“In riferimento alla puntata del programma televisivo Presa Diretta, andato in onda su Rai 3 il 30 settembre scorso, condotto da Riccardo Iacona, si rendono necessarie opportune precisazioni, se non altro per offrire al conduttore ulteriori spunti di riflessione in merito alla correttezza delle informazioni raccolte sull’argomento, sulle cifre riportate e date in pasto all’opinione pubblica e soprattutto sull’evidente squilibrio che si è generato in una trasmissione a senso unico nella quale a mancare è stato il contraddittorio, o quantomeno l’ascolto e la testimonianza delle imprese di gestione che operano nel settore, di quelle stesse imprese che generano economia, che attraverso il Gioco di Stato, contribuiscono ad incrementare le entrate fiscali e soprattutto creano occupazione. Siamo dunque alle solite, di fronte ad argomentazioni note agli addetti ai lavori e non solo, quando si vuole offrire un quadro esasperato della situazione, rinunciando ad un approccio più analitico su cifre e dati essenziali”. Così in una nota Sapar.

“È inequivocabile, quando si tocca il tasto della spesa complessiva nel comparto del gioco lecito, che la roboante cifra di 107 miliardi di euro possa suggestionare la platea e soprattutto di coloro che intendono introdurre una sorta di proibizionismo sull’intero comparto, alimentando la diffusione del gioco illegale nelle mani della criminalità organizzata. Molto più coerente sarebbe un altro dato, peraltro ben riportato nel rapporto annuale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, in riferimento al monte complessivo delle vincite, che per legge nel 2018 era pari al 70 per cento, successivamente ridotto al 68 per cento con le ultime manovre di bilancio dello scorso anno.

Del tutto inascoltato dal precedente governo giallo-verde l’appello lanciato in più occasioni dalle migliaia di piccole e medie imprese del settore, dei proprietari/detentori e gestori degli apparecchi da intrattenimento sulla ulteriore pressione fiscale esercitata dal Governo sull’intero settore con il reiterato aumento del Preu, incidendo a proprio vantaggio sul gettito fiscale garantito all’Erario. Unico dato corretto, comunicato in trasmissione, è riferito ai 10 miliardi di euro l’anno che entrano nelle casse dello Stato attraverso il Gioco di Stato. Cifra che lo stesso sottosegretario Villarosa, erettosi a paladino del contrasto al gioco d’azzardo, ammette di non poterne farne a meno.

Se così non fosse sarebbe necessaria una ulteriore manovra finanziaria da attuare introducendo un aumento della tassazione a carico dei cittadini. La percezione (volutamente) offerta nel corso della trasmissione in modo unilaterale e acritico appare ancora più evidente, quanto palesemente distorta, nel momento in cui si introduce il tema dell’evasione fiscale e alle infiltrazioni mafiose in un settore ripetutamente esposto a rigorosi controlli. Sarebbe stato più corretto precisare, per onestà intellettuale, che sull’argomento si sono espressi i tecnici del Mef “tenendo separate le questioni afferenti al riciclaggio e alla possibile infiltrazione criminale nel circuito dei giochi pubblici (fenomeni tenuti sotto controllo dai soggetti istituzionalmente deputati) nel circuito permangono aree di evasione connesse all’esercizio illegale delle diverse attività di gioco. Il gioco che si realizza attraverso gli apparecchi con vincita in denaro contribuisce in modo consistente alle entrate erariali nel settore”. Una più che esplicita ammissione del Ministero il quale fa sapere attraverso l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che solo nel 2018 ha effettuato quasi 50mila controlli in prevalenza su apparecchi da intrattenimento.

L’operato dei gestori, vorremmo ricordare al conduttore televisivo e agli ospiti intervistati, è costantemente tenuto sotto controllo con l’obiettivo di proteggere i soggetti vulnerabili e contrastare la diffusione del gioco illegale. Contrariamente a quanto spesso dichiarato da esponenti politici il settore del gioco pubblico non presenta fenomeni di evasione, né il alcun modo può offrire il fianco a valutazione di carattere speculativo che tendono a creare solo confusione. Vi è di più che l’imposizione di provvedimenti restrittivi di natura legislativa attuati da Comuni e Regioni, in riferimento alle distanze delle sale gioco e dei luoghi sensibili, non sortisce alcun effetto terapeutico o dissuasivo ai fini di un più efficace contrasto alla diffusione del gioco patologico. Al contrario, il proibizionismo genera la diffusione del gioco illegale e dunque la impossibilità di esercitare un giusto controllo a tutela dei soggetti più deboli.

Al riguardo una particolare considerazione dovrebbe essere fatta sulla normativa generale auspicata da tempo dagli operatori del settore per la quale era stata trovata una intesa nella Conferenza Stato-Regioni del 2017. Che fine ha fatto il decreto attuativo che il governo avrebbe dovuto emanare? Nulla, se non una vana promessa contemplata anche con l’attuazione del decreto Dignità ma che oggi non trova ancora alcun riscontro.

L’Associazione conferma la propria disponibilità ad un confronto costruttivo come sempre ha fatto, ponendo in essere tutte le azioni e le iniziative necessarie al fine di affrontare con serenità e con spirito di collaborazione le tematiche del settore” conclude Sapar.