Sapar esprime una moderata soddisfazione per l’approvazione della legge regionale del Piemonte

‘La commedia shakespeariana andata in scena per 5 anni e che ha comunque fatto 2500 vittime (i lavoratori del comparto gioco che hanno perso il lavoro, fonte CGIA di Mestre) si è conclusa col botto.

Alla fine dopo 5 anni di sperimentazione il Piemonte si è arreso all’evidenza dei fatti.

Considerando i presupposti da cui si era partiti la scelta di ragionevolezza della Regione Piemonte, grazie anche alle associazioni di categoria, è sotto gli occhi di tutti.

Il distanziometro, pur evidentemente inutile per la lotta alla ludopatia (fonte ISS), non si applicherà in maniera retroattiva.
Le nuove aperture saranno soggette alla distanza minima che varierà da 300 a 400 metri a seconda dei comuni dai luoghi sensibili.

La guerra tra le forze di maggioranza ha però fatto vittime.
Se da un lato infatti le sale dedicate potranno tornare ad operare come nel resto dell’Italia, dall’altro lo scotto di tutto ciò verrà pagato dai bar.

La singolare e sconcertante scelta di non permettere la reintroduzione degli apparecchi da intrattenimento nei bar ma nei tabacchi si, sfugge a qualsiasi ragionevole motivo.

In pratica un bar non può ospitare apparecchi.
Ma un bar che vende anche sigarette si.
Il motivo? Pare nessuno abbia dato una spiegazione.

Anche in funzione del fatto che gli apparecchi saranno forniti di lettore di tessera sanitaria (a presidio dell’età del giocatore) non si capisce perché un bar che non venda la prima fonte di cancro ai polmoni degli Italiani non ne possa usufruire.

Purtroppo il detto “Meglio cornuti che mazziati” potrà non bastare alle migliaia di gestori e lavoratori dei bar, immolati sull’altare del conflitto politico dei partiti di maggioranza.

Cogliamo ovviamente con favore anche le azioni di contrasto alla Ludopatia previste dalla Regione Piemonte per i prossimi anni, ma forse uno sforzo in più per non ghettizzare i lavoratori dei bar nella serie B, poteva essere fatto’ , si legge in una nota.