Ristori e credito sono stati i temi al centro dell’incontro che Sergio Silvestrini, segretario generale della CNA, ha avuto con il sottosegretario al ministero dell’Economia, Alessandra Sartore.

Per quanto riguarda i ristori, Silvestrini ha presentato alla sottosegretaria i risultati dell’indagine realizzata dal Centro studi della Confederazione su un campione di 12mila imprese con fatturato fino a cinque milioni di euro. Da questa indagine emerge che oltre l’80% delle imprese della manifattura e dei sevizi ha registrato nel 2020 una perdita media superiore al 27% rispetto al 2019. Sulla base di tali risultati CNA ha apprezzato la correzione del meccanismo che guidava l’erogazione dei contributi a fondo perduto, non più basato sui Codici Ateco ma sulle perdite effettivamente patite dalle imprese anche quando operano in settori che hanno dato prova di maggiore resistenza alla crisi economica innescata dalla emergenza sanitaria. Bene anche l’abbandono di un arco temporale di riferimento breve per misurare la perdita, utilizzato nel Decreto Ristori per il mese di aprile 2020. E bene anche le percentuali di indennizzo differenziate in relazione alla dimensione dell’impresa. Tuttavia la quota di imprese che avrà accesso al beneficio dei contributi a fondo perduto che supera la soglia delle perdite del 30% rimane bassa.

La maggioranza delle imprese, pur avendo registrato una significativa flessione del fatturato, sarà esclusa comunque dai nuovi indennizzi. Va evitata, allora, la tagliola del 30%  – ha chiesto Silvestrini – sostituendola con un meccanismo di “decalage” che riduca il beneficio da una certa soglia fino ad annullarlo. Ma non basta. Serve un segno di forte discontinuità aggiungendo all’attuale dotazione altre sostanziose risorse e introducendo nuove modalità nella erogazione degli aiuti rispetto agli interventi dello scorso anno.

Sul fronte del credito, per la CNA le misure adottate per sostenere la liquidità delle imprese (moratoria e potenziamento delle garanzie) sono state efficaci, ma ora bisogna supportare il ritorno graduale alla normalità, pena il passaggio dall’emergenza liquidità a quella della solvibilità.

Vanno prorogate le misure straordinarie almeno sino alla fine dell’anno e, contemporaneamente, devono essere attenuate alcune rigidità del quadro regolamentare europeo, a partire dalle nuove regole sul “default”.

L’Italia deve, altresì, chiedere all’Europa il superamento del limite dei 72 mesi per la durata massima dei finanziamenti garantiti. E vanno  individuati strumenti in grado di sostenere la rinegoziazione delle esposizioni bloccate con la moratoria, per preservare le centinaia di migliaia di imprese che vi hanno fatto ricorso.

È urgente, inoltre, una rivitalizzazione, in termini di ruolo e funzioni, del sistema dei Confidi, che anche nelle fasi più concitate di questa crisi ha saputo sostenere al meglio le esigenze del mondo della micro e della piccola impresa, sopperendo spesso alle carenze di altri soggetti.