“Con ordinanza emessa il 27.2.2019, il Tribunale di Roma – nella causa per l’opposizione al decreto ingiuntivo emesso in favore di un Concessionario in danno di un Gestore per il preteso omesso pagamento della cd. “Stabilità 2015” nella misura richiesta -, ha rigettato la richiesta di concessione di provvisoria esecuzione formulata sulla scorta della contestazione delle somme richieste a titolo di maggior prelievo di cui al combinato disposto degli artt. 1 comma 649 della Legge di Stabilità e 1, comma 921, della Legge di Stabilità 2016.

Il Gestore, rappresentato ed assistito nella circostanza dall’Avv.to Dario Cristiano – Senior Partener dello Studio degli Avv.ti Dario Cristiano, Massimo Caridi, Filomena Sessa e Corrado Spena in Frattamaggiore -, il quale, grazie anche alle utili indicazioni offerte dal dott. Enrico D’Ambrosio, – direttore commerciale della società opponente nonché rappresentante della CNI -, ha correttamente fatto rilevare al Giudice nominato che: per il fatto stesso che il concessionario avesse invocato l’applicazione della norma di cui all’art. 1 comma 649 della Legge di Stabilità 2015, sottoposta anche al vaglio costituzionale, in combinato disposto all’art. 1 comma 921 della Legge di Stabilità rendesse il criterio di calcolo (ndr: cd. di tipo statico) adoperato per la richiesta d’ingiunzione non valido per ottenere la provvisoria esecuzione, atteso che proprio facendo uso del diverso criterio di calcolo di cui all’art. 1 comma 921 Legge di Stabilità 2016 (ndr: cd. di tipo dinamico) si perviene certamente ad importo diverso, nel caso di specie inferiore.

L’Avv.to Cristiano cercherà ora di dimostrare nel merito la non debenza delle somme, almeno non nella iperbolica quantificazione richiesta dal concessionario, anche in ragione del rilievo operato dalla Corte Costituzionale (punto 10 della sentenza) per la quale di certo il prelievo forzoso di cui alla norma in commento “è posto solo a carico delle società concessionarie … [nel mentre] Non è invece disciplinata in alcun modo, né in alcun misura, la traslazione di quest’onere economico sugli altri operatori di filiera del gioco lecito” ivi compresi, dunque, gli esercenti. Ovviamente in aiuto dei gestori, facendo chiarezza sull’argomento, potrebbe intervenire il TAR Lazio a cui la Corte Costituzionale ha rimesso la questione interpretativa e la cui udienza di pronuncia è fisata per il prossimo 22.5.2019.

Si spera che qualche ulteriore elemento utile a sottolineare la mancata, o meglio la volutamente omessa rinegoziazione, cui rimanda letteralmente la norma in contestazione, possa rendere quantomeno più proporzionale ed equa l’imposta, sempre se dovuta.

IL C.N.I. SEMPRE IN PRIMA LINEA NELLA DIFESA DEI GESTORI CONTINUERA’ QUESTA BATTAGLIA E QUELLE CHE SERVANO A DIFENDERE IL SACROSANTO DIRITTO DI PROSEGUIRE NELLA LORO IMPRESA.

Gianmaria Chiodo (Presidente CNI)