Di seguito l’intervento del Presidente ACADI, avvocato Geronimo Cardia.

  • Il ruolo della filiera nel sistema concessorio per la tutela della legalità e degli interessi generali

Nel Paese abbiamo una fitta rete normativa di compliance sui soggetti e sulle operazioni.

Una fitta rete normativa di compliance sui soggetti del gioco vuol dire mettere nelle condizioni le autorità investigative di stanare ogni forma di infiltrazioni da parte della criminalità organizzata.

Una fitta rete normativa di compliance sulle operazioni del gioco vuol dire mettere a disposizione un prodotto controllato ma soprattutto misurato a beneficio dell’utente (salute e risparmio), che scalza l’offerta illegale (ordine pubblico), dal quale ritrarre gettito da emersione (erario), che ha creato e può far avanzare un intero comparto di imprese e tanti posti di lavoro (impresa e lavoro).

Ma le norme senza chi le applica non servono a nulla. Di qui la forma di collaborazione delle filiere che a sistema consentono quotidianamente il perfezionamento degli obiettivi.   Il sistema delle autorizzazioni 86 dai Comuni, 88 dalle questure, del Ries da AGN, dell’Antiriciclagio per l’UIF e Banca d’Italia, della tracciabilità dei flussi finanziari, della distribuzione dei prodotti hardware e dei prodotti software.

L’ordinamento giuridico chiama e le filiere nel sistema concessorio rispondono.

  • La filiera così come il sistema concessorio sono penalizzate da diversi corto circuiti che vivono all’interno dell’ordinamento giuridico che a loro volta sono in grado di creare pregiudizio nei confronti degli interessi generali.

Il corto circuito dei corto circuiti è la questione territoriale che rappresenta il bandolo della matassa.  Né le norme nazionali (tentativi falliti di riordino) né la sede giudiziale (mancate rimessioni alla Corte Costituzionale) hanno dato al momento una risposta concreta.

Solo un processo bottom-up sta funzionando: 12 regioni su 21 hanno fatto dei revirement.

Ma con grande fatica (sotto termine, in un clima di totale incertezza) ed in misura insufficiente.  Ci stiamo confrontando con cancellazioni di interi territori e grandi difficoltà: le province di Trento e Bolzano, Marche, le difficoltà del Lazio etc.

  • Il Riordino va fatto principalmente per risolvere la questione territoriale, per introdurre misure adeguate di tutela degli utenti, assicurando un equilibrio tra punti specializzati e generalisti finalizzato allo sblocco delle gare.

La Commissione sul Gioco della scorsa legislatura lo ha detto ma in maniera non così chiara e netta: le norme del territorio non sono solo disomogenee (potrebbero esserlo per la Costituzione) le norme del territorio per come scritte oggi hanno un errore tecnico che va rimosso perché di fatto impedisce di tenere o mettere a terra i punti di gioco pubblico.  

Occorre un meccanismo regolatorio risolutivo come quello dell’Intesa del 2017, voluta dal legislatore nazionale a dicembre 2015.

Va tolta la tessera sanitaria (che sottrae gettito da emersione e non risponde allo scopo) e va messo il registro di autoesclusione alimentabile dai familiari (per dare una vera tutela al posto dei distanziometri espulsivi) ma lo vediamo bene dopo.

Con il Riordino non si deve fare poi l’errore che nell’azione di razionalizzazione si pregiudichi l’equilibrio a terra tra rete generalista e rete specializzata. Non foss’altro che per evidenti esigenze di gettito, per il gran lavoro delle filiere e delle forze occupazionali coinvolte e per continuare ad assicurare un presidio concreto e quindi capillare di legalità sui territori.

Senza Riordino le gare (che gli operatori vorrebbero fare sia ben chiaro) non possono essere fatte per una responsabilità ascrivibile al 100% ai corto circuiti dell’ordinamento giuridico.

  • Nel frattempo va data stabilità alle filiere ed al sistema concessorio nella sua interezza e lo strumento è quello delle proroghe, la cui onerosità tenga conto dello stato di emergenza generalizzato e specifico del settore.

I tempi del Riordino sono lunghi, bisogna parlarsi chiaro. Delega, Decreti legislativi delegati. Si fa in tempo a chiudere tutti.

Occorrono le proroghe delle concessioni in scadenza.

