“Serve un provvedimento legislativo, per dare ancora maggiori certezze agli imprenditori su doveri e responsabilità. In questo momento così difficile occorre eliminare tutto ciò che può creare ansietà agli imprenditori e lavorare su interventi che li spingano a tenere duro e guardare avanti”.

Così Maurizio Stirpe (nella foto), Vice Presidente di Confindustria per il lavoro e le Relazioni Industriali, in un’intervista al Sole 24 ORE.

“Nella fase emergenziale e per le attività più strettamente esposte alla possibilità di contagio, è comprensibile che il Covid-19 possa essere stato considerato infortunio sul lavoro, poiché c’erano rischi specifici più facilmente individuabili. Ma ora che si va verso una generale riapertura diventa molto difficile determinare dove e quando le persone possano essersi contagiate.

Le rassicurazioni del governo – se gli imprenditori rispettano i protocolli di sicurezza non hanno la responsabilità dei contagi – e dell’Inail, recepiscono le nostre richieste. Tra le imprese c’è il timore che si possa andare incontro a un contenzioso legale. Gli imprenditori hanno paura. Quindi sarebbe opportuno intervenire con un provvedimento legislativo, molto chiaro, esplicitando che l’applicazione delle misure di sicurezza indicate nei protocolli costituiscono il pieno assolvimento degli obblighi. E questo approccio dovrebbe essere condiviso dal sindacato: anche il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini ha affermato recentemente che se le aziende rispettano i protocolli non devono essere considerate responsabili.

L’Inail dovrà accertare se ci sono le condizioni per garantire l’assicurazione adeguata al contagiato, gli ispettori del lavoro e gli altri enti preposti, dovranno controllare che l’azienda abbia rispettato i protocolli di sicurezza.

Gli imprenditori si devono attenere alle indicazioni del governo e della comunità scientifica. E quindi applicare rigorosamente i protocolli di sicurezza. La salute dei nostri collaboratori è come se fosse la nostra. Ma deve essere chiaro che per il datore di lavoro il punto di riferimento sono i protocolli.

Un altro elemento di preoccupazione è costituito dal divieto di licenziamento scade il 31 agosto. Per le imprese che possono utilizzare la Cassa integrazione in deroga restano 2 mesi scoperti, in cui non si può licenziare e non c’è la disponibilità di ammortizzatori sociali. È uno squilibrio che pesa e che va risolto perché si tratta di un ulteriore aspetto che crea ansietà tra gli imprenditori, che invece, dovrebbero concentrarsi sulla ripresa”.