“Siamo soddisfatti soprattutto per il metodo che ha portato alla definizione di questo decreto perché stavolta, rispetto a quanto avvenuto in passato, da parte del Governo c’è stato ascolto. Non possiamo che esprimere soddisfazione per l’intervento sull’Irap poiché si tratta di una misura ad ampio spettro e, come abbiamo sottolineato più volte, è subito cantierabile e porterà sicuramente benefici immediati alle imprese. E’ evidente che però il tema dell’Irap andrà affrontato in via definitiva, anche se nell’ambito di una riforma organica del sistema fiscale, a cui prima o poi necessariamente bisognerà mettere mano”.

Così Maurizio Stirpe (nella foto), Vice Presidente per il Lavoro e le Relazioni industriali, a RaiNews24.

“Per il momento il Governo ha dato qualche segnale in questa direzione, poi è evidente che una crisi di questa portata richiederà necessariamente un aggiornamento di tutte le misure adottate finora, in funzione delle situazioni che si presenteranno. Mi riferisco soprattutto alle criticità drammatiche che si troveranno a fronteggiare le imprese in una fase successiva, perché la domanda impiegherà molto tempo per tornare ai valori pre-crisi. Durante questo ciclo è evidente che l’azione di Governo dovrà essere funzionale a controbilanciare le diverse criticità a cui si dovrà far fronte.

Noi abbiamo già fatto notare al Governo che non c’è una perfetta sovrapposizione tra il limite temporale indicato per il divieto di licenziamento e il periodo di copertura previsto dalla cassa integrazione Covid. Tuttavia, sembra che anche in questo provvedimento persista questa asimmetria. A questa criticità se ne aggiunge un’altra, determinata dal fatto che questo provvedimento di cassa integrazione è stato diviso in 2 blocchi temporali. Potrebbe quindi esserci il rischio, per coloro che usufruiscono degli ammortizzatori sociali in deroga, di trovarsi scoperti nel periodo che intercorre tra il limite massimo entro il quale possono usufruire della cassa integrazione e quello fino a dove vige il divieto di licenziamento.

E’ evidente che il contagio da Covid che avviene sul luogo di lavoro, quando è un rischio professionale, deve essere risarcito dall’Inail. Ma allo stesso tempo deve essere dimostrato il nesso di causalità tra il contagio e il posto di lavoro: la responsabilità penale deve scattare solo se viene provata questa connessione. Qualora invece il datore di lavoro dimostri di aver applicato il protocollo in modo corretto senza che ci sia alcun nesso di causalità tra contagio e luogo di lavoro, la responsabilità penale del datore deve essere eliminata. Questa mattina mi sembra ci sia stata un’apertura da parte del Ministro Catalfo a intervenire su queste discrepanze. Sono elementi che generano timore e aggiungono incertezza a una situazione che non si presenta chiara e trasparente e anzi, ha forti tratti di opacità. Bisognerà convivere con il rischio Covid, abituarsi a rispettare i protocolli, altrimenti anche l’esercizio della stessa attività d’impresa diventa rischioso.

Quanto alle risorse stanziate dal dl, il Governo ha fatto quello che ha potuto.

D’ora in avanti, soprattutto nel settore dei beni di consumo durevoli (cicli di produzione delle automobili, delle moto, dei mobili, degli elettrodomestici), inizieranno a presentarsi criticità legate alla crescita lenta della domanda. Dobbiamo quindi iniziare a immaginare provvedimenti per stimolarne rapidamente la ripresa perché in questi settori, ad alta intensità di manodopera, la domanda scende molto in fretta e fa fatica a risalire.

In relazione alle misure relative alla patrimonializzazione delle imprese, soprattutto in una fase di debolezza come quella attuale, il giudizio è sicuramente positivo. Tuttavia, come abbiamo più volte evidenziato, abbiamo delle perplessità su alcuni aspetti che fanno pensare a processi di nazionalizzazione. Riteniamo che l’intervento dello Stato debba avere un perimetro ben delimitato dal punto di vista temporale e occorre definire una chiara way out da parte delle Istituzioni che entreranno nel capitale delle imprese, oltre a creare le condizioni per irrobustirle dal punto di vista patrimoniale”.

In un’intervista a Repubblica.it Stirpe ha aggiunto: “Tra le tante incognite del momento c’è il rischio che l’imprenditore subisca un processo penale con l’accusa di aver causato un infortunio grave al lavoratore se il dipendente è stato contagiato da Covid-19.

Bisogna fare chiarezza e sgombrare il campo da interpretazioni che possano ingenerare degli equivoci. È giusto che, in caso di contagio, il lavoratore venga indennizzato. Ma la responsabilità penale dell’imprenditore può esserci soltanto nel caso sussista il nesso di causalità, cioè solo quando sia possibile collegare con certezza e in modo inequivocabile il contagio all’occasione di lavoro.

Se l’azienda ha rispettato in modo scrupoloso il Protocollo per la sicurezza sui luoghi di lavoro e può dimostrare una sua applicazione puntuale, deve essere esentata dalla responsabilità penale.

Siamo disarmati di fronte al coronavirus. Il contagio resta un evento di per sé imprevedibile e il Protocollo per la sicurezza è l’unica arma che abbiamo per la prevenzione e che ci siamo impegnati a mettere in campo, d’intesa con Governo e sindacati.

Bisogna coinvolgere l’istituzione preposta a questo tipo di verifica. Anche l’Inail ha tutti gli strumenti e le professionalità per verificare questi aspetti.

La ministra Nunzia Catalfo ha fatto un’apertura su questo punto. Mi sembra abbia compreso le nostre ragioni e voglia confrontarsi con le parti sociali: è questo il metodo giusto. A questo punto, sarebbe opportuno fare una appendice e creare la corretta cornice interpretativa.

Il lavoratore potrà far valere le sue ragioni se il datore di lavoro, pur potendo applicare delle precauzioni, non lo ha fatto. Il dipendente e l’imprenditore sono una risorsa dell’azienda e fanno parte di un progetto comune, tra loro c’è una perfetta identità. Remano nella stessa direzione. Insieme fanno l’interesse dell’azienda che ricomprende l’interesse di tutti”.