per il Lavoro e le Relazioni industriali, sul Sole 24 ORE.

“Lavoro e welfare sono le priorità, ora e nei prossimi anni. L’attività economica è ripartita, ma non in tutti i settori e la domanda è bassa. La crisi è mondiale. Serve uno strumento ad hoc. Le imprese, dal canto loro, potrebbero intervenire con una integrazione e sarebbe auspicabile una detassazione di questa quota di salario. Il rapporto di lavoro non si interrompe, a mano a mano che le aziende superano la fase di crisi, riassorbono questi lavoratori. Se non saranno in grado di farlo per tutti, al termine del periodo chi è rimasto fuori avrà la tutela degli ammortizzatori tradizionali.

Si rende poi necessario separare le crisi aziendali reversibili, che andrebbero gestite dal ministero dello Sviluppo, da quelle irreversibili, che dovrebbero passare al ministero del Lavoro. Soprattutto, occorrerebbe dare attuazione ai principi dell’accordo firmato con il sindacato il primo settembre 2016. Bisogna cioè affrontare la ricollocazione del lavoratore, anche ricorrendo ai fondi interprofessionali, quando si verifica la crisi aziendale, e non al termine del periodo di utilizzo degli ammortizzatori sociali. Il reddito di cittadinanza dovrebbe restare solo come strumento estremo di lotta alla povertà, dal momento che per le politiche attive ha dimostrato di non funzionare.

Inoltre non bisogna più mettere in discussione i principi generali della Fornero. Quota 100 ha aperto uno squarcio nei conti dell’Inps.

E sui rinnovi contrattuali il Vice Presidente Stirpe afferma che non siano possibili con queste piattaforme che continuano a puntare sul contratto nazionale e sui minimi tabellari, tradendo i principi firmati dalle parti sociali con il Patto della Fabbrica a marzo del 2018. In quell’accordo si punta ad un recupero della produttività, favorendo l’aumento del salario in azienda, legato ai risultati. Un’esigenza che oggi è un imperativo. Ci sono 38 contratti scaduti su 57 e nessuno si muove. E’ evidente che c’è un problema. Se salta l’accordo del 2018 si aprirebbe la strada al salario minimo per legge e a quel punto qualsiasi trattativa si sposterebbe a livello aziendale.

Serve recuperare la spinta che ci ha portato a firmare accordi importanti. Da nove mesi con il sindacato non abbiamo più contatti o incontri. Ci sarebbe bisogno di sedersi al tavolo, riaffermando i principi che abbiamo condiviso in passato. Un chiarimento in questo senso sta diventando urgente”.