La situazione è kafkiana, quindi paradossale e angosciante, da un lato, e riconosciuta come status quo, dall’altro. Quando lo squilibrio diviene equilibrio, quando la patologia diviene fisiologica, quanto l’eccezione diviene la regola.

Tutte le concessioni con più assegnatari sono scadute, sono vittime di provvedimenti di proroghe a rinvii limitati ed hanno termini di scadenza diverse.

ConcessioneScadenza
Giochi online31/12/2022
Sale Bingo31/03/2023
Apparecchi da gioco AWP e VLT29/06/2023
Sale e punti Scommesse30/06/2024
Lotto e 10eLotto30/11/2025
Gratta&Vinci e lotterie nazionali30/09/2028
GNTN – Superenalotto01/12/2030

Occorre individuare un riallineamento delle scadenze delle proroghe delle varie verticali distributive dei giochi agendo immediatamente non solo per le concessioni del gioco a distanza ma anche e soprattutto per bingo ed apparecchi e vlt.

Altro tema è quello dell’onerosità. Le proroghe non dovrebbero essere onerose per il fatto che le stesse sono causate dall’inefficienza ed inadeguatezza dell’ordinamento giuridico, dai suoi corto circuiti.

Nel caso fosse ritenuto imprescindibile il requisito dell’onerosità si dovrebbe certamente tenere in considerazione sia per la quantificazione dell’ammontare, sia per la tempistica dei versamenti del reale stato di crisi determinato dalle condizioni congiunturali nazionali e internazionali che riguardano tutti gli operatori di tutti i comparti (situazione post pandemica, aumenti di materie prime, aumenti di costo del gas, aumenti del costo dell’energia, aumento dell’inflazione che ha raggiunto i due mesi) e dalle condizioni di crisi che specificamente aggravano le filiere e gli operatori del comparto (chiusura per la sostanziale totalità del periodo pandemico, da un lato, ed impossibilitò di riversare sui prezzi di vendita gli aumenti dei costi di tutti gli approvvigionamenti e gli effetti dell’inflazione).

  • Nel frattempo va stoppata ogni forma di aumento di tassazione sul comparto.

La continua ricerca di gettito negli anni ha portato a sistematici aumenti di tassazione del gioco che a differenza di altri casi non consentono di essere scaricati sul prezzo di vendita del prodotto di gioco, riducendo i margini di remunerazione dell’attività della filiera del sistema concessorio ai minimi di sostenibilità.  Lo ha affermato l’ufficio parlamentare di Bilancio già dal 2018 prima dei pure numerosi ulteriori aumenti di tassazione che inspiegabilmente si sono poi susseguiti nel tempo, anche in periodo di pandemia.  Peraltro in periodi pandemia si è verificato unica caso al mondo di provvedimento legislativo di aumento di tassazione ad un comparto che peraltro è rimasto chiuso più degli altri.

Senza contare che aumentando le tasse sulle vincite diminuisce il gettito erariale perché, rimanendo la spesa sempre la stessa, a diminuire è il rigioco e dunque la base imponibile del preu.

Aumentare le imposte sul gioco oggi comporta insostenibilità, da un lato, e perdita di gettito erariale, dall’altro.   Anche qui il paradosso diviene la regola.

  • Nel frattempo vanno date risposte concrete per il contrasto al disturbo da gioco d’azzardo.

Non sono i distanziometri espulsivi né le limitazioni di orari asfisianti che contrastano il DGA.

Così come non è la tessera sanitaria che tiene lontani i minori dal gioco pubblico posto che essa l’unico effetto che sta determinando è tenere lontano dal gioco coloro che fisiologicamente non la detengono ( gli stranieri) coloro che temono di essere tracciati nelle loro capacità economiche di spesa(nonostante l’emersione del gettito sia uno degli obiettivi della regolamentazione).

Occorre piuttosto introdurre strumenti di accesso alle sale e regolamentare il registro di auto esclusione alimentabile anche dai familiari, come peraltro non solo previsto per l’on line ma anche condiviso unanimemente dalla dottrina.

  • Nel frattempo vanno date risposte concrete per evitare che le banche non facciano aprire o chiudano i conti correnti alle filiere del sistema concessorio per il de-risking ingiustificato.

