“Sono 2,7 milioni i lavoratori italiani che oggi tornano nelle fabbriche e negli uffici. Il primo banco di prova sarà la verifica del funzionamento del protocollo per il distanziamento sociale messo a punto da imprese e sindacati. Ma oltre al rispetto del distanziamento sociale c’è un secondo problema da risolvere in fretta, quello della filiera produttiva. Senza quello che un tempo si chiamava l’indotto, l’esercito di piccole aziende che fornisce parti e servizi agli stabilimenti di assemblaggio finale, nessun settore manifatturiero è ormai in grado di reggere.

Un tema cruciale è quello della liquidità. Senza flussi di cassa non si riescono a pagare le rate degli investimenti, gli stipendi ai dipendenti. E se non si sblocca la catena, non riusciamo a far ripartire il sistema”. Così Carlo Robiglio (foto), vicepresidente di Confindustria e presidente di Piccola Industria questa mattina nello speciale “L’Italia riparte” su Repubblica.it.

Da qui la richiesta di Confindustria di un flusso consistente di liquidità alle piccole imprese. Lo Stato si è fatto garante presso il sistema bancario ma gli istituti di credito non si danno da fare, bloccano comunque i pagamenti nonostante le garanzie pubbliche. Servirebbero circa 15 miliardi entro fine aprile. Una cifra considerevole. Che rischia di aumentare. Il Centro Studi ha calcolato che se il blocco continuerà nei prossimi mesi, entro fine giugno i soldi necessari per evitare lo stop del sistema diventerebbero 31 miliardi. Che salirebbero a 57 se l’effetto dell’epidemia si facesse sentire fino a fine anno. Cifre che Confindustria porterà nei prossimi giorni in Parlamento.