“Passando all’analisi dell’articolo 2 del decreto Sostegni bis, Conflavoro PMI accoglie con favore l’istituzione, nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico, del Fondo per il sostegno alle attività economiche che sono rimaste chiuse dal 1° gennaio 2021 per un periodo di almeno 4 mesi. Vi sono, tuttavia, alcune perplessità. La prima, oggettiva, è inerente all’ammontare delle risorse destinate al Fondo in parola, pari a 100 milioni di euro che, di tutta evidenza, non riuscirebbero a compensare effettivamente le perdite di tutte quelle imprese che ancora oggi, nonostante l’allentamento delle misure restrittive, non possono e non riescono ad aprire la propria attività. Pertanto, è necessario provvedere sin da subito ad incrementare la dotazione destinata alla misura, in modo da garantire ad una platea più ampia la possibilità di godere del beneficio ma, soprattutto, di poterlo fare anche in modo congruo ed adeguato”. E’ quanto si legge nella memoria rilasciata da Conflavoro nell’ambito dell’audizione in Commissione Bilancio della Camera su Dl Sostegni Bis.

“Ulteriori dubbi sono inerenti al funzionamento del Fondo poiché non sono note le procedure di richiesta, i criteri di identificazione dei soggetti beneficiari, l’ammontare e le modalità di erogazione dell’aiuto. L’articolo 2, infatti, rimanda ad un successivo decreto attuativo del Ministero per lo Sviluppo Economico, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, la definizione dei dettagli e dei parametri menzionati. Mi sia consentito, a questo punto, un commento proprio sull’andamento dei provvedimenti attuativi dell’attuale Legislatura. Da marzo 2018 e sino all’insediamento del governo Draghi nel febbraio 2021, i provvedimenti attuativi a carico delle Amministrazioni centrali competenti erano 598 su un totale di 1135.

A questo numero si aggiungono i 50 attuativi previsti dalle leggi approvate sotto l’attuale Esecutivo e di cui solo 4 sono stati già adottati. Ciò vuol dire che circa il 55% di leggi che richiedono l’intervento ex post dei Ministeri non produce ancora effetti. Il tessuto delle piccole e medie imprese italiane risente in maniera determinante di uno stallo normativo di tale entità, che causa un inevitabile rallentamento del ciclo d’impresa con il rischio di contrarre il mercato del lavoro e dello sviluppo economico. La mancanza di servizi alle imprese e un’impalcatura normativa calcificata è un tema di massima rilevanza sociale ed economica che non può giovarsi di una flemma ingiustificata. Auspichiamo quindi, una velocizzazione delle Pubbliche amministrazioni nell’erogare servizi ai cittadini e alle imprese al fine di garantire l’efficacia e l’efficienza dell’azione amministrativa”.