Altrettanto paradossale è il corto circuito normativo che affligge i rapporti delle filiere del comparto con il mondo bancario.

E’ stato detto sia a livello europeo (dall’EBA) sia a livello parlamentare (dal Governo in risposte precise ad interrogazioni parlamentari) sia dalla Banca d’Italia (a seguito di istanze formulate da associazioni di categoria): la pratica del de-risking ingiustificato che affligge il comparto va rimosso con gli strumenti indicati dall’EBA.

Quali sono? Il più semplice è quello di una circolare interpretativa della Banca d’Italia con evidenza delle specificità delle norme di compliance esistenti del settore che consentirebbero il superamento con successo delle verifiche rafforzate operate dalle banche sui soggetti del comparto.  Sui contenuti delle ragioni si è scritto tanto ed agli articoli si rinvia.

  • In teoria, la manovra di bilancio per le imprese le famiglie sarebbe stata presto fatta.  Il Governo ha avuto grande possibilità che da gennaio non dovrebbe farsi sfuggire ulteriormente.

Il Governo potrebbe di qui a fine anno concepire un provvedimento articolato di politica economica, fiscale, sanitaria e di ordine pubblico in un colpo solo.

Si potrebbe, infatti, prevedere in un solo provvedimento:

(i) la calendarizzazione di un Riordino che abbia come obiettivo di rimuovere la questione territoriale, razionalizzare la distribuzione assicurando l’equilibrata distribuzione tra esercizi generalisti ed esercizio specializzati, prevedendo strumenti di reale contrasto al DGA (con questo dando una prospettiva di stabilità al settore).

In questo modo si farebbe ordine nell’ordinamento giuridico che riguarda il comparto, non si porterebbe gettito nell’immediato ma si getterebbero le basi di prospettiva stabile per evitare di perderlo per la cancellazione dell’offerta da interi territori (come attualmente dalla Provincia di Trento, dalla Provincia di Bolzano ed in prospettiva dalle Marche);

(ii) l’allineamento delle proroghe (non solo dell’on line!)  per un tempo congruo per ultimare il Riordino (sarebbe serio subordinare il termine delle proroghe all’entrata in vigore ed efficacia del Riordino) prevedendo un’onerosità che in termini quantitativi e di tempistica di versamenti tenga conto dello stato di crisi esistente.  

In questo modo si farebbe ordine nell’ordinamento giuridico che riguarda il comparto e si consentirebbe di mettere in sicurezza il gettito da dicembre 2022 per l’on line, da marzo 2023 per il bingo e da giugno 2023 per apparecchi e vlt etc., da un lato, e di programmare la raccolta (futura) di ulteriore gettito per la (non eccessiva) onerosità delle proroghe.

(iii) fermare ogni istinto primordiale di aumento di tassazione del gioco, posto che gli aumenti sono ormai insostenibili, da un lato, e se questi riguardano le vincite si ottiene l’effetto contrario della perdita di gettito erariale, dall’altro.

In questo modo si farebbe ordine nell’ordinamento giuridico che riguarda il comparto e si consentirebbe di mettere in sicurezza il gettito eistente;

(iv) la cancellazione della tessera sanitaria (e la previsione dello strumento di accesso alle sale con documento nonché anche per altre verticali distributive di gioco del registro di autoesclusione alimentabile anche dai familiari).

In questo modo si farebbe ordine nell’ordinamento giuridico che riguarda il comparto e, senza pregiudicare il controllo sui minori, si recupererebbe il 30% del gettito erariale perso strutturalmente dal 2020 con le video lotterie.

(iv) l’istituzione del tavolo tecnico presso il Mef tra Uif, Banca d’Italia, ADM, sentite le associazioni di categoria, con l’obiettivo di individuare e predisporre gli strumenti per la rimozione del de-risking ingiustificato ostativo alla aperura o al mantenimento dei conti correnti per gli operatori del settore.

In questo modo si farebbe ordine nell’ordinamento giuridico che riguarda il comparto e, si eviterebbe di perdere gettito atteso a causa di ormai conclamate inefficienze di sistema.

  • Ma c’è la volontà politica?

Governo, Parlamento e Conferenza delle Regioni possono mettere la prua sulla soluzione.  Anche contribuendo a mettere la parola fine all’estenuante lavoro che si sta svolgendo nelle aule dei Tribunali.

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