“Abbiamo letto con molta attenzione le dichiarazioni del presidente di A.D.A.S.I. Paolo Lozzi, rilasciate su Jamma il 17 settembre 2020 e ne comprendiamo pienamente le ragioni. Qui non si tratta ovviamente di aprire discussioni in merito alla sentenza che ha ispirato le dichiarazioni di Lozzi, né, tantomeno, sul caso specifico da cui tale sentenza è scaturita. L’episodio denota però l’esistenza di vuoti normativi o di carenze applicative delle norme in vigore entro cui prolifera un’illegalità diffusa, i cui effetti deleteri si riverberano sugli utenti, privati di quella tutela che le norme mirano a garantire, nonché sulle imprese che operano nella legalità, le quali, come appunto rimarcato da Lozzi, soggiacciono anche leggi discriminatorie e penalizzanti”. Così in una nota AsTro.

“Quindi dal legislatore ci si aspetta, oltre all’adozione di quelle leggi e provvedimenti fondamentali per tutelare gli utenti e le generali esigenze della comunità, una maggior valorizzazione delle imprese che operano nella legalità, evitando loro inutili restrizioni e provvedimenti fiscali deliberatamente afflittivi che le pongono in una posizione di obiettiva debolezza, a tutto vantaggio di quelle imprese che, incuneandosi negli spazi vuoti dell’ordinamento, stanno implementando un settore parallelo borderline, altamente redditizio, il quale, oltre a determinare un’indebita distorsione delle regole di mercato, non fornisce alcun contributo alla fiscalità generale ed alcuna tutela al giocatore. C’è bisogno, in buona sostanza, di implementare quel processo di legalizzazione, avviato con le riforme dei primi anni 2000, rimasto incompleto proprio per l’assenza di politiche volte a valorizzare il ruolo di presidio di legalità svolto dalle imprese che a tale processo hanno pienamente aderito.

Il prossimo 24 settembre AS.TRO riunirà il proprio consiglio direttivo nell’ambito del quale il tema della legalità e delle sue nuove declinazioni all’interno dell’attuale contesto di profondi rivolgimenti socio-economici, sarà posto al centro del dibattito. Riteniamo infatti che l’insieme degli operatori del gioco lecito debba iniziare a rivendicare, al cospetto delle istituzioni e dell’opinione pubblica, tutti i benefici che derivano agli utenti e all’intera collettività, dall’esistenza di un gioco pubblico legale. D’altro canto, prendendo proprio spunto dal legittimo disagio manifestato dal presidente di A.D.A.S.I., la politica dovrebbe porsi il problema di non deprimere nel cittadino imprenditore quel senso etico, di giustizia e di appartenenza ad una comunità, che imprimono motivazione allo spontaneo rispetto delle regole in base alle quali tale comunità è organizzata”.