“È un cane che si morde la coda! È una roulette russa! È una scommessa nella scommessa. Questo è un vero azzardo, un giro di vite sulle nostre imprese che incentiva la compulsività, l’illusione di una vincita, alimentando così di fatto la ludopatia. Le nuove norme introdotte da ADM nel regolamento di gioco sulle scommesse a quota fissa, fanno evincere quanto sia profonda la lacuna che ormai si è generata tra chi dispensa regole e chi gestisce questo tipo di attività con i suoi consumatori. Come distruggere la scommessa sportiva? Un tempo l’importo minimo di giocata era di 10mila lire, poi passammo a 3 euro ed infine con il decreto Abruzzo alle attuali 2 euro”. Così in una nota congiunta il Comitato Donne in Gioco e l’associazione Agire.

Oggi ci chiediamo, giacché l’introduzione di queste norme era ferma nel cassetto da 3 anni, come mai decretare di introdurle così in questo preciso momento storico? Visto il caro energetico, il continuo lievitare dei costi di gestione e di materie prime, come carta, rotoli termici ecc… (come è stato già ampiamente evidenziato, le nostre attività sono impossibilitate nel poter introdurre un innalzamento del costo del prodotto di vendita). La scommessa sportiva, a differenza degli altri giochi, non è calibrabile nel suo payout, la vincita è data dall’abilità dello scommettitore e dalla fortuna. I nostri guadagni – prosegue la nota – sono generati dalle puntate, ma soprattutto dell’utile del periodo commerciale (giocato – vinto – tasse). In questo caso, con la riduzione della giocata minima inevitabilmente si ridurranno gli incassi, già esigui. Con l’introduzione del cash out, poi, verrà meno la figura fondamentale del gestore di sala perché ci sarà una contrattazione diretta del giocatore con le concessionarie. In questo modo verranno meno quelle giocate generate dalle cosiddette coperture. Con questa modifica ci è stato tolto un utile. Dopo 2 anni di pandemia che ci ha visti totalmente chiusi a favore di un mercato illecito e l’introduzione dell’improponibile tassa del 0,50% sul giocato delle scommesse sportive, come faremo a stare dentro ai nostri costi di gestione? Si incentivano la compulsività, le criticità tra clienti ed esercenti, e si alimenta la ludopatia. A che gioco stiamo giocando? Attenzione, le imprese del gioco fisico vanno tutelate. I consumatori vanno tutelati. Il gestore va tutelato poiché è il miglior argine affinché il gioco non possa degenerare in un problema”, conclude la nota.

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