“Gent.ma Dott.ssa Re David, leggendo le Sue dichiarazioni rilasciate nel corso dell’assemblea nazionale della FIOM sul Mezzogiorno, tenutasi durante la Festa della FIOM di Napoli (riportate dal sito Jamma.it in data 13 settembre 2019), in qualità di Presidente di un’associazione di rappresentanza delle imprese operanti nel settore del gioco legale, sento la necessità di evidenziare alcune questioni che reputo rilevanti.

In primo luogo, se da un lato si può condividere l’amarezza di chi assiste alla progressiva desertificazione delle zone industriali, dall’altro non può che essere reputata fuori luogo l’idea di attribuirne la responsabilità all’apertura di sale giochi: così si perdono di vista le vere ragioni del fenomeno che si intende denunciare e risolvere. Peraltro, il ragionamento è viziato dalla convinzione che, se ci si trovasse al cospetto di una fiorente presenza di capannoni dedicati al commercio e/o alla produzione, le sale giochi sarebbero assenti dalle zone industriali. Un serio approfondimento del fenomeno, Le avrebbe inoltre consentito di appurare che il crescente insediamento di sale giochi nelle zone industriali non è il frutto di una valutazione di convenienza da parte degli imprenditori del gioco – e tantomeno una conseguenza della chiusura delle fabbriche -, ma solo di una scelta obbligata, pena la chiusura delle aziende dedicate all’esercizio del gioco.

Infatti, negli ultimi anni si è diffusa una normazione, a livello regionale e comunale, che ha in sostanza inibito la presenza di sale giochi nei centri urbani, costringendo così gli imprenditori a delocalizzare verso le zone periferiche delle città, zone spesso destinate, per l’appunto, agli insediamenti industriali. Si tratta di tutte quelle disposizioni che impongono una elevata distanza minima delle sale da gioco da un nutrito elenco di luoghi c.d. sensibili (tra cui spesso vengono fatti rientrare anche i cimiteri e le caserme, tanto per dare l’idea). Desta inoltre sconcerto l’equivalenza, da Lei affermata come dato assoluto, tra l’esercizio dell’attività di gestione di sale giochi e l’attività di riciclaggio. Dimostra così di ignorare che il settore del gioco legale risulta essere, giustamente, un comparto economico sottoposto a normative e controlli che, quanto a severità, non hanno uguali nel sistema economico nazionale.

Ed in tale ambito si distinguono, per particolare rigore, gli adempimenti richiesti agli operatori del gioco in materia di normativa antiriciclaggio. Certo, questo non esclude che anche il settore del gioco legale sia completamente immune dai fenomeni legati al riciclaggio. Ci permettiamo però di suggerirLe di rivolgere la Sua attenzione verso il settore del gioco clandestino (purtroppo tuttora esistente) che, a differenza di quello legale, trova invece la sua ragion d’essere e la sua mission proprio nella attitudine a poter essere al servizio di qualsiasi attività strumentale e collaterale della “imprenditoria” criminale.

Pertanto, chi propugna l’abolizione del gioco legale, che come prima conseguenza determinerebbe appunto l’espansione incontrollata di quello clandestino (come è testimoniato dall’esperienza anteriore alla riforma che ha condotto alla legalizzazione), pur se motivato dalle più nobili intenzioni morali, si fa complice involontario dell’espansione di quei fenomeni degeneri che intenderebbe eliminare. Non può, inoltre, essere sottaciuto che dalle persone che, come Lei, svolgono incarichi di rappresentanza di interessi pubblici, in ambito sindacale o politico, ci si aspetterebbe che, nel momento in cui vengono a conoscenza di fenomeni criminali, non esitino a denunciarli agli organi competenti affinché questi provvedano a perseguirli.

Le dichiarazioni da Lei rilasciate non fanno poi che alimentare quel diffuso clima di caccia alle streghe che, mediante interventi normativi e di ostracismo politico, sta determinando la chiusura di numerose imprese legali sull’intero territorio nazionale, con evidenti ripercussioni sui livelli occupazionali. Ma, evidentemente, Lei considera i dipendenti di queste imprese come persone non meritevoli di tutela e rappresentanza, sottintendendo che nell’ambito della sua attività sindacale esista una distinzione tra lavoratori di serie A e di serie B. Come associazione di rappresentanza delle imprese del settore del gioco, impegnata a mantenere alti i livelli di legalità del settore, auspichiamo che Lei, oltre a rilasciare generiche dichiarazioni tese ad infamare un intero settore, si attivi concretamente, sulla base delle informazioni specifiche in suo possesso, a consentire la repressione dei comportamenti per ora denunciati solo a parole.

In alternativa, Le chiediamo cortesemente di fornirci le concrete informazioni che hanno motivato il suo intervento, così da consentirci di perseguire la nostra battaglia di legalità, prendendoci noi l’onere di sporgere le necessarie denunce alla Procura della Repubblica.
RingraziandoLa anticipatamente per il suo auspicabile contributo fattivo, porgiamo i migliori saluti”.

Il Presidente di A.Tro-Assotrattenimento2007
Avv. Massimiliano Pucci

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