“Non lo possiamo dire con sicurezza per mancanza di dati ufficiali, ma per trovare un anno peggiore del 2020, sotto il profilo economico, bisogna risalire più o meno al 1944. Lo scorso anno, causa pandemia, i consumi sono crollati di 120 miliardi rispetto al 2019, qualcosa come 2.000 euro a testa se consideriamo anche i mancati acquisti degli stranieri in Italia. Altri nostri partner europei hanno patito perdite analoghe, ma non è possibile fare raffronti. C’è, infatti, una differenza che spesso dimentichiamo, simile a quella che distingue gli effetti di una malattia che colpisce un organismo forte rispetto alla stessa patologia che attacca un organismo debole. L’Italia è quello debole, visto che negli ultimi venti anni il nostro Pil pro capite reale si è ridotto, mentre nell’eurozona è cresciuto a ritmi sostenuti. E non è solo un problema di “numeri”, perché dietro queste abissali distanze ci sono milioni di cittadini, soprattutto giovani, in difficoltà e incerti sul proprio futuro”. Così il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli (nella foto) su Economy.

“C’è poi il drammatico crollo dei consumi, -10,8% l’anno scorso, determinato essenzialmente da tre cause: ripetuti lockdown, di cui uno totale di tre mesi, riduzione di reddito disponibile e aumento del risparmio precauzionale delle famiglie per una sempre maggiore incertezza economica. Dato che questa catastrofe a livello globale è stata provocata dalla pandemia ci si aspetta che, non appena sarà finita, gli italiani torneranno a spendere anche quell’eccesso di risparmio cui ho appena accennato, così come ci auguriamo un massiccio ritorno di turisti nel nostro Paese. Detto questo, è evidente che oggi le priorità sono due. Il contrasto al Covid-19, e il Presidente Draghi appare deciso ad accelerare il piano di vaccinazione, e la difesa del tessuto produttivo che deve resistere fino al momento della ripartenza, anche se, in alcuni casi, i danni della pandemia potrebbero essere purtroppo irreversibili. Per questo, una delle prime misure da mettere in campo al più presto è un vero e grande piano di indennizzi rapportati alle perdite subite dalle imprese nell’intero 2020. Intervento, questo, indispensabile per superare uno dei maggiori ostacoli alla ripresa nell’anno in corso e cioè la concentrazione della caduta verticale dei consumi per alcuni importanti settori: commercio non alimentare, in particolare vestiario e calzature, trasporti, ricreazione, spettacoli, convivialità e cultura, alberghi, bar, ristoranti e viaggi. E vengo al “capitolo” turismo.

La forza della filiera turistica ha sostenuto sempre più il nostro Pil, anche attraverso la voce “servizi” della bilancia dei pagamenti. È arrivata l’ora — non più rinviabile – di preparare un ampio piano strategico sul turismo in vista del ritorno alla normalità. Perché, se è vero che la manifattura ha contribuito ad evitare un calo a doppia cifra del Pil nel 2020, il terziario di mercato, e il turismo in particolare, possono e devono essere i protagonisti della ripresa e di una crescita robusta e duratura. Intanto il 2021 si è aperto peggio delle aspettative, con un primo trimestre ancora debole. Poi, molto dipenderà dalla capacità di cominciare a riformare la nostra economia con l’accompagnamento dei necessari investimenti. Voglio ricordare che sarà difficile raggiungere l’obiettivo del 6% di crescita che aveva previsto il precedente governo. Ci aspetta, dunque, una ripresa tutta in salita che va costruita con coraggio e determinazione. Sono, dunque, indispensabili le riforme mai realizzate, a cominciare da quella del sistema tributario per ridurre e semplificare le tasse. E poi più investimenti per rilanciare la crescita e più Europa. Perché l’opportunità che abbiamo di programmare un futuro diverso è proprio quella di usare al meglio i fondi della Next Generation Eu. Non dimentichiamolo”.