Riportiamo di seguito la memoria rilasciata da Attilio d’Alesio, presidente del Coordinamento Ippodromi, nell’ambito dell’audizione tenutasi in Commissione Agricoltura del Senato sul ddl n. 2189, inerente l’istituzione dell’Agenzia autonoma per l’ippica e disposizioni per la riforma del settore.

“Le corse dei cavalli sono state gestite fino al 1932 dalla FISE (federazione sportiva di equitazione costituita nel 1926). Nel 1932 con un Regio Decreto venne istituita l’UNIRE con tre enti tecnici dedicati al galoppo, agli ostacoli, al trotto ed alla produzione del cavallo italiano (i tre enti avevano il nome di Jockey club, Encat ed Enci e purtroppo vennero chiusi nel 1998) e tutte le loro funzioni furono trasferite direttamente all’Unire. L’Unire era un ente pubblico, sottoposto alla vigilanza del Ministero delle politiche agricole e del MEF, aveva autonomia finanziaria derivante dalla raccolta delle scommesse ippiche che ha gestito direttamente fino al 1998 quando ne fu trasferita la gestione all’ADM/Agenzia delle Dogane.

Fino al 1998 in Italia si poteva scommettere solo sulle corse dei cavalli, sul Totip, sul lotto e sul totocalcio. Alla raccolta delle scommesse erano dedicate 360 agenzie ippiche sparse su tutto il territorio nazionale, che nel 1998 vennero trasformate in sale giochi dove si poteva scommettere su tutte le competizioni sportive e giocare a slot e corse virtuali, e poi si è sviluppato moltissimo il gioco online, le sale Bingo, i gratta e vinci etc etc. Oggi i punti gioco fisici sul territorio nazionale sono oltre 120.000 e le scommesse ippiche sono ‘marginali’. A tutela ed a sostegno dell’Ippica furono previsti, per legge, i c.d. ‘minimi garantiti’, a carico dei concessionari ma, subito dopo, questa legge venne abrogata ed i minimi garantiti non sono mai stati pagati.

In questo contesto l’Unire inizio’ ad entrare in crisi perché le entrate delle scommesse calavano sempre di più, vista la enorme concorrenza con le altre scommesse, tanto che nel 2009 venne adottata la c.d legge Zaia (allora Ministro dell’Agricoltura) che prevedeva un contributo annuo a favore dell’ippica di circa 150 milioni, legge che per fortuna ancora oggi e’ in vigore. Fino al 2000 anche il CONI veniva finanziato dai proventi del totocalcio, ma il CONI a differenza dell’UNIRE chiese ed ottenne di essere ‘sganciato’ dai proventi del totocalcio e di ricevere con la legge di bilancio un finanziamento statale annuo, ancora in vigore e pari a circa 410 milioni. Vista la profonda crisi finanziaria dell’Unire, nel 2011 ne fu decisa la trasformazione in ASSI (agenzia per lo sviluppo del settore ippico) che nel gennaio del 2013 venne chiusa e tutte le funzioni e le risorse umane Unire/Assi furono trasferite al Ministero delle Politiche agricole, che oggi continua a gestire il settore.

COME SALVARE L’IPPICA

Dobbiamo partire dall’ABC.

Cosa e’ un ippodromo?

L’ippodromo e’ un impianto sportivo dove si svolge una bellissima e storica competizione sportiva: la corsa dei cavalli, aperto al pubblico, alle famiglie, ai giovani e dove passare una bellissima e divertente giornata all’aperto.

Cosa e’ un proprietario di cavalli?

Il proprietario e’ un appassionato che ama vedere correre il proprio cavallo, vederlo vincere, essere premiato e conservarne le foto ed i ricordi. Il proprietario di un cavallo e’ un appassionato come lo è un proprietario di una barca a vela o di uno Yacht. La proprietà di un cavallo incide sul redditometro ed il reddito del proprietario di un solo cavallo deve essere pari ad almeno 98.000 euro e per ottenere i colori della scuderia deve possedere un reddito annuo molto alto, che gli consenta il pagamento della c.d. ‘pensione’ per il mantenimento del cavallo, che e’ pari a circa. 15.000 euro all’anno a cavallo. Certamente non può essere definito un ‘imprenditore ippico’ anche perché l’imprenditore opera nel libero mercato ed esercita professionalmente una attività economica, come certamente non sono le corse dei cavalli, che non possono essere inquadrate come attività economica ed infatti il cavallo quando vince una corsa vince un Premio.

Cosa e’ un premio?

Lo dice la parola stessa e certamente non è un compenso per una attività economica o per una prestazione professionale. I premi necessitano di un corretto inquadramento giuridico e normativo.

Cosa e’ un allenatore?

L’allenatore sia di galoppo, trotto ed ostacoli e ‘ un professionista che cura, nutre ed allena il cavallo e lo può fare in un centro di allenamento privato o nei centri di allenamento degli ippodromi. L’allenatore deve essere titolare della patente rilasciata prima dallUnire ed ora dal Mipaaf. Mediamente il costo per allenare e curare un cavallo e’ pari a circa 1.200 euro al mese. L’allenatore deve quindi essere titolare di partita Iva e mensilmente emettere la fattura al proprietario del cavallo. L’allenatore deve avere i dipendenti i cd. Artieri che come previsto da un un vecchio contratto nazionale dovrebbero essere 1 ogni 3 cavalli in allenamento. L’allenatore quindi deve essere inquadrato come un professionista come lo sono gli allenatori di calcio, di volley o di qualsiasi altro sport. L’allenatore può essere anche proprietario, guidatore, fantino o allevatore.

Cosa e’ un fantino o un guidatore?

Entrambi sono professionisti, titolari di patente ora rilasciata dal Mipaaf e titolari di partita Iva, che devono fatturare le prestazioni fornite. Sono quindi professionisti come tutti gli operatori sportivi.

Cosa e’ un gentleman?

Un proprietario che ha la passione di ‘guidare o montare’ il proprio cavallo nelle corse riservate alla categoria.

Cosa e’ un allevatore?

L’allevatore e’ un ‘imprenditore agricolo’ come tutti gli allevatori riconosciuti dal Mipaaf e quindi deve essere titolare del riconoscimento del Mipaaf. Deve possedere un terreno agricolo con gli impianti ed i servizi necessari ad ospitare le fattrici, gli stalloni, ed i cavalli nati che di solito restano fino a 18 mesi nel centro di allevamento.

Cosa e’ un artiere?

Un dipendente che deve essere iscritto all’INPS ed il Ministero deve averne la lista aggiornata.

Questi quindi sono gli operatori dell’Ippica: allevatori, proprietari, allenatori, guidatori, fantini, gentleman, artieri ai quali si aggiungono i veterinari, gli addetti anti doping e le Giurie presenti nelle giornate di corse. Poi ci sono le società di corse, in gran parte società di capitale, ma anche associazioni no profit, che devono avere il necessario riconoscimento del Ministero per gestire l’ippodromo ed organizzare le corse.

Per rilanciare l’ippica è necessario iniziare da quanto sopra per poi giungere ad una riforma generale che dovrà tener conto di quanto segue: l’allevamento e’ agricoltura e le corse dei cavalli sono competizioni sportive. I 36 ippodromi attivi sono impianti sportivi a tutto tondo e ben 26 sono di proprietà pubblica: Comune o Regione. Le scommesse con l’ippica ormai da oltre 20 anni non c’entrano più nulla ed e’ gravissimo che ancora oggi se ne parli al Mipaaf ed addirittura nella legge di bilancio si giustifica il taglio dei finanziamenti agli ippodromi a causa del calo delle scommesse. Che poi le scommesse ippiche vadano riformate questo è un altro problema e riguarda in primis MEF ed ADM e ne auspichiamo una profonda riforma, come per esempio è stato fatto con il nuovo totocalcio. Le società di corse sono concessionarie di ADM per la raccolta delle scommesse in ippodromo e sono pronte a collaborare con l’ADM per la migliore riforma.

Istituire una ‘nuova Unire’ o ‘Agenzia’ dedicata all’ippica sotto la vigilanza del Mef e del Mipaaf, riforma sulla quale dovranno lavorare il Governo ed il Parlamento. In merito sono già state presentate in Parlamento tante Proposte che vanno in questa direzione. Nel frattempo costituire una Direzione dell’Ippica all’interno del Mipaaf,come ha dichiarato recentemente il Sottosegretario Battistoni. Istituire un tavolo di lavoro permanente con la presenza della associazioni riconosciute e rappresentative della Filiera (al ministero sono operativi decine di Tavoli ma per l’ippica incredibilmente non e’ mai stato istituito). Sganciare completamente l’ippica dalle scommesse, come peraltro lo sono tutti gli altri sport, sui quali peraltro si scommette moltissimo. Pagamento entro 60 giorni dei premi vinti, con la collaborazione delle società di corse come è stato fatto per oltre 50 anni, a fronte di un adeguato corrispettivo per il servizio svolto.

Adottare la classificazione degli ippodromi prevista dalla legge n. 169 del 1998 che dovrà basarsi su un metodo matematico scientifico come a esempio il modello AHP (si può prendere a riferimento anche il modo con cui viene fatta la. classificazione degli alberghi).

Stipulare un accordo sostitutivo con le società di corse con durata triennale e con un finanziamento adeguato ed in linea con i servizi forniti. Adottare annualmente un Calendario delle corse condiviso con gli ippodromi, che sono gli impianti che lo ospitano. Adottare un decreto di riconoscimento delle associazioni rappresentative degli ippodromi e della filiera.

Aggiornare tutto il sistema informatico dell’Ippica e realizzare e rendere pubblico anche: il censimento e la residenza di tutti i cavalli in attività che peraltro sono già dotati di micro chip e di passaporto; l’ Albo dei proprietari del trotto, del galoppo, degli ostacoli; l’ Albo degli allenatori titolari di patente; l’ albo dei guidatori e fantini titolari di patente; l’albo dei gentlemen titolari di patente; l’albo degli allevatori riconosciuti dal Ministero come
operatori agricoli.

Tutti gli operatori della filiera ippica dovranno essere tesserati e per poter accedere alle scuderie degli ippodromi e nei recinti riservati si dovrà presentare la tessera.

Infine per il rilancio dell’ippica bisogna aggiornare la legge Zaia e prevedere un finanziamento annuo nella legge di bilancio di almeno 200 milioni per monte premi, sovvenzioni ippodromi, costo personale, televisione, pubblicità e promozione, giudici di gara, veterinari, antidoping etc. etc. Prevedere una piccola percentuale a favore dell’ippica su tutte le scommesse raccolte nei 120.000 punti gioco visto che è stata la prima a mettere a disposizione le ‘sue’ 360 agenzie ippiche, simile alla Tassa ‘salva sport’ istituita nel 2020. Una legge sugli ippodromi come e’ stata fatta, anni fa, una legge sugli stadi. Coinvolgere l’ANCI ed i sindaci delle città dove sono presenti i 36 ippodromi ancora aperti (26 ippodromi sono di proprietà’ pubblica), che sono aree preziosissime di tutti i territori. Se venissero chiusi, sarebbe un disastro sociale ed ambientale come purtroppo è già accaduto in tante città vedi Roma, Firenze, Grosseto etc. L’allevamento dei cavalli e’ agricoltura e gli ippodromi sono i teatri dove si svolgono le corse dei cavalli che sono competizioni sportive ed il primo obiettivo da perseguire, tutti insieme, per il rilancio dell’ippica e’ portare tanto pubblico: famiglie, giovani, anziani e bambini negli ippodromi e far crescere la passione per i meravigliosi cavalli. Concludo ricordando una bellissima frase di Mark Twain: ‘Non è bello che tutti si debba pensare allo stesso modo, e’ la differenza di opinioni quella che rende possibili le corse dei cavalli'